La scuola di Serena Bedini 5. Scrivere è un atto di responsabilità

Scrivere è un atto di responsabilità

Scrivere è un atto di responsabilità. Alcuni si chiederanno verso chi e probabilmente risponderanno quasi in automatico “verso il pubblico” o “verso la società” a seconda del tema trattato o del messaggio che si intende trasmettere. Il fatto è che scrivere è un atto di responsabilità verso i personaggi, prima ancora che verso i lettori. Quando si comincia a scrivere una storia occorre tenere presente che essa sta già vivendo attraverso i personaggi che la animano e che la vivono nella mente dell’autore. Cominciare dunque un romanzo e lasciarlo dopo le prime pagine significa di fatto soffocare quella vita, far tacere quanti la stanno vivendo, relegandoli nell’oscurità e nel vuoto della dimenticanza. Scrivere significa permettere ai personaggi di esistere e di prendere corpo, sembianze e di assumere un pensiero. Questo è il motivo per cui scrivendo avvertiamo la fatica di narrare. Sentiamo quanto sia arduo il lavoro che dovremo compiere non già in quanto la scrittura richiede solitudine e raccoglimento, quanto più perché quasi freneticamente si presentano nella nostra mente immagini, parole, frasi, situazioni che compongono la storia e i personaggi gridano la loro necessità di esprimersi, di compiere gesti, di muoversi, di apparire e di vestire i ruoli che sentono di dover impersonare. Allora ricerchiamo quasi affannosamente una pausa, un momento di riflessione perché quel turbinio di sentimenti, emozioni, istanti di vita ci stordisce, ci spaventa, ci fa credere di non riuscire a dare un ordine, un senso compiuto a tanta materia viva. Ed è in quel momento, quando temiamo di non essere in grado di gestire tutto e sentiamo la necessità di fuggire e di lasciare incompiuto il racconto appena iniziato che dobbiamo ricordarci dell’atto di responsabilità che abbiamo “sottoscritto” cominciando a narrare. Sarà proprio il senso del dovere, il rispetto verso la storia, a riportarci quasi d’imperio a scrivere, a renderci meno pesante il compito e a farci terminare quel romanzo, permettendo ai personaggi di esistere. Ci ricorda non a caso Pirandello: “[…] si nasce alla vita, in tanti modi, in tante forme: albero o sasso, acqua o farfalla…. o donna. E […] si nasce anche personaggi!” (Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore).

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