Archivio mensile:Maggio 2025

Da “La forma della felicità. Una spiritualità per il mondo contemporaneo”

Dall’individualismo alla logica trinitaria

La carne, secondo Paolo, porta all’egoismo: si pensa per sé, al proprio interesse; tutto è in funzione del proprio tornaconto. È facile verificare come questo accada anche nell’apparente socialità promossa dalla tecnologia: gli scenari dei social media sono una fiera di edonismo narcisistico, di vanità, di idolatria. La rincorsa al «mi piace» rivela un’insicurezza profonda, che necessita di continue conterme e approvazioni, fino a diventare una sorta di dipendenza patologica. È un individualismo all’ennesima potenza quello delle comunità virtuali, proprio in quanto mascherato da condivisione. Non si considera l’altro in quanto altro, ma solo per il suo potere di approvare o condannare, di fischiare o applaudire, in una sorta di talk show infinito, da cui emerge un’immagine sfigurata della dignità della persona.

L’icona della Trinità, di Andrej Rublev, si pone agli antipodi di questo quadro deprimente: i tre Personaggi si guardano l’un l’altro in una contemplazione amorosa ed estatica. Ecco dove nasce e si radica la vera immagine dell’uomo, la sua vocazione a superare se stesso per approdare all’altro, per passare all’altra riva, come dice Gesù nel Vangelo. Tutto ciò che siamo, dobbiamo vederlo alla luce di questo kenegdo, occhi negli occhi; che appare, nella Bibbia, in seguito alla creazione della donna: non un aiuto per l’uomo, come recita una traduzione insufficiente, ma un volto da contemplare con meraviglia ogni volta rinnovata. Solo il Dio Trinità permette il passaggio a questa logica nuova, il cui senso è: «Mai senza l’altro».

Frammenti di Cinema # 88

Ci sono film che restano in bilico tra fantascienza e distopia. Esemplare è Megalopolis (2025) l’ultima opera monstre di Francis Ford Coppola. Che film è? Una profezia, un incubo, una visione? La forma è irrisolta, ed infatti, nonostante il grande regista abbia progettato e lavorato per molti anni intorno a questa opera, il risultato è davvero modesto. La scelta del parallelismo con la decadenza dell’Impero Romano, con l’uso dei nomi e l’adattamento di quel mondo ad una civiltà del futuro da all’intero impianto un costante tono da parodia. All’opposto, inquietante per la capacità grottesca e cinica di ingrandire tratti distopici del nostro presente fino al parossismo è Triangle of Sadness di Ruben Ostulund, vincitore a Cannes nel 2022. Con un tocco di leggerezza che lo alleggerisce e un’apertura alla fisica quantistica, il triangolo-della-tristezza (lo spazio tra le sopracciglia) mi ha fatto pensare a Serenity – L’isola dell’inganno (2019) di Steven Knight. L’ultimo film di Liliana Cavani, L’ordine del tempo (2023) addirittura, azzarda a portare al cinema un saggio sulla fisica di Carlo Rovelli. Ma anche in questo caso, l’esito è negativo. Non parodistico, ma patetico, bilanciato solo dal rispetto per una grande regista ancora al lavoro, malgrado l’età.

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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giansalvo Pio Fortunato

Il sogno decadente chiama le macchie vestite sulla pelle. E noi siamo negli scatti, creando il cielo fino all’inverosimile. In questo progetto trionfa la compattezza: la geografia delle vite che empatizza con gli sfollati, tutto d’un fiato, e la parola di Gerico che si lascia andare, nelle acque che desiderano di essere sommerse. Venite o monti dell’Apocalisse, calate le nubi costruite per la catena di montaggio. Venite o venti dell’Oreb. Venite, festanti. Mentre il mondo chiama di gioia il dorso. Mentre il mondo gioca a fare la fame. Continua a leggere→

Sara Bini, “Ultrafania” e “Cristalli”

Articolo di Giovanni Agnoloni

Sara Bini, Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) e Cristalli (Interno Libri, 2024)

“Nel bosco”

Vento
Il verde tetto di foglie
mi riparerà dai pensieri tristi

Dolore
Questo è tutto ciò che sento

Le ombre danzano
sul sentiero sassoso

Curva Parabolica
ancora ricordi
La Vecchia Quercia piange
Quei giorni di mille anni fa.

(da Ultrafania, p. 16)

Se dovessi trovare un termine capace di contenere in sé tutte le sfumature stilistiche ed emozionali di questa raccolta di versi di Sara Bini – Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) –, sceglierei la parola “ballata”. Forma poetica di origini medievali, fin dalle sue origini è stata legata al canto e alla danza, passando attraverso molteplici tradizioni nello spazio e nel tempo, fino ad approdare oggi alla musica rock, dove generalmente connota un pezzo lento e legato – come il suo antecedente poetico – al tema dell’amore e delle passioni.

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POESIA E POLITICA. 6. Speranza SERRA

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]   

*

 

Ancora il quaderno, il corpo,

lo spazio interno che trabocca

e cerca approdo,

l’agenda zeppa di detriti, mozziconi

di pensieri e frasi; Continua a leggere→

Aimé Césaire

di Giorgio Stella

Anno nuovo

Gli uomini hanno ritagliato nel loro dolore un fiore e lo
hanno alloggiato sugli alti pianori della faccia
la fame gli prepara un baldacchino
l’ultima lacrima dissolve un’immagine
hanno bevuto fino all’orrore feroce
i mostri ritmati dalle schiume
In quel tempo
si produsse una
indimenticabile
metamorfosi
i cavalli portavano qualche sogno sugli zoccoli
grosse nubi d’incendio si curvavano a fungo
su tutte le pubbliche piazze
fu una peste meravigliosa
sul marciapiede il minimo riverbero ruotava la sua testa
di faro
quanto all’avvenire anofèle vapore caldo sibilava nei giardini
In quel tempo
la parola ondata
la parola sole mobile
la parola trucioli
cospirarono per la prima volta
Fu l’anno in cui i germi dell’uomo
si scelsero
nell’uomo il tenero passo di un
cuore nuovo

La scuola di Serena Bedini 5. Scrivere è un atto di responsabilità

Scrivere è un atto di responsabilità

Scrivere è un atto di responsabilità. Alcuni si chiederanno verso chi e probabilmente risponderanno quasi in automatico “verso il pubblico” o “verso la società” a seconda del tema trattato o del messaggio che si intende trasmettere. Il fatto è che scrivere è un atto di responsabilità verso i personaggi, prima ancora che verso i lettori. Quando si comincia a scrivere una storia occorre tenere presente che essa sta già vivendo attraverso i personaggi che la animano e che la vivono nella mente dell’autore. Cominciare dunque un romanzo e lasciarlo dopo le prime pagine significa di fatto soffocare quella vita, far tacere quanti la stanno vivendo, relegandoli nell’oscurità e nel vuoto della dimenticanza. Scrivere significa permettere ai personaggi di esistere e di prendere corpo, sembianze e di assumere un pensiero. Questo è il motivo per cui scrivendo avvertiamo la fatica di narrare. Sentiamo quanto sia arduo il lavoro che dovremo compiere non già in quanto la scrittura richiede solitudine e raccoglimento, quanto più perché quasi freneticamente si presentano nella nostra mente immagini, parole, frasi, situazioni che compongono la storia e i personaggi gridano la loro necessità di esprimersi, di compiere gesti, di muoversi, di apparire e di vestire i ruoli che sentono di dover impersonare. Allora ricerchiamo quasi affannosamente una pausa, un momento di riflessione perché quel turbinio di sentimenti, emozioni, istanti di vita ci stordisce, ci spaventa, ci fa credere di non riuscire a dare un ordine, un senso compiuto a tanta materia viva. Ed è in quel momento, quando temiamo di non essere in grado di gestire tutto e sentiamo la necessità di fuggire e di lasciare incompiuto il racconto appena iniziato che dobbiamo ricordarci dell’atto di responsabilità che abbiamo “sottoscritto” cominciando a narrare. Sarà proprio il senso del dovere, il rispetto verso la storia, a riportarci quasi d’imperio a scrivere, a renderci meno pesante il compito e a farci terminare quel romanzo, permettendo ai personaggi di esistere. Ci ricorda non a caso Pirandello: “[…] si nasce alla vita, in tanti modi, in tante forme: albero o sasso, acqua o farfalla…. o donna. E […] si nasce anche personaggi!” (Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore).

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

«Ecco, faccio nuove tutte le cose»  [Ap21,5]

 

Matisse

«Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato,e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» [Gv 13,31-33a.34-35] Continua a leggere→

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Lo stato delle cose di Sepp Mall (Il Ponte del Sale, 2024)

 

 

di Pasquale Vitagliano

La poesia di Sepp Mall è una scoperta benaugurale. Sono entrato nel suo mondo verbale e ne sono stato affascinato. Il Ponte del Sale propone una raccolta di suoi testi, Lo stato delle cose (2024), tradotte dal tedesco in italiano da Stefano Zangrando e Sonia Sulzer. Come scrive Zangrando nella postfazione, nato a Curon Venosta nel 1955, “è il maggior scrittore italiano di lingua tedesca vivente”. Dunque, non è superfluo precisare che il giudizio ha a oggetto il testo tradotto. In ogni caso, altro rispetto a quello nella lingua-madre. Tuttavia, il passaggio non è un azzardo. La sponda non è deviazione. Infatti, lo stesso autore riconosce che i due traduttori sono riusciti a “traghettare la lingua, sana e salva fino a un altro lido”. E suoi versi hanno parlato anche a noi. Che cosa ne sappiamo (noi)/ dei sogni degli oggetti (…) Che ne sappiamo/ : dei loro sogni/ della loro/ voglia/ dei coltelli/ sedie nelle stanze abbandonate/ Quanto dobbiamo esser loro estranei/ e di peso.

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Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 2. Thierry Metz

Dire una nuvola per opporsi all’abisso: Thierry Metz

23 giugno. Le mie mani si aprono a stella come se mi avvicinassi al fuoco. A un braciere. All’interno, si consuma il reale.
Qui si possiedono i gesti del nomade, si è fuori, sulla sabbia. Nel provvisorio.
Come abitare un luogo così?

*

27 giugno. Mostrare nient’altro che l’istante. La pietra, l’uomo, l’arcobaleno. Le parole che si radunano qui. Che mi riportano qui. È tutto.

Rintanato nell’emergenza.

Con poco.

Pala. Piccone.

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La vita desta, di Giovanni Scarafile. 5

Il dolore del mancato ascolto

Quante volte abbiamo parlato e ci siamo accorti che le nostre parole rimbalzavano come su una parete di vetro, senza mai raggiungere davvero l’altro? Cosa accade dentro di noi quando, in mezzo a una conversazione, realizziamo improvvisamente che siamo diventati invisibili e che al nostro posto potrebbe esserci chiunque altro?

L’inaudalgia – questo dolore del mancato ascolto – è quella sottile ferita emotiva che si apre quando ci rendiamo conto di non essere veramente ascoltati, ma semplicemente uditi. Non è la semplice frustrazione per un’incomprensione passeggera, ma un’esperienza più profonda di estraneità: è il riconoscimento che, per l’interlocutore, siamo diventati interscambiabili, sostituibili, ridotti a una funzione all’interno di uno schema comunicativo prestabilito. Nel mio libro La spina nella carne. Cinque lezioni sul dialogo l’ho definita una «forma di invalidazione esistenziale». Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Pasquale Vitagliano

A cosa serve la poesia? A nulla verrebbe da dire. Tutta l’arte è inutile. E’ fine a se stessa. In questo trova il suo grande valore. Penso che non si possa dire la stessa cosa della parola poetica. Rispetto ad altre forme artistiche, che spesso godono di mediazioni esterne al pensiero e al sentimento umano, la poesia ha qualcosa in meno e qualcosa in più. In meno ha la potenza espressiva. Il verso scritto è debole e solitario. All’opposto, pensate al cinema. Non c’è confronto. Anche rispetto alla narrativa, la poesia arranca. Non c’è trama che possa supportarla. D’altra parte, la poesia ha qualcosa in più. Ha un accesso diretto alla verità. La poesia è luce. Illumina la reale sostanza delle cose. In questo la poesia, quando è autentica, onesta direbbe Saba, è sempre civile. La poesia è la lingua della nostra corda seria. Per questo può aiutarci a costruire mondi migliori. Continua a leggere→