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Prima che l’universo finisca


di Fabrizio Centofanti

La Chiesa non dice più nulla
ha paura
altri predicano sui tetti
fanno sentire la voce del serpente
il sibilo antico
Non abbiamo più profeti
siamo carne da macello
in una società vegetariana
Non hai preso le pillole?
Una religione bipolare
mostra fantasmi logorroici
che arringano da pulpiti
lasciati deserti
Oggi colazione alle 5.00
Ricordati di chiudere la porta
L’apocalisse sarà domani all’alba
mentre dormi
se è possibile
attento a non svegliare i bambini

*

La religione è cielo nuvole acqua
è volo d’uccello all’orizzonte
silenzio irreale per noi macchine
Basta poco per ricordarsi la gioia
i passi tra la gente lo sguardo che si perde
in fondo alla via
La felicità è una vetrina
in cui ti vedi diverso
come fossi appena nato
Poi la vela si spiega
navighi con la forza del pensiero
e l’ombra del monte ti ricorda di Dio

*

Ho già avuto tutto
non sono come quelli
che chiedono
ho chiesto a suo tempo
quando ancora non esisteva
l’universo
con una voce chiara
inconfondibile
sapevi quello che volevo
e in barba alla logica
Tu che sei Dio
che vieni con l’alba
che io fotografo ogni giorno
per ricordarmi di Te
Tu che sei Dio puoi dare
a noi spetta chiedere
prima che sia tardi prima
che l’universo
finisca

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Kafka e l’esigenza dell’opera

di Michele Lupo

Molti anni fa, ne Lo spazio letterario, il critico e teorico della letteratura Maurice Blanchot, sottesa l’equivalenza di arte e immaginario, o meglio, assunto il secondo come il luogo in cui, soltanto, l’arte è possibile, e opponendolo alla realtà irriducibile delle ‘cose’, mostrava come un singolare percorso di allontanamento da essa, ed esperienza creativa dell’immaginario insieme, si compisse in modo esemplare nell’ opera di Franz Kafka. Continua a leggere