Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“Che solo amore e luce ha per confine”

(Par. XXVIII)

(M. Rothko)

«In quel tempo, la donna Samaritana disse a Gesù: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». [Gv 4,19-24]

Agli uomini piacciono i confini. E piacciono i recinti. Rendono la vita più facile e comoda. Aiutano a distinguere con semplicità il di-qua e il di-là, il dentro e il fuori, il buono e il cattivo, il “si deve” e il “non si deve”.

Così, abbiamo costruito recinti anche per quello che non è recintabile. E abbiamo pensato il “sacro”. Lo abbiamo “separato” da tutto il resto. Abbiamo cominciato a considerare uno spazio sacro, un tempo sacro, un oggetto sacro e persino una persona sacra. Il Tempio di Gerusalemme rispondeva esattamente a queste considerazioni. Il Santo dei Santi era il luogo della presenza di IHWH. Era uno spazio vietato, separato anche dal resto del Tempio. Lì abitava la “gloria” del Signore. Chi voleva pregare poteva andare al Tempio ed era certo” di trovare il Signore. I Samaritani ritenevano, invece, che il “luogo” della presenza divina fosse

il monte Garizim. Il luogo, la terra assumevano una importanza soverchiante, che creava separazioni e conflitti. L’importante era garantirsi il “controllo” del sacro, con tutte le regole e le gerarchie connesse. E tutto il potere che ne derivava.

“Né su questo monte, né a Gerusalemme”. È una risposta spiazzante. Il “luogo” della preghiera non è qui o lì, il luogo della preghiera è un “non-luogo”. “Spirito e verità” vuol dire riconoscere una alterità e una prossimità. Anzi, è tanta la prossimità che sembra totale alterità. “Spirito” non è una categoria filosofica contrapposta a “carne” o a “materia”. Queste non sono categorie bibliche. Lo “spirito” è ciò che di divino abita nell’umano. È il soffio vitale. È il vento che soffia dove vuole. Non è evanescenza impalpabile o sensazione emotiva. È, semmai, la concretezza dell’umano che diventa “luogo” in cui incontrare Dio. “In interiore homine habitat veritas” afferma s. Agostino (De vera religione, XXXIX, 72) “la verità abita nell’uomo interiore”, “non andare fuori, torna in te stesso”, continua Agostino.

Non c’è un qui o un altrove in cui poter identificare il luogo dell’incontro. Il “luogo” è il cuore del cuore dell’essere umano. È “intimior intimo meo” (Agostino, Confessioni, III,6) “più intimo del mio intimo”. È tanto vicino da essere abisso mai totalmente raggiungibile. Lo “spirito” e la “verità” di Dio sono l’amore con cui siamo amati e con cui amiamo. “Perché Dio è amore” (1Gv 4,7-12) e non c’è altro luogo che amore, non c’è altro modo che amore, non c’è altra verità che amore.

E non c’è altro che ciò che l’amore genera. In questa concretezza è possibile sfuggire alla trappola dell’intimismo che pretende di accreditare la sensazione e l’emotività come luogo di relazione con Dio.

La concretezza di ciò che amore genera è relazione amorosa. È comunità. È condivisione.  Non è contrapposizione fra istituzione e spiritualità personale; è, semmai, l’affermazione della intima relazione fra le due realtà.

E quando l’amore afferma se stesso con la morte di Gesù sulla croce, i vangeli ci dicono che il “velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo”. Quel velo che separava il luogo della presenza divina da tutto il resto è squarciato. È la fine del sacro. È la fine della separazione. È lo “svelamento”. L’amore ha invaso la storia e ha imbevuto di sé tutte le terre, cancellando i confini tracciati, anche quelli fra Dio e l’uomo.

“Spirito e verità” restano ancora mistero, restano ricerca, restano domanda. Restano via tracciata.

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