La Chiesa non dice più nulla
ha paura
altri predicano sui tetti
fanno sentire la voce del serpente
il sibilo antico
Non abbiamo più profeti
siamo carne da macello
in una società vegetariana
Non hai preso le pillole?
Una religione bipolare
mostra fantasmi logorroici
che arringano da pulpiti
lasciati deserti
Oggi colazione alle 5.00
Ricordati di chiudere la porta
L’apocalisse sarà domani all’alba
mentre dormi
se è possibile
attento a non svegliare i bambini
*
La religione è cielo nuvole acqua
è volo d’uccello all’orizzonte
silenzio irreale per noi macchine
Basta poco per ricordarsi la gioia
i passi tra la gente lo sguardo che si perde
in fondo alla via
La felicità è una vetrina
in cui ti vedi diverso
come fossi appena nato
Poi la vela si spiega
navighi con la forza del pensiero
e l’ombra del monte ti ricorda di Dio
*
Ho già avuto tutto
non sono come quelli
che chiedono
ho chiesto a suo tempo
quando ancora non esisteva
l’universo
con una voce chiara
inconfondibile
sapevi quello che volevo
e in barba alla logica
Tu che sei Dio
che vieni con l’alba
che io fotografo ogni giorno
per ricordarmi di Te
Tu che sei Dio puoi dare
a noi spetta chiedere
prima che sia tardi prima
che l’universo
finisca


Un cuore anelante che cerca Dio, e sa coglierne la misteriosa presenza in ogni angolo del cielo e della terra, e una Chiesa che, misteriosamente, ha quasi smesso di annunciarne il Nome.
Bellissime, grazie!
Grazie Don Fabrizio
caro Fabrizio
mi piace molto la tua idea di trovare la spiritualità in ogni creatura, sotto ogni latitudine, perché essa si manifesta come la presenza del divino sotto diverse forme ma unica nello stesso tempo, quindi esprime la pluralità nella libertà, massima tua idea attraverso cui gli uomini cercano quel divino, che fa parte della coppia: umano e disumano-divino; vita -morte, presente in ognuno di noi, come divisione del sé e che aneli , gridando, verso il divino, come il bene, il giusto, con cui pregustare la bellezza.
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”
Forse non all’alba. E nemmeno al tramonto. Forse lontano dal bello facilmente riconoscibile, ma in una banale ora di mezzo, con stupide nuvole capaci solo di raccontare l’incertezza del tempo. Ben più fotogenici saranno i volti degli esseri umani che potremo incontrare quel giorno, in quell’attimo, a farci pentire di tutta la bellezza che non avremo saputo riconoscere.
Grazie cari amici miei.
Grazie mille! Don Fabrizio:
è un Trittico così incisivo, così, nella sua persuasiva, pregnante polisemia, acuto (acuminato) e preciso!
Dà fiducia, è corroborante, proprio per questa sua spietata, strenua esposizione del negativo!
ma anche, al centro, del positivo! di quella gioia, quella GIOIA, che a tratti tutti noi, deprivati, deportati, stremati, non possiamo, ancora, ancora, non ricordare.
Noi “carne da macello”, noi “macchine”!
E certo: la religione è “cielo nuvole acqua/ è volo d’uccello all’orizzonte”, ma “per noi macchine” è tutt’al più un “silenzio irreale”.
Eppure, a noi spetta, a noi “macchine”, ORA, chiedere: è il nostro compito, “prima che l’universo finisca”!, come chiedemmo quando ancora l’universo non c’era, perché, prima che il mondo fosse, questo! (il paesaggio dell’anima, l’anima intera) c’era, e ora, ORA che sappiamo che l’apocalisse sarà domani all’alba, l’anima è intera come allora e come allora bisogna che chieda.
Grazie di cuore, S.R, Paolo, Ema, Clown, Francesco, Giselda, grazie veramente di cuore per i vostri preziosi commenti.