
L’umanità ed il mondo, come ogni cosa del creato, conoscono un’esistenza sostanziata di movimenti oscillatori, un esempio visibile ne sono le maree. Così, la vita degli uomini attraverso i decenni ed i secoli conosce le fioriture, come gli autunni, come gli inverni gelidi, e gli inverni gelidi dell’umanità possono significare dolore, smarrimento, ignoranza, guerra interiore ed esteriore, assenza dell’uomo dal suo cuore, che dovrebbe essere la sua principale sede.
In questo oscillare, andare e venire, l’arte canta il proprio tempo, se saranno tempi di luce l’arte vera canterà la luce, assieme al buio che in ogni caso essa contiene; se saranno tempi bui l’arte vera ascolterà e canterà con attenzione e precisione il buio, assieme alla luce che, in ogni caso, esso contiene.
Certamente la poesia ha da dire, se ad incarnarla sono cuori pronti a «farsi poco» affinché sia la poesia, o, ancora meglio, ciò che attraverso di lei si manifesta, a potersi «fare molto»;
certamente essa può orientare, se nasce da un luogo dove vi è una sorgente, «sorgere» «oriri» in latino, di autentico e di vero.
Tutto ciò che non muove da questi intenti è produzione di minore interesse.
Non spaventarti» scrive Giosué, procedi ogni giorno di un piccolo, anche minuscolo, passo,
e se non puoi procedere curati di non cadere,
e se, per caso, sei già nella caduta curati di ricordare a te stesso che resta viva la possibilità del risalire.
Lo stato dell’arte. Eleonora Nitti Capone
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