Archivi tag: Alessandro Pertosa

Il participio del credere, di Alessandro Pertosa

Nella vita di ogni essere umano, c’è un punto in cui le certezze smettono di bastare. Le parole imparate si fanno troppo strette, le formule che un tempo rassicuravano non sono più capaci di contenere il respiro profondo dell’anima. È allora che si comprende che credere non è semplicemente l’atto di aderire a una verità, ma di attraversarla completamente. È un respiro che si rinnova, una corrente che non si arresta. Credere è un verbo in divenire, voce piegata al presente fuggevole, mai fissata nella garanzia del passato. Il credente autentico abita il participio del fare, non quello del fatto. Non dice «ho creduto», dice «sto credendo». Non posa il cuore su un dogma marmoreo, lo lascia sospeso nel vento dell’incertezza, dove la fede rimane cammino, scelta, tensione viva. Ogni giorno si rialza, stanco e fragile, e pronuncia il suo sì ancora una volta nonostante tutto, nonostante il mondo, nonostante se stesso. Continua a leggere

Rendez vous. Poeti che si parlano. Alessandro Pertosa e Massimiliano Bardotti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Intervista ad Alessandro Pertosa

 

 

In una nostra primissima conversazione, hai menzionato due termini: “filosofia poetica” e “poesia filosofica”. Quale significato e importanza rivestono per te?

Definire qualcosa è sempre problematico, e lo è ancor più quando si tratta di poesia. Provo a spiegare però in che senso ti ho parlato di «poesia filosofica». Dico spesso ai miei allievi, che – per fare un esempio – non amo l’Infinito di Leopardi perché leggendo quei quindici endecasillabi sciolti comprendo meglio il modo in cui il poeta recanatese intendeva l’infinito. Non mi interessa nulla dell’infinito di Leopardi. A me interessa l’infinito che risuona e balugina nel mio cuore, ogni volta che quei versi me lo schiantano davanti agli occhi. È il rifiorire delle immagini; è il sentire l’eco di quel vento e di quelle foglie, a spalancare in me la voragine sublime e vorticosa dell’infinito.

Continua a leggere