Papa Francesco, a mio avviso, è stato un importante papa, un papa che ha saputo aprire la grande tradizione cristiana alle novità ed alle problematicità della fluida società contemporanea.
E una volta sopite le discussioni, che hanno caratterizzato il suo pontificato, se ne riconoscerà sicuramente il valore.
Jorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 e viene battezzato il giorno di Natale.
E’ nominato vescovo nel 1992 e poi cardinale nel 2001.
Il 13 marzo 2013 viene eletto papa e sceglie il nome di Francesco.
Per Bergoglio San Francesco è “l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”. E durante il pontificato papa Francesco, imitando per così dire il Santo d’Assisi, cerca di riformare la Chiesa, che lui vorrebbe diventasse “una Chiesa povera per i poveri”.
Dopo dodici anni di papato Francesco muore il 21 aprile 2025.
I cicli di catechesi, tenuti nel corso delle udienze generali, sui sacramenti, sulla speranza cristiana, sui comandamenti, sulle beatitudini, sulla famiglia, sulle malattie sociali; le omelie mattutine nella cappella di Casa Santa Marta rivelatrici del pensiero più immediato di Bergoglio; i due giubilei, quello straordinario della Misericordia nel 2016 e quello ordinario Pellegrini di speranza nel 2025; infine le quattro lettere encicliche, le molte esortazioni apostoliche e le lettere apostoliche -oltre ai vari libri scritti dal pontefice assieme a diversi giornalisti- denotano una profonda semplicità, una ricchezza ed una complessità del pensiero bergogliano che, a buon diritto, richiama quello di Paolo VI o quello di Giovanni Paolo II.
La prima enciclica Lumen fidei (2013), scritta a quattro mani da papa Benedetto XVI e da papa Francesco, ultima di una trilogia dedicata alle tre virtù teologali della carità della speranza e della fede, proclama senza reticenze che la luce della fede procede da Dio e viene accolta dall’uomo nell’incontro personale con il Dio vivente. Grazie a un tale incontro la vita umana è liberata dal buio e dal grigiore di un’esistenza senza senso.
Concetti simili ritroviamo nell’esortazione apostolica Evangeli gaudium (2013). Al numero sette si legge: “Non mi stancherò di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: ‘All’inizio dell’essere cristiani non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva’ “. E l’incontro con l’amore di Dio riscatta dalla coscienza isolata, dall’autoreferenzialità e ricolma di una gioia feconda.
Sullo sfondo dell’Evangeli gaudium è possibile collocare la frase udita da san Francesco “Va, e ripara la mia casa”: la casa, cioè la comunità della Chiesa, si ripara appunto incontrando personalmente e comunitariamente il Signore.
Le tematiche teologico-spirituali le ritroviamo anche nell’ultima enciclica Dilexit nos (2024) incentrata sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo.
Il cuore, ovvero il centro unificatore della persona, aperto e squarciato di Cristo ci ama per primo e senza condizioni, ci salva, ci rende capaci di un amore gratuito simile all’amore gratuito di Dio.
Dunque all’inizio ed alla fine del magistero di papa Francesco campeggiano gli insegnamenti teologico-verticali, quelli relativi al legame tra Dio e l’uomo: la fede, l’incontro, l’amore misericordioso, la salvezza. In perfetta continuità con il magistero di Benedetto XVI ed in ortodossa sintonia con la Scrittura e la Tradizione.
All’interno dell’insegnamento bergogliano ampio spazio viene dato alle dottrine sociali che scaturiscono dallo stesso Vangelo e dall’incontro con l’amore di Cristo Gesù; che sono finalizzate al riconoscimento della dignità di ogni essere umano ed alla cura della casa comune ossia del creato.
L’enciclica Laudato si’ (2015) è modellata sul cantico delle creature, mentre l’enciclica Fratelli tutti (2020) si ispira alla capacità di dialogo ed alla fraternità che hanno caratterizzato la vita e la missione di San Francesco. Invece l’esortazione apostolica Amoris laetitia (2016) canta la letizia dell’amore familiare aprendo a nuove strategie pastorali.
Le intuizioni ed i pensieri espressi da Bergoglio in queste lettere hanno sollevato da una parte critiche molto esacerbate e dall’altra consensi più o meno convinti. E’ la deleterea giornalistica contrapposizione tra conservatori e progressisti, che per papa Francesco non sussiste. Infatti egli preferisce parlare di persone tristi e scoraggiate per la difficoltà del mondo e di “innamorati del Vangelo”.
Francesco nelle dottrine sociali guarda oltre i dati di fatto, prospetta un’utopia che è critica della società e che ispira la ricerca di strade nuove. Voce profetica inascoltata la sua, che comunque chiede alla politica una visione senza sottomettersi alla finanza, ai politici di essere espressione del popolo, all’economia di essere al servizio dello sviluppo e del bene comune.
In Fratelli tutti vengono collocati nell’attualità i grandi principi del pensiero sociale cristiano: la dignità della persona umana, la destinazione universale dei beni, la funzione sociale della proprietà privata, la solidarietà e la fraternità universale. E poi la condanna della guerra e della pena di morte, conformemente al comandamento “Non uccidere”, e la costruzione incessante della pace.
La “grandezza politica -scrive il papa- si mostra quando in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine”. E -come già affermato da Paolo VI- proprio nella politica, che si occupa delle macrorealizzazioni sociali ed economiche, si esprime l’amore evangelico.
Le pagine dedicate all’ingiustizia della guerra ed alla pena di morte colpiscono per la loro forza e la loro chiarezza.
“La guerra non è un fantasma del passato, ma è diventata una minaccia costante”. Il “lento cammino della pace” è stato interrotto e “nel nostro mondo ormai non ci sono solo ‘pezzi’ di guerra in un Paese o nell’altro, ma si vive una ‘guerra mondiale a pezzi’, perché le sorti dei Paesi sono tra loro fortemente connesse”. Il potere distruttivo incontrollabile della guerra colpisce soprattutto i civili e nell’era nucleare non è possibile parlare di una “guerra giusta”. La guerra è sempre un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male.
“Mai più la guerra” è il grido che Francesco, come i suoi predecessori da Pio XII a Benedetto XVI, ripete ai grandi della terra; poi aggiunge un appello per l’eliminazione delle armi nucleari (ma non dimentichiamoci i tanti appelli per la cessazione della produzione e del commercio di tutte le armi); infine auspica la riconversione delle spese militari in spese solidali per “eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa”.
Ecco la soluzione autentica al dramma della migrazione incontrollata!
“La pena di morte è inammissibile [e] tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte […] ma anche [per] migliorare la condizioni carcerarie” e per superare l’ergastolo “pena di morte nascosta”.
Parole inequivocabili che, non è sfuggito, eludono l’aborto. Lo eludono, forse, perché la predicazione e la catechesi hanno sempre condannato l’aborto; ma non hanno incluso in modo altrettanto chiaro “il senso sociale dell’esistenza, la dimensione fraterna della spiritualità, la convinzione sull’inalienabile dignità di ogni persona umana “, compresi i nemici e i rei confessi, e non hanno evidenziato la derivazione di tali insegnamenti dal comandamento evangelico dell’amore.
Per Bergoglio la pace è molto più dell’assenza della guerra. La pace richiede il superamento dell’iniquità ed uno sviluppo umano integrale, la pace si basa sul primato della ragione che rifiuta la vendetta, la pace si apre al perdono ed alla riconciliazione.
Per la pace non bastano i soli negoziati, per “i processi effettivi di una pace duratura anzitutto [servono] trasformazioni artigianali operate dai popoli, in cui ogni persona può essere con il suo stile di vita quotidiana un fermento efficace”.
La Laudato si’, enciclica sociale dal linguaggio laico e di grande scalpore, denuncia puntualmente tutte le cause dell’inquinamento e di una possibile distruzione della nostra casa comune.
Dall’utilizzo spasmodico dell’ambiente si deve passare alla custodia del creato attuando sistemi di governo del mondo basati sulla condivisione, la concretezza e la trasparenza nei processi decisionali. Alle singole persone è richiesto un altro stile di vita umile e sobrio. La spiritualità cristiana propone proprio “una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco”, gustando “le piccole cose” senza “rattristarci per ciò che non possediamo”.
L’invito a “ridurre i bisogni” non gode di attenta considerazione nella società del liberismo opulento, ma può aiutare a superare il “culto dell’apparire” ed a contemplare il Creatore con il creato pieno degli evangelici gigli del campo.
Questa ecologia integrale per papa Francesco può essere favorita anche dal “ringraziare Dio prima e dopo i pasti”.
La bellezza dell’amore umano, quello tra un uomo ed una donna, è al centro dell’Amoris laetitia.
Per Bergoglio l’unione dell’uomo a sua moglie implica “una stretta sintonia, un’adesione fisica e interiore, fino al punto […] di diventare un’unica carne”. La dimensione sessuale e corporea, quella volontaria, quella spirituale dell’amore sembrano armonizzarsi e risultano valorizzate.
Nel capitolo quarto viene commentato l’inno paolino alla carità, che riporta alcune caratteristiche del vero amore.
L’amore è paziente, benevolo è l’amore, non è invidioso, non si vanta, non manca di rispetto, non tiene conto del male ricevuto, non si adira, non cerca il proprio interesse, si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’amore, insomma, riprendendo san Tommaso, è la “più grande amicizia”, “un’unione affettiva” che incorpora la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica.
Nella consapevolezza che vivere stabilmente nell’amore non è banale, richiede una progettualità di vita, è quindi impegnativo, papa Francesco invita “alla misericordia e al discernimento pastorale” di fronte alle situazioni complesse quali le separazioni, i divorzi, i matrimoni misti, le questioni procreative.
Nessuno deve essere scomunicato e nessuno deve sentirsi forestiero nella Chiesa. Neppure gli omosessuali.
Con ciò si intende cambiare l’insegnamento morale cattolico? No! Semplicemente si prende atto delle crisi e delle ferite di una moltitudine e si cerca, con misericordia, di curarle.
Anche la lettera apostolica Candor lucis aeternae (2021) lascia trasparire la pregevole cultura bergogliana.
Infatti parlando di Dante Alighieri si afferma che il poeta fiorentino è “profeta di speranza e testimone della sete di infinito insita nel cuore dell’uomo” e che Dante “con la bellezza della poesia [esprime] la profondità del mistero di Dio e dell’amore”.
Infine nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate (2018) papa Francesco sembra additare, soprattutto al laicato cristiano, un concetto nuovo di santità: “E’ la santità ‘della porta accanto’, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio”. Questa santità è alla portata di tutti e si consegue “vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno”. Una santità, per così dire moderna ed antica, conseguibile non nell’isolamento dal mondo, ma nella piena immersione dentro le vicende storico-temporali per trasformarle, per perfezionarle, per rendere lode a Dio. Una santità autentica e bella, uguale, in tutto e per tutto, alla santità degli altari.
Il magistero di Papa Francesco: tradizione e novità
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