Massimiliano Bardotti. Poesia e mistica

 

Il mondo non lo risaneremo –
Scorrerà per sempre la tristezza sulla terra –
ma potremo, questo sì,
spargere un profumo –
leggero attorno a noi –
che qualcuno che lo avverta sia sorpreso
da un ricordo, una speranza,
un cenno di consolazione.

Il mondo non lo risaneremo.
Per sempre ancora scorreranno vite
su questa terra triste –
su questo mondo che tristissimo costringe
le vite a rifugiarsi nel timore,
a consolarsi con pezzi già guastati
di felicità d’avanzo,
a confondersi in amori
messi insieme dalla pena.

Non lo risaneremo il mondo.
Non ci resterà che amarlo.

Bernardo De Angelis

Quando per la prima volta ho letto questi versi ho avuto la sensazione di aver finalmente incontrato la poesia che avrebbe parlato al mio cuore per sempre e che in un modo sconosciuto parlava già al mio cuore e non aveva mai smesso di farlo. La profezia è un bellissimo mistero. Nessun profeta ha mai sperato che si avverasse il proprio cantare. Non ci si sottrae mai a un destino, a una vocazione. Profetare non è prevedere il futuro, ma penetrare il presente. L’unico tempo vivo.

Profetare non è mai stato annuncio di sventura, ma canto vivente per esseri viventi! 

Sembriamo un po’ tutti smarriti, di fronte agli accadimenti del mondo. Osanniamo artisti che cantano il disincanto, il nichilismo, l’assenza di senso. Sembra davvero che ci si voglia arrendere alla morte della gioia, della felicità, all’annientamento di ogni speranza. 

Il mondo è quello che è. Del resto Colui che ha vinto il mondo era stato piuttosto chiaro: Io non sono di questo mondo. E ancora: Il mio regno non è di questo mondo.

Da quando le nostre preoccupazioni non hanno più a che fare con la salvezza dell’anima, ma con le posizioni sociali, l’arricchimento economico, rimandare e se possibile evitare l’invecchiamento, vivere abbastanza da conoscere quel tempo nel quale la morte sarà sconfitta (ignorando che quel tempo è già venuto, è già venuto Colui che ha vinto la morte) la qualità della nostra vita è tremendamente peggiorata, malgrado si pensi il contrario. Le nostre vite sono vuote, prive di significati profondi, non siamo pronti a morire per nessun ideale (quindi non stiamo vivendo) e abbiamo sostituito gli ideali con bieche ideologie, nella migliore delle ipotesi. Abbiamo così tanto tolto valore e significato alla vita che non ne riconosciamo più alcuna non dico sacralità, ma nemmeno basilare importanza. Infatti ormai la vita viene tolta agli altri o a sé con una leggerezza spaventosa. Il peso della nostra violenza è diventato un peso che nessuna vita è più in grado di sostenere.

E quindi? E ora? Sembra non darci speranze nemmeno Bernardo, che lo dice in maniera netta, chiara, pulita, indiscutibile: Non lo risaneremo, il mondo. Ma, dice, che potremo spargere un profumo, leggero intorno a noi, come fanno i fiori e le essenze delicate, come l’incenso. Qualcosa di bello e profumato, che sa proprio di buono, di tenero, un gesto di estrema semplicità per rendere più gradevole quello che sta intorno a noi. Un gesto d’aiuto, una mano tesa, prendersi cura gli uni degli altri…

Però poi torna ad essere chiarissimo: Il mondo non lo risaneremo. Perché il mondo è questo. Il mondo è luogo di albe tramonti e pestaggi, è luogo di boschi meravigliosi e omicidi, di fiumi che scorrono verso il mare e sfruttamento di donne e minori, di cieli stellati e tradimenti, di voli di aquile e aerei dirottati, di marce per la pace e di guerre, violenze domestiche, violenze gratuite, violenze ovunque. 

Il mondo è quel che è. E noi lo abitiamo come fossimo ospiti in un luogo che qualcun altro ha in gestione, lo abitiamo talvolta da abusivi, a volte pagando in conto, ma sempre come se fosse una casa in affitto, che non ci va di contaminare troppo con le cose nostre, perché tanto poi ci abiteranno altri. E noi invece abbiamo cura solo delle cose che crediamo appartenerci. Siamo egoisti e incoscienti, perché non abbiamo più alcuna coscienza della verità. Del resto non cercarla nemmeno più la verità, pare ormai un valore.

Il finale della poesia, il verso finale, questo incredibile verso finale, è il senso di tutto. L’unica cosa che conta. Ma nella sua semplicità, nasconde il mistero, il segreto della nostra vita sulla terra. Non ci resterà che amarlo, il mondo, è l’abbrivio di ogni possibile rivoluzione, è la scelta più radicale che si possa compiere e, al contrario di quanto sembri, è anche l’unico modo per davvero risanarlo il mondo. Non c’è alcuna rassegnazione in quel: Non ci resterà, tutt’altro! E’ proprio vita che esplode, è la soluzione che salta finalmente agli occhi e al cuore, è la presa di coscienza reale e definitiva, e riguarda la consapevolezza che l’amore è l’unica domanda buona, / l’unica risposta giusta (Valerio Grutt). Non c’è un’altra via, non c’è mai stata né mai ci sarà. Amare, amarsi gli uni gli altri come Lui ci ha amato, questa è la grande rivoluzione possibile, questa la via per risanare il mondo.

O forse scopriremo che davvero il mondo non si risana, ma non importerà più. Perché se davvero avremo raggiunto la terra dell’amore, il regno dell’amore, allora anche noi potremo dire di aver vinto il mondo, anche noi potremo affermare di appartenere a un altro regno. Amore, amore, amore, non è mai stato altro che questo. Amare tutti senza distinzione, amare i nostri nemici, amare il prossimo nostro come noi stessi. Sempre e solo amore. Si è trattato sempre e solo di questo…

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3 pensieri su “Massimiliano Bardotti. Poesia e mistica

  1. S&R

    Versi e parole sublimi…sembra di sentire l’eco di quella Parola che ha illuminato le tenebre del nostro mondo, e le tenebre, come recita la nuova traduzione, non l’hanno vinta.
    Grazie!

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  2. Giusy Frisina

    Commento queste riflessioni profonde con questi miei versi:

    Paradosso

    Inferno è tante cose
    Una molteplice infezione
    Dove i carnefici e le vittime
    Hanno ordini precisi
    Come rovesciare orrore
    E appannare l’aria
    ancora per un minuto
    Matematicamente il caos
    In una domenica d’estate
    Che poteva essere il paradiso
    Ma siamo fatti per capovolgere
    Il giorno più luminoso
    Nella notte più nera.
    E poi spunta la Luna.

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