di Fabrizio Centofanti
Massimiliano Bardotti ci offre un altro dei suoi doni: spiegare con la poesia la vita. E anche la morte. Le prime pagine sono gravide di un ribaltamento che ci invita a vedere il passo finale da un’altra prospettiva, un viaggio dalla paura alla speranza. Non si tratta di una rassegna di versi cristiani, anzi, spesso la parola decisiva proviene da un ateo, da un cosiddetto lontano, cosa che, del resto, accade anche nel Vangelo: chi non ricorda il dialogo di Gesù con la donna cananea, inaugurato da uno scioccante “non le rivolse neppure una parola”? Eppure, il Cristo ne elogerà la fede, al di là dei confini stabiliti da credenze e religioni. Ciò avviene – anche e soprattutto – nella poesia, laboratorio di bellezza, porta eternamente aperta sul mistero. Rumi, Claudio Damiani, Emanuel Carnevali, sono alcune delle voci che si prestano a sondare l’invisibile, a scoprire la vita nella morte, la speranza nel cuore stesso della disperazione.
La poesia può trasformare il male in bene. Può dare vita là dove tutto sembra finito. Perché ciò accada, è necessaria la “certezza dell’amore”, come scrive Tagore:
“Dammi il supremo coraggio dell’amore.
Questa è la mia preghiera:
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temprami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza dell’amore.
Questa è la mia preghiera:
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l’offesa,
ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
Dammi la forza di amare
sempre e ad ogni costo”.
(Tagore, Il coraggio e la certezza dell’amore)
È il dono di vedere Dio in tutto, anche nelle più piccole cose:
“Sì, lo so, non è nient’altro che il tuo amore
questa luce dorata che danza sulle foglie,
queste pigre nubi che veleggiano nel cielo,
questa brezza che passa lasciando
la sua freschezza sulla mia fronte.
La luce del mattino m’ha inondato gli occhi:
è questo il tuo messaggio al mio cuore.
Chini il viso, i tuoi occhi fissano i miei occhi,
e il mio cuore ha toccato i tuoi piedi”
(Tagore, La luce).
La poesia è il necessario. Rievocando il Rilke delle Lettere a un giovane poeta, Bardotti scrive:
“E ‘confessatevi se sareste costretto a morire, quando vi si negasse di scrivere’: qui parliamo di scrittura, ma vale per qualunque cosa si voglia fare nella vita, è così per qualunque chiamata, per qualunque vocazione”.
Bardotti arriva a dire che la vita è poesia e che il nostro compito è solo quello di ascoltare attentamente. È la premessa dell’amore vero, che viene indagato non solo col supporto dei testi sacri, ma anche dei versi dei poeti, fino a riconoscerne la natura di miracolo. Fino a dichiarare che, senza l’Amore, la vita che viviamo non può essere la nostra.
Massimiliano Bardotti, Ma il bene resiste, Edizioni della Meridiana 2026


Grazie con tutto il cuore, sono parole per me commoventi, per un libro al quale tengo infinitamente…
Grazie a te, Massimiliano, per questo ennesimo, prezioso dono!
Un testo profetico, oltre che poetico…cosa c’è di più urgente nella nostra società di riscoprire il miracolo dell’amore vero?
E questa bella recensione aumenta ulteriormente il desiderio di leggerlo.
Grazie ad entrambi!
Oramai da anni riconosco alla poesia un potere salvifico e curativo. Spesso mi ha aiutata ad attraversare la notte.
“Ma il bene resiste” e’ senza dubbio un libro da leggere quanto prima.
Grazie per l’illuminante suggerimento.
“Ascoltare attentamente”.
Aprire la finestra del cuore, spalancare la porta dell’Amore. Sentire l’impercettibile, anche quando sembra impossibile.
Grazie!
Grazie a tutti per l’attenzione, preziosa! Se leggerete il libro fatemi sapere!