Dall’individualismo alla logica trinitaria
La carne, secondo Paolo, porta all’egoismo: si pensa per sé, al proprio interesse; tutto è in funzione del proprio tornaconto. È facile verificare come questo accada anche nell’apparente socialità promossa dalla tecnologia: gli scenari dei social media sono una fiera di edonismo narcisistico, di vanità, di idolatria. La rincorsa al «mi piace» rivela un’insicurezza profonda, che necessita di continue conterme e approvazioni, fino a diventare una sorta di dipendenza patologica. È un individualismo all’ennesima potenza quello delle comunità virtuali, proprio in quanto mascherato da condivisione. Non si considera l’altro in quanto altro, ma solo per il suo potere di approvare o condannare, di fischiare o applaudire, in una sorta di talk show infinito, da cui emerge un’immagine sfigurata della dignità della persona.
L’icona della Trinità, di Andrej Rublev, si pone agli antipodi di questo quadro deprimente: i tre Personaggi si guardano l’un l’altro in una contemplazione amorosa ed estatica. Ecco dove nasce e si radica la vera immagine dell’uomo, la sua vocazione a superare se stesso per approdare all’altro, per passare all’altra riva, come dice Gesù nel Vangelo. Tutto ciò che siamo, dobbiamo vederlo alla luce di questo kenegdo, occhi negli occhi; che appare, nella Bibbia, in seguito alla creazione della donna: non un aiuto per l’uomo, come recita una traduzione insufficiente, ma un volto da contemplare con meraviglia ogni volta rinnovata. Solo il Dio Trinità permette il passaggio a questa logica nuova, il cui senso è: «Mai senza l’altro».

Disattenzione
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro,
incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure
(e qui un paragone che mi è mancato).
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno
più giovane,
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia era
come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La Terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
Wislawa Szymborska