Levate quella pietra!…
Vale per tutti quanti noi,…o quasi;
Qualcosa ci impedisce di “elevarci”,sollevarci,svegliarsi da quel torpore che ci impedisce di esprimerci, di offrirsi,donarsi,farsi partecipi dentro il PROGETTO ,…quasi per la superficialità con cui ci approcciamo a questo incontro!…
Forse per paura di venirne catturati, presi dallo stupore dei profondi contenuti di certa “PAROLA”, che poi si tramuta in “AZIONE”, che ,ci rendiamo conto,quanto le due cose siano “catalizzanti”!
…Il peso di quella pietra….
La paura di “perdere se stessi”, che sarebbe proprio ciò che LUI ci chiede in “tutte le salse” percorrendo le righe,le pagine,che ad un attento ascolto,riescono a restare scolpite,come antichi geroglifici,sulla carne dei nostri cuori!…presi,catturati!…Cercando la fuga da certe paure nascoste nel nostro intimo, che ci impediscono di vivere una esperienza di FEDE in maniera autentica e soddisfacente,scevra da quelle remore dettate da un mondo la cui competitività sociale ci trattiene dallo scegliere il vivere in maniera libera , trasparente, la personale vita cristiana!
LEVATE quella pietra!…
Preme quel peso,sul nostro petto,sui nostri cuori,ad impedirci di respirare il “profondo profumo”di quel “Ruah” che attraversa il nostro vivere quotidiano;…lo percepiamo,nella mente e nel cuore,…ma quella “pietra” impedisce anche il passaggio a quel “soffio silenzioso” che ci riempirebbe di VITA!…
LEVIAMO quella pietra…
si accenderà davanti a noi quella lama di LUCE che illuminò l’orizzonte alla ALBA di quella DOMENICA MATTINA….
Solo Luigi poteva leggere così, proprio come avevo sognato. Ci tengo tanto a questo brano. Per me la messa è questa. Grazie a chi ha commentato e a chi commenterà.
Bello. Il “dietro le quinte” di una Messa, un po’ Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” di Oliver Stone. La chiesa fredda, il bambino che piange, il segnale convenuto, il nemico alle spalle, l’altra sponda da raggiungere. Levate la pietra. L’attesa infinita di un corpo coperto di bende chiamato ad uscire.
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Splendido il brano, ottima l’interpretazione.
Grazie ad entrambi!
Levate quella pietra!…
Vale per tutti quanti noi,…o quasi;
Qualcosa ci impedisce di “elevarci”,sollevarci,svegliarsi da quel torpore che ci impedisce di esprimerci, di offrirsi,donarsi,farsi partecipi dentro il PROGETTO ,…quasi per la superficialità con cui ci approcciamo a questo incontro!…
Forse per paura di venirne catturati, presi dallo stupore dei profondi contenuti di certa “PAROLA”, che poi si tramuta in “AZIONE”, che ,ci rendiamo conto,quanto le due cose siano “catalizzanti”!
…Il peso di quella pietra….
La paura di “perdere se stessi”, che sarebbe proprio ciò che LUI ci chiede in “tutte le salse” percorrendo le righe,le pagine,che ad un attento ascolto,riescono a restare scolpite,come antichi geroglifici,sulla carne dei nostri cuori!…presi,catturati!…Cercando la fuga da certe paure nascoste nel nostro intimo, che ci impediscono di vivere una esperienza di FEDE in maniera autentica e soddisfacente,scevra da quelle remore dettate da un mondo la cui competitività sociale ci trattiene dallo scegliere il vivere in maniera libera , trasparente, la personale vita cristiana!
LEVATE quella pietra!…
Preme quel peso,sul nostro petto,sui nostri cuori,ad impedirci di respirare il “profondo profumo”di quel “Ruah” che attraversa il nostro vivere quotidiano;…lo percepiamo,nella mente e nel cuore,…ma quella “pietra” impedisce anche il passaggio a quel “soffio silenzioso” che ci riempirebbe di VITA!…
LEVIAMO quella pietra…
si accenderà davanti a noi quella lama di LUCE che illuminò l’orizzonte alla ALBA di quella DOMENICA MATTINA….
Solo Luigi poteva leggere così, proprio come avevo sognato. Ci tengo tanto a questo brano. Per me la messa è questa. Grazie a chi ha commentato e a chi commenterà.
Grazie! X fortuna ho questo libro… Pag. 77/ 79 questo biblico testo.
Questo brano e’ un piccolo capolavoro dello scrittore, un esercizio di grande maestria da parte di chi interpreta, un balsamo per chi legge.
Grazie
Bello. Il “dietro le quinte” di una Messa, un po’ Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” di Oliver Stone. La chiesa fredda, il bambino che piange, il segnale convenuto, il nemico alle spalle, l’altra sponda da raggiungere. Levate la pietra. L’attesa infinita di un corpo coperto di bende chiamato ad uscire.