Dall’individualismo alla logica trinitaria
La carne, secondo Paolo, porta all’egoismo: si pensa per sé, al proprio interesse; tutto è in funzione del proprio tornaconto. È facile verificare come questo accada anche nell’apparente socialità promossa dalla tecnologia: gli scenari dei social media sono una fiera di edonismo narcisistico, di vanità, di idolatria. La rincorsa al «mi piace» rivela un’insicurezza profonda, che necessita di continue conterme e approvazioni, fino a diventare una sorta di dipendenza patologica. È un individualismo all’ennesima potenza quello delle comunità virtuali, proprio in quanto mascherato da condivisione. Non si considera l’altro in quanto altro, ma solo per il suo potere di approvare o condannare, di fischiare o applaudire, in una sorta di talk show infinito, da cui emerge un’immagine sfigurata della dignità della persona.
L’icona della Trinità, di Andrej Rublev, si pone agli antipodi di questo quadro deprimente: i tre Personaggi si guardano l’un l’altro in una contemplazione amorosa ed estatica. Ecco dove nasce e si radica la vera immagine dell’uomo, la sua vocazione a superare se stesso per approdare all’altro, per passare all’altra riva, come dice Gesù nel Vangelo. Tutto ciò che siamo, dobbiamo vederlo alla luce di questo kenegdo, occhi negli occhi; che appare, nella Bibbia, in seguito alla creazione della donna: non un aiuto per l’uomo, come recita una traduzione insufficiente, ma un volto da contemplare con meraviglia ogni volta rinnovata. Solo il Dio Trinità permette il passaggio a questa logica nuova, il cui senso è: «Mai senza l’altro».















