Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Bernardo De Angelis

Ogni mattina, tu lo vedi,
inizio a ricomporre il mondo.
Guardo il cielo, sospiro a volte,
scrivo parole come fossero mattoni
che uno a uno formeranno – cosa?
Solo un brandello, forse, un muro mai completo,
di una casa, però, che è già il tuo tempio.

Ogni mattina mi consacro
a quest’architettura.
Poi, spesso, il giorno è ingannatore
e mi lascio portar via, sedurre:
conosco il disonore.

Ma torno, torno, ogni mattina,
torno e rispolvero i mattoni
e li rimetto insieme, li raddrizzo.

Colazione di speranza: solo un pezzo,
solo un brandello, quasi una rovina,
solo un moncone, sì, ma consacrato.

Bernardo De Angelis

Avevo già condiviso in questa rubrica una poesia di Bernardo. Quando l’ho fatto non avevo ancora concluso la lettura delle sue opere poetiche, o almeno di quelle di cui dispongo. Non avevo nemmeno idea che mi sarei così profondamente innamorato, del resto quando lo si sa? L’innamoramento, grazie a Dio, proprio come ogni mistero, sfugge a ogni nostro controllo, a ogni logica, a ogni ragionamento. Bernardo De Angelis è entrato profondamente nella mia vita, come solo pochi altri poeti hanno fatto. Ed è bello che alla mia età (non credo di essere vecchio, ma sono ben oltre la metà della vita, dato che ho 49 anni e proprio non credo di arrivare a 100, ad essere sincero mi sembra un miracolo ogni risveglio) ancora possano nascere amicizie così profonde e vive, così accese. Bernardo accende il mio cuore come hanno fatto e fanno Christian Bobin, Emily Dickinson, David Maria Turoldo. Ma con Bernardo sento una vicinanza a momenti davvero sconcertante. Questo solo per annunciare che vorrei cominciare un piccolo viaggio nei suoi versi. Nei prossimi appuntamenti di questa rubrica vorrei proporre alcune delle sue poesie, quelle che più hanno squarciato il mio cuore. Perché con Bernardo sono rientrato nel cuore della mistica. E alla poesia non so chiedere di più, che portarmi nel cuore profondo del mistero.
I versi che propongo oggi aprono uno dei due libri che ho la fortuna di avere. Il libro si intitola Io fui per voi una canzone d’amore e se chi legge un pochino mi conosce già può immaginare il legame con questo titolo.
Io ho questo libro perché una poetessa da me molto amata (e figlia spirituale di Bernardo), Danila Di Croce, me lo ha regalato. Nel suo cuore c’era certamente la volontà di farmi felice, di farmi un dono importante, ma non credo che si potesse immaginare che mi avrebbe fatto un regalo assolutamente decisivo per la mia vita (magari lo sperava). La cosa straordinaria è che anche l’altro libro che ho di Bernardo, La cottura del pane, è un regalo (di una cara amica, Nelda Parisini, per la quale vale lo stesso discorso appena fatto per Danila, sono debitrice e stracolmo di gratitudine verso queste due donne meravigliose) e questo apre a una visione: siamo nelle mani della grazia.
Quando ho aperto il libro che mi ha regalato Danila e ho letto questi versi, l’amicizia era già sbocciata. Certo, non avrei potuto immaginare che poi col tempo Bernardo sarebbe diventato l’amico speciale, l’amico del cuore.
Questa poesia non dico che avrei potuto scriverla io, perché evidentemente non ne ho le capacità, altrimenti l’avrei scritta, ma nel suo canto io ritrovo la mia anima. Quando Bernardo scrive: conosco il disonore mi viene voglia di abbracciarlo e soprattutto di lasciarmi abbracciare da chi ha saputo dichiarare come mi sento ogni santo giorno nel quale cerco di ricostruire il tempio all’amore dedicato. Ogni giorno celebra una specie di silenzioso fallimento, il tentativo di fare un passo in più verso l’amore per poi ritrovarsi a fine giornata 3 passi indietro rispetto alla partenza! Ma quel verso finale, quel verso finale è il canto di ogni cuore innamorato, è la chiave di ogni vera, autentica devozione: solo un moncone, sì, ma consacrato. Quanto mi commuove! Quanto il mio cuore tutto intero trova dimora in questo verso! È la condizione d’ogni innamorato, sentirsi mancanti, avere paura di non essere abbastanza per l’amato, per l’amata, sentirsi imperfetti e impreparati, sentirsi sovrastati, sentire che la vita potrebbe con un suo soffio spazzarci via, eppure dire scegli me, gridare scegli me, sussurrare scegli me, non perché sia migliore degli altri, non perché con me sarai più felice, non posso garantirti nulla, sono uno spiantato, ogni giorno inciampo nella stessa pietra e ogni giorno mi faccio ancora più male, ma ti amo, ti amo di un amore che mi permette di dire che ti amo, senza sentirmi mentire…
Perché questo è consacrare la propria vita. Offrirla per intero all’amato, così com’è. Con le sue virtù e tutti i suoi meravigliosi difetti. E se l’amato è un mistero infinito che nessuno può davvero nominare, né vedere, ma del quale l’innamorato, innamorata, può fare esperienza; se l’amato è un mistero che il Poeta ha cantato come l’amor che move il sole e l’altre stelle, allora siamo di fronte alla più grande storia d’amore di ogni tempo, malgrado molti e molte in ogni tempo abbiano vissuto tale storia. Perché nel mistero infinito di infinito amore nulla è scritto e tutto è contemplato. Tutto può accadere e nulla può impedire che accada l’impossibile, per citare il titolo del meraviglioso libro di Guidalberto Bormolini.
Dentro questa storia non contano le nostre mancanze, le nostre paure, quello che ci impedisce di essere perfetti. Conta quanto amiamo. Quanto ci prendiamo cura degli altri. Quanta compassione il nostro cuore è capace di seminare nel mondo. Quanta tenerezza c’è nel nostro sguardo, nei nostri gesti. Quanto le nostre anime sono disposte a cantare la bellezza che ancora nel mondo ha il desiderio di essere scoperta, guardata, amata. Per poter essere anche noi, come Bernardo De Angelis, una canzone d’amore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *