Frammenti di Cinema # 67

Chissà quando la società fluida arriverà a far crollare l’ultimo tabù dell’inclinazione sessuale. L’art 556 del codice penale punisce il reato della poligamia. Ecco, mi domando quando nascerà il primo movimento per l’abolizione. Davvero, già sul piano morale mi domando cosa separi questa pratica, tendenza, natura (?), da tutte le altre che già conosciamo. Chiaramente, mi riferisco anche alla poligamia femminile. Anzi, sul piano culturale sarebbe l’approdo alle colonne d’Ercole della parità di genere. Immaginate una struttura mentale che non associ più la promiscuità femminile al più turpe mercimonio ma, come per i maschi, ad una brillante attrattività di cui vantarsi. Sarei contento di scoprire che esista una Casanova. È curioso, d’altra parte, che proprio questo modello sia in crisi. Ne abbiamo già parlato, non credo sia un caso che Gabriele Salvatores associ la storia di un regista in cerca della propria identità perduta alla figura di Giacomo Casanova. Sul piano collettivo, Federico Fellini (1976) vi associa un passaggio d’epoca collettivo. Eppure, come sappiamo, il modello ha goduto, specie nelle culture mediterranee, di una grande fortuna. Il primo film su Casanova è del 1918 del regista tedesco Alfréd Deésy. Il primo film italiano, invece, è L’avventura di Giacomo Casanova (1938) di Carlo Bassoli. Da notare che il primo arriva alla fine della prima guerra mondiale, mentre l’altro a ridosso della seconda.

Le avventura di Giacomo Casanova di Steno nel 1954, con Gabriele Ferzetti nella parte del seduttore veneziano, ebbe gravi problemi di censura per l’intervento della Curia di Padova. L’allora presidente del consiglio Mario Scelba dovette personalmente visionare il film, che un anno dopo poté essere riammesso nelle sale, ma con tagli e aggiunte. Persino Luigi Comincini, sempre interessato al mondo dell’infanzia e ai percorsi di formazione, affronta questo personaggio archetipo con Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano (1969). Ne Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, un Casanova imbolsito, interpretato da Marcello Mastroianni, che della figura ne rappresenta l’incarnazione scenica, annuncia, insieme al suo doppio profeta Nicolas Edmé Restif de la Bretonne, l’avvento della modernità e la fine della civiltà feudale. Hollywood, invece, si è interessata tardivamente di Casanova. Perché? Si può azzardare che la cultura americana non è attratta da miti moderni che non siano quelli prodotti dal proprio immaginario. Solo nel 2005 arriva Casanova, interpretato da Heath Ledger nel film di Lasse Hallstrom.

Specularmente, anche Il bell’Antonio (1960) di Mauro Bolognini, tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati che del dongiovannismo è stato il più spietato cronista, rientra dentro questa storia. Anzi, come sempre avviene, le vicende inattese svelano al negativo il sopravvivere di pensieri arcaici che davamo per superati. Diamo per scontato che Casanova sia un vecchio modello di comportamento, se non inaccettabile, ma cosa accadrebbe nella coppia se lui fosse impotente? Davvero, sono in gioco le nostre strutture antropologiche più intime e recondite. Pertanto, ritorniamo allo snodo iniziale. Il punto da raggiungere è il Casanova-femmina. O la Casanova, per essere politicamente corretti. Quando riusciremo finalmente a toglierci dalla testa (maschi e femmine indifferentemente), che una donna che cerca senza inibizioni il piacere sessuale non è una prostituta? Non si tratta di cambiare giudizio. Si tratta di non far più scattare automaticamente l’associazione. Difficile, temo. Forse, bisognerebbe cercare in altre civiltà (è mai esistita una primigenia società amazzone?). Ancora il Secolo dei Lumi, però, qualche esempio può darcelo, come la marchesa de Marteuil ne Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, da cui Stephen Frears ha tratto il film nel 1988. Oppure, in tempi più vicini ai nostri, c’è Lolita di Vladimir Nabokov da cui Stanley Kubrick trae ispirazione nel 1962. Ma i primi e unici tentativi di focalizzare la centralità antropologica e la potenza rivoltante (alla lettera) di ogni nostro pensiero sedimentato, tanto negli uomini quanto nelle donne, sono La pianista (2001) di Michael Haneke e Nymphomaniac (2013) di Lars Von Trier. Si può cambiare (materialmente) sesso, ma molto più difficile è cambiare la propria natura.

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