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Nicola Vitale, Baci fuori bersaglio

di Fabrizio Centofanti

Metafisica ironica: definirei così questa raccolta di poesie di un settennio, che Nicola Vitale ha dato alle stampe a cura di Maurizio Cucchi. Non c’è aspetto della vita che non venga contemplato in queste pagine che sorprendono a ogni passo, per la capacità di trasformare i temi più complessi in una diagnosi spiazzante che provoca a una qualche conclusione in proprio. Inutile elencare le occorrenze di una quotidianità che offre il suo semplice esserci come pretesto per incursioni esistenzialiste e – appunto – metafisiche, a metà strada tra l’haiku e l’apologo filosofico. A prevalere, sembra il pessimismo ironico di un’antica saggezza, ma tra le righe appare una simpatia profonda per la vita, un’empatia per l’umano e non solo, visto che un capitolo è dedicato all’enigmatico mondo dei gatti. Molti sono i registri evocati in questo libro: da quello più lineare e immediatamente comprensibile, a quello più complesso, che richiede al lettore di lasciarsi trasportare nella plurisemanticità della parola poetica. Dalla lettura si esce con una domanda più profonda sulla vita, con la convinzione che ci perdiamo sempre qualcosa del suo spessore imprevedibile: ma proprio in questa ricerca possiamo ritrovarci. O forse il leit motiv è un altro: la musica, il ritmo, che non vengono mai meno, che fanno di questi testi un inno discreto a una bellezza di altri mondi, che introducono il lettore in uno scenario di specchi in cui è costretto a interrogarsi su se stesso. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Nicola Vitale

Le domande e ipotesi poste come interrogazione collettiva sulla poesia, in un confronto che ritengo oggi fondamentale, aprono necessariamente a una domanda di senso, portando il discorso su un piano non solo letterario, ma esistenziale e filosofico.

A questo proposito Severino scriveva in Essenza del nichilismo:

“L’occidente è una nave che affonda dove tutti ignorano la falla e lavorano assiduamente per rendere sempre più comoda la navigazione e non si vuole discutere che di problemi immediati, là dove sono presenti gli strumenti per soluzioni immediate.
Ma la vera salute non sopraggiunge forse perché si è capaci di scoprire la vera malattia?” (1)

Così è nella civiltà occidentale, nella cultura in genere, e in particolare nelle arti.

Da una parte si fa finta di nulla per incrementare il mercato, o quantomeno non alimentare nel pubblico il sospetto di una crisi, controproducente per chi vuole fare affari e per chi vuole emergere. Continua a leggere

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La parola ai poeti. Nicola Vitale

Premetto che in genere non scrivo sulla poesia, ma solo poesie. Ma la schietta iniziativa e il gentile invito di Fabrizio Centofanti, mi hanno fatto venire la voglia, per cui lo ringrazio.

E’ un momento molto interessante, per la poesia e non solo. Si tratta di una grande metamorfosi della civiltà. Preferisco infatti vedere la poesia all’interno di questo cambiamento generale, in quanto solo in questo orizzonte più vasto si spiegano certe cose, e credo che, siccome le arti anticipano i tempi, occorre osservare la grande metamorfosi in atto proprio nei mondi dell’arte. La poesia come disciplina ha un modo tutto suo di vivere questa crisi e trasformazione.  Ma la cosa più interessante è che questi capovolgimenti non avvengono per la volontà di qualcuno che pilota la cosa ideologicamente, anzi proprio il contrario, le varie volontà operano cercando di incrementare il vecchio clima o regime, ma così facendo, siccome non ci sono più i presupposti, ottengono l’effetto contrario. Per cui il cambiamento è repentino e inevitabile.  Continua a leggere

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