
L’umanità ed il mondo, come ogni cosa del creato, conoscono un’esistenza sostanziata di movimenti oscillatori, un esempio visibile ne sono le maree. Così, la vita degli uomini attraverso i decenni ed i secoli conosce le fioriture, come gli autunni, come gli inverni gelidi, e gli inverni gelidi dell’umanità possono significare dolore, smarrimento, ignoranza, guerra interiore ed esteriore, assenza dell’uomo dal suo cuore, che dovrebbe essere la sua principale sede.
In questo oscillare, andare e venire, l’arte canta il proprio tempo, se saranno tempi di luce l’arte vera canterà la luce, assieme al buio che in ogni caso essa contiene; se saranno tempi bui l’arte vera ascolterà e canterà con attenzione e precisione il buio, assieme alla luce che, in ogni caso, esso contiene.
Certamente la poesia ha da dire, se ad incarnarla sono cuori pronti a «farsi poco» affinché sia la poesia, o, ancora meglio, ciò che attraverso di lei si manifesta, a potersi «fare molto»;
certamente essa può orientare, se nasce da un luogo dove vi è una sorgente, «sorgere» «oriri» in latino, di autentico e di vero.
Tutto ciò che non muove da questi intenti è produzione di minore interesse.
Non spaventarti» scrive Giosué, procedi ogni giorno di un piccolo, anche minuscolo, passo,
e se non puoi procedere curati di non cadere,
e se, per caso, sei già nella caduta curati di ricordare a te stesso che resta viva la possibilità del risalire.
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La parola ai poeti. Eleonora Nitti Capone

Cos’è la poesia?
La poesia è uno dei modi di far cantare all’anima ciò che di reale esiste nella vita. È il mio cuore che dall’interno del petto s’affaccia, sente la vita più vera e si domanda: “che cos’è?”, e lui ne canta ed io ne scrivo. E questo canto è figlio del silenzio, la poesia è il fiore del silenzio. Essa è sincero tentativo, attraverso una tessitura sapiente di parola scritta-parola letta, parola pronunciata-parola ascoltata, di condividere con gli altri un livello più autentico d’esistenza. Continua a leggere
Intervista a Eleonora Nitti Capone
di Massimiliano Bardotti
1) Come e da dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo?
Tutti i miei libri nascono figli di una vocazione e la vocazione è tentare di vivere il vero del mondo e, perciò, di cantarlo.
Il titolo è una citazione biblica dalla Lettera agli Ebrei, questa dice chiaramente, dichiara la possibilità per l’uomo, grazie al contatto con un riferimento più alto e più grande di sé stesso, una fede in un senso vasto del termine, di compiere l’incredibile, come chiudere a mani nude le fauci aperte dei leoni, o qualcosa di molto più grande ancora.
2) Da dove nasce, per te, la necessità, o l’intenzione, di scrivere poesia? Si tratta più di una scelta o una risposta a una chiamata? Continua a leggere


