POESIA E POLITICA. 6. Speranza SERRA

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]   

*

 

Ancora il quaderno, il corpo,

lo spazio interno che trabocca

e cerca approdo,

l’agenda zeppa di detriti, mozziconi

di pensieri e frasi;

il corpo trattiene i gesti intorno al pozzo

e sono oasi, le mie isole di silenzio.

Rare soste.

 

Nomi collettivi spiaggiano sul cuscino

dalle cornici degli usci chiusi

landscapes di città in rovina

sguardi sporchi di immondizie,

sopravvissuti vagano senza nome:

il quaderno,

ground zero dopo le ruspe.

 

*

 

Noi stiamo qua

e là sta il mondo,

i morti di altri luoghi;

l’orrore,

seppure tenuto a debita distanza,

approda dallo schermo

nella stanza tutta.

 

Se distogli lo sguardo

dal cimitero della riva

trovi l’aiuola di casa,

il verde nuovo delle foglie,

il rosso fiorito del geranio

sul davanzale in vaso;

ma lo sguardo è fisso

la consolazione un belletto

dipinto sulle guance ceree

della sorte.

 

La ruota della storia gira:

il suo occhio ci fissa

e non c’è scampo.

 

 

*Dalla Silloge Oltre la stanza, Eretica Edizioni, 2023

 

*

 

Occupano la nostra mente,

a tempo effimero e intermittente,

visi smagriti di gente sperduta,

occhi annegati in lacrime trattenute,

(acqua dal corpo non puoi sprecare

se attraversi il deserto).

 

Nel numero si perde la pietà

che distingue il patronimico dalla folla

e non bastano le mani brulicanti

dei soccorritori

 

irraggiungibile alla cura è la pelle,

arsa dal freddo e dal petrolio in stiva

esausta dal pellegrinaggio

verso un mondo vuoto di mete,

orfano di santi, il nostro mondo

in cui ogni giorno tramonta

sole e compassione.

Qui il desiderio di fare il Bene

è esercizio di pensiero astratto.

Muti, afflitti e comodi,

ancorati alle consuetudini

come ai divani nelle nostre case.

 

Stupidi, di uno stupore

che non conosce il sapore

della rabbia, la vertigine

dell’indignazione.

 

Inedito

 

*

 

Gli insetti annegano nell’acqua che doveva dissetarli.

 

La pozza riflette il cielo,

l’illusione tradita del volo, replica mendace delle nuvole

dipinte con finto bianco al suolo.

Così galleggiano nembo cumuli di panna e spuma.

 

Le ali fradice,

gli esoscheletri come scafi allagati vanno a fondo,

pietre nelle pance.

 

Corazze di scaglie inutili, carrozzerie impilate a torri,

lamiere zincate ai corpi.

 

Di lato muri crollano,

dighe non fanno argini

alle città arroganti,

 

liquefatte le mappe delle strade.

 

Antenne protese in aria non assumono respiro,

non hanno sguardo.

Prede impantanate, gli insetti, dopo la pioggia

soffocano nel fango.

 

Umani, dopo l’alluvione, gli somigliano.

 

Inedito

 

*

 

Questo luogo è ingiusto: pulito, asciutto.

La pagina bianca su cui scrivo è insulto al nero del fumo,

al rosso del sangue, alla fame incoercibile,

al rumore accecante che rimbomba dal cielo;

comete di natale, i razzi su Gaza,

promesse di morte mantenute.

 

Esangue la bambina della foto,

le braccia sui fianchi, spezzate,

al polso un gioco di perline colorate,

livide le labbra sul respiro ghiacciato.

 

Ha capelli gonfi di nuvole,

(con il vento giocava a rincorrersi prima della bomba).

 

Il padre, piegato a supplicare la Terra, a maledirla,

la tiene avvinta al grembo,

con dita tremanti libera gli occhi

dai ciuffi scomposti

cerca l’ultimo sguardo

sull’orlo delle ciglia.

 

Lui, nessuna lacrima più

a lavare il viso.

 

Inedito

 

*

 

L’epilogo precipita nel prologo

per dare nuova fine alla stessa storia.

I torti immersi nella sabbia delle clessidre e disidratati,

gli sporadici eroismi come rush cutanei a lenire

le abiezioni quotidiane, la mite pazienza matura inerzia,

resa senza opposizione alla pigrizia: fossili i nostri giorni e le coscienze.

Annaspiamo nell’angoscia

dei tempi come nella cronaca nera,

con sensi assuefatti, cullati dalle onde di una tenera idiozia,

voltiamo la faccia al cielo per tenere nota dell’ultimo tramonto.

Andati gli ospiti stranieri, consumata l’ipocrita accoglienza,

la crudeltà è noia, l’arte inaridita in croste e schermi.

 

È un dono disgraziato la poesia.

Solo, puoi andare a capo, tornare indietro per capire,

impossibile. Gli armadi delle illusioni

gonfi di muffa, i cassetti

della speranza spalancati,

la loro bocca un ghigno

senza denti, a masticare

il vuoto.

Qui l’epilogo di un vecchio prologo in ristampa

con gli stessi errori.

 

La casa è in vendita.

 

 

Inedito

 

*

 


Nuovo anno: ricicliamo il buono

di quello passato, prima di calpestare

il solco dei giorni sul calendario.

Concediamoci un altro inizio

senza l’urgenza di sacrificare

esseri senzienti al dio del Rito.

Pratichiamo la consuetudine degli Auguri,

senza frugare viscere ancora calde di vita

per indovinare responsi al disporsi ambiguo delle costellazioni.

(neri stormi in volo, da oriente arriva il terrore,

così la luce, il sole),

 

Consenzienti alla superstizione della linearità del tempo,

del nastro trasportatore del fato (noi portati, inanimati e inerti),

a negare il groviglio della simultaneità’,

l’enigma dell’empatia, l’insopportabile

contemporaneità degli eventi: noi qui, loro lì.

 

Tra i fortunati di questo emisfero, l’angoscia della solitudine

oltre i concerti di Capodanno.

E pure, conserviamo mani fresche di parole,

aperti i palmi all’altro, sia bestia, pietra,

pianta o umano.

Scriviamo: che si alzi un canto ogni tanto,

per chi voce non ha davvero, né auguri ricevuti.

 

 

Inedito

 

*

 

Brevi note biografiche: Laurea in Materie Letterarie, sposata, una figlia;

insegnante di scuola primaria in pensione.

Animatrice culturale per la promozione della lettura e organizzazione di festival letterari.

 

Partecipazione come autrice ad eventi e manifestazioni:

  • Nel 2008 e nel 2009 simposio di arti La materia ha l’anima organizzato dal comune di Belvì. Alla manifestazione hanno partecipato: Giusy Quarenghi, Antonella Anedda, Paolo Pillonca, Rosa Alice Branco, Gabriella Musetti
  • La manifestazione è stata riproposta nel 2022 con le poetesse Stefania Lai, Anna Cristina Serra
  • 2011 Residenze Estive, Associazione Almanacco d’Oro, Trieste

 

Pubblicazioni:

  • racconto “I had a dream”, rivista Aree, Febbraio 2005.
  • “Ci vediamo domani”, raccolta “Un manga alla Banana” edizioni Segnavia, 2004.
  • “Fuga”, raccolta “Doppio Misto”, Centro Regionale Biblioteche Ragazzi, Cagliari, 2007
  • poesia “Nel silenzio…” raccolta Abbracciamondo, Ludo edizioni, 2020
  • Il racconto “In terza persona”, finalista al concorso Giulio Angioni, pubblicato nella collana del premio.
  • silloge poetica Oltre la stanza, Eretica edizioni, 2023

 

Testi teatrali:

  • “Tengo muy tiempo che vida”, piece teatrale dedicata a Tina Modotti, messa in scena in occasione della mostra fotografica dell’artista, organizzata a Sassari nell’aprile 2007.
  • testi per spettacoli musical/teatrali messi in scena dall’associazione culturale Laborintus; ? Storie di Vite, 2010 (Man di Nuoro e al teatro Civico di Sassari)

? Mistero nero, 2016 monologo dedicato alla cantante Billie Holiday, messo in scena dal 2016 ad oggi in diversi contesti teatrali e di festival.

? Poesie e racconti per un Reading letterario, festival Florinas in giallo, 2020

Orfeo a passeggio, spettacolo di danza, musica e testi a cura dell’Associazione Laborintus, 2025

 

 

 

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