Danila Di Croce: “Ciò che vedo è la luce”


[foto di Lena Polishko]

a cura di Luca Pizzolitto

La poesia, se davvero è tale (e mi scuso della precisazione, ma oggi e assolutamente necessaria), ha sempre a che fare con le parole dell’amore, così inevitabilmente chi la scrive e chi la legge. Quale poesia può fare a meno di una parola che sia totalmente nata da una profonda cura, da una premura speciale? Quale poesia potrà essere fondata su una parola che non sia stata coltivata nel silenzio fertile di una profonda meditazione? Di un contemplare la bellezza in ogni suo aspetto, e di averne fatto un lavoro! Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? scrisse Joseph Conrad. La ricerca della bellezza diventa un’ossessione, scovarla anche e soprattutto dove pare proprio non poterci essere, dove tutti dicono: impossibile. (…)
Tutto il libro è permeato da un dialogo segreto. Dico segreto perché, pur potendo apparire anche chiaro talvolta, non e mai del tutto svelato dall’autrice. Tranne forse in una o due occasioni. Ma c’è un tu, a cui i versi sovente si rivolgono, in un dialogo costante e estremamente fertile. Il dono enorme, maestoso che Danila ci fa, è di portarci con lei, di non tagliarci fuori. Questo senza che nulla si perda della sincera e profonda intimità che contraddistingue tutta l’opera. Ma se leggiamo, e soprattutto se lo facciamo ad alta voce, diventiamo la poetessa, o il poeta, che ha scritto queste poesie. Diventiamo noi stessi protagonisti di quel dialogo segreto, mentre il tu resta lo stesso, minuscolo e altissimo, familiare e divino, così lontano così vicino, per citare il titolo di un film bellissimo di Wim Wenders. Come sempre accade nella grande poesia, che diventa sempre di chi la legge (…)

Dalla prefazione di Massimiliano Bardotti

Vivere per te è un’altra cosa
e ancora non l’ho conosciuta.
Non ho lo sguardo che dalla vetta si slarga
e travalica le nubi, che ridiscende e scova
l’orizzonte, che s’immerge nella trama dei boschi.

Vivere per te è questa tenda che danza al vento
e ne assume la voce, che filtra il sole
e lo fa passare.

*

Di tutto quello che non ho capito
– una casa nuova da abitare –
faccio erede l’alba di domani
e i suoi colori, perché più scoperte

stanze possano sfoltire l’aria
densa di segreti. Sara un preludio
rosa che si compone, se la notte
non e che il buio muto di un trasloco.

*

L’ultima volta che ti ho parlato
avevo ancora in custodia il cuore
e nemmeno so se fosse un bene
o un male. Ora ti chiedo di aspettarmi
e vedo già che scalpita di pena
il fuggitivo.
La bocca s’allena
a fare l’esercizio del silenzio
finché non trovi di nuovo asilo

o resti libero, senza scappare.

*

Come se non fosse mai stato,
cosi calarsi in grembo a questa sera
di giugno che sfoltisce il buio,
ne fa covoni per l’avverarsi
della luce. E quell’albero
di fico tutto foglie
ora conosce che non c’e stagione
per fruttificare: non c’e che l’istante
per addolcire la tua fame.

*

Sto qui: mi raccolgo
per allontanarmi da me,
per cercare un’isola in cui confinare
il cuore.
Col tuo mare dentro
a inabissarmi.

Poesie da “Ciò che vedo è la luce” (Pequod, 2023)

Danila Di Croce vive ad Atessa (CH) ed è docente di Lettere nel Liceo Scientifico della sua città. Con la silloge Ciò che vedo è la luce è risultata vincitrice al Premio InediTO – Colline di Torino 2022. Nel 2023 si è classificata prima con testi inediti nei seguenti premi letterari: Lago Gerundo, Daniela Cairoli, Chiaramonte Gulfi – Premio Sygla, Arturo Giovannitti (con la silloge Dove ancora non siamo nati), Città di Acqui Terme e Città di Sant’Anastasia. È stata premiata o è risultata finalista anche ai concorsi Gozzano, Europa in versi, Bo-Descalzo, Città di Como, Ossi di Seppia, Arcipelago itaca, Gianmario Lucini, Sinestetica, Rodolfo Valentino, Poeti Oggi. Suoi testi figurano nel Settimo repertorio di poesia italiana contemporanea (AA. VV., Arcipelago itaca, 2023) e su alcuni blog e antologie legate a premi letterari. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Punto coronato (ed. Carabba), nel 2011 e prossimamente uscirà per la casa editrice puntoacapo l’opera vincitrice del Premio Lago Gerundo 2023.

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