La poesia è per me, da sempre, uno dei più grandi misteri della nostra esistenza, che è tutta permeata dal mistero. Una delle cose che più mi affascinano è proprio la relazione fra il poeta, la poetessa, e la poesia. Nelle tradizioni orientali simbolo della poesia sono le foreste di bambù. Quando soffia il vento le canne di bambù emettono suoni meravigliosi, un incanto che forse nessuno strumento musicale e nessun musicista sono in grado di eguagliare. Le canne sono vuote, e di per sé incapaci di emettere alcun suono. Il vento soffia dove vuole e quando vuole, ma sa trasformarsi in meravigliosa musica solo grazie alle canne di bambù.
Il bambù è il poeta. Il vento l’ispirazione.
Questo incontro capace di generare meraviglie non si può forzare, non si può esigere, si può solo provare a favorirlo.
La poesia è evidentemente più grande di me, c’era già quando sono arrivato su questa terra, ci sarà quando me ne andrò. Qualcosa che, esattamente come l’amore, è dentro tutte le cose, invisibile e sacra.
Sapete di quel monaco che chiese alle pietre, alle piante, a tutte le creature che incontrava sul suo cammino di smettere di cantare? Altrimenti non sarebbe mai arrivato a destinazione, perché la meraviglia di quel canto lo incantava al punto di interrompere il suo cammino, per ascoltarlo.
Così si conclude il Salmo 64: “Tutto canta e grida di gioia”. Tutto canta, tutto. Il poeta lo sa e vuole farsi antenna, orecchio di quel canto, e cantare senza sosta tutta la bellezza che nessun altro vede. Cercare, scovare la bellezza ovunque. Soprattutto dove tutti dicono non poterci essere. Farsi voce di quel che è detto impossibile, e realizzarlo nel canto. Turoldo parlava del poeta e della poetessa come esseri viventi in ascolto di ogni voce, di ogni suono, del canto delle galassie, della pietra, del crescere segreto di un filo d’erba. In ascolto soprattutto dei silenzi di Dio.
Questo svuotarsi di sé affinché qualcosa di più grande, qualcosa di infinito possa cantare attraverso di noi.
Esattamente come il vento e le canne di bambù…
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Bisogna proprio aver cura degli esseri nascosti,
di chi svanisce, evapora, di chi chiude gli occhi
per non essere visto, di chi si acquatta, si inginocchia
di chi scivola via per non dare fastidio.
Di chi mai celebra se stesso anzi dimentica
la propria posizione, il proprio centro.
Di chi abbassa gli occhi, la testa.
Di chi la bastonata aspetta mansueto, e guaisce.
Di chi per nulla al mondo mai, reagisce.
Ci vuole, è necessario, il quotidiano
pensiero per i morti che nessuno pensa mai.
Per i dimenticati di ogni terra e tempo.
Bisogna prendere un libro di poesie
proprio di quelli meravigliosi
e ogni giorno cantare una poesia
per tutti quelli per i quali nessuno canta mai.
Per gli scomparsi, gli sbiaditi
per quelli troppo seri che hanno riso poco
per i disperati assottigliati in fondo a qualche letto
per chi famiglia ha fatto con le pulci,
e per le pulci stesse, anche per quelle.
Chi sa pregare preghi, c’è bisogno d’ogni voce.
Si accendano ceri per i mai accaduti.
Per gli sconosciuti misteriosi.
Senza perdere più nemmeno un minuto
si amino tutti gli invisibili, come se l’occhio li vedesse.
Si ami chi non c’è mai stato, chi era qui un attimo fa
e ora è dileguato. Si ami il nemico, l’inatteso, l’imbranato,
il maldestro, il disastroso, lo scontroso, l’impacciato.
Chi proprio sa che non ci sa fare, chi da nessuno è stato amato mai.
Ora. Sempre. Si ami l’inamato, l’eterno inavverato.
(Tratto da: La disciplina della nebbia, peQuod Ed. collana Portosepolto)
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Massimiliano Bardotti? (1976) è nato e vive a Castelfiorentino.
Poeta, è presidente dell’associazione culturale Sguardo e Sogno, fondata da Paola Lucarini.
Pubblica tra gli altri: Il Dio che ho incontrato (2017 Edizioni Nerbini), Diario segreto di un uomo qualunque, appunti spirituali (2019 Tau Edizioni), La terra e la radice (2021 Puntoacapo Ed), La disciplina della nebbia (2022 peQuod Ed collana Portosepolto).
È curatore della collana poetica Fuori Stagione, insieme a Gregorio Iacopini e Serse Cardellini.
Accompagna Luca Pizzolitto, che ne è fondatore, nella direzione della collana poetica Portosepolto (peQuod Ed).
Nel 2017 a Castelfiorentino dà vita a: “La poesia è di tutti”, percorso poetico e spirituale, presso l’ass. cult. OltreDanza. Dal 2018 conduce: “L’infinito, la poesia come sguardo: Ciclo di incontri con poeti contemporanei” al san Leonardo al Palco di Prato.
Dal 2018 è docente per “L’accademia Gemino Formazione” di Gorizia, per la quale conduce esperienze laboratoriali e letture poetiche.
Dal 2022 cura, insieme al poeta Valerio Grutt, la Scuola Annuale di Poesia (La parola, l’ispirazione, la voce) ideata da Valentina Lingria (presidente de La scuola di Editoria).


“Sguardo e Sogno” è propio quel che suscitano questa bellissima visione della poesia, della vita, e questi versi commoventi che fanno vibrare il cuore al suono della stessa, misteriosa melodia emessa dalle vuote canne di bambù.
Grazie!!!