
di Pasquale Vitagliano
La poesia di Sepp Mall è una scoperta benaugurale. Sono entrato nel suo mondo verbale e ne sono stato affascinato. Il Ponte del Sale propone una raccolta di suoi testi, Lo stato delle cose (2024), tradotte dal tedesco in italiano da Stefano Zangrando e Sonia Sulzer. Come scrive Zangrando nella postfazione, nato a Curon Venosta nel 1955, “è il maggior scrittore italiano di lingua tedesca vivente”. Dunque, non è superfluo precisare che il giudizio ha a oggetto il testo tradotto. In ogni caso, altro rispetto a quello nella lingua-madre. Tuttavia, il passaggio non è un azzardo. La sponda non è deviazione. Infatti, lo stesso autore riconosce che i due traduttori sono riusciti a “traghettare la lingua, sana e salva fino a un altro lido”. E suoi versi hanno parlato anche a noi. Che cosa ne sappiamo (noi)/ dei sogni degli oggetti (…) Che ne sappiamo/ : dei loro sogni/ della loro/ voglia/ dei coltelli/ sedie nelle stanze abbandonate/ Quanto dobbiamo esser loro estranei/ e di peso.
Questi testi, scritti e giù pubblicati in singole raccolte tra il 1992 e il 2020, derogano al poetico, ma attendono alla poesia. Intendo dire che non ho trovato – finalmente, aggiungo – alcunché di poetico come postura e affabulazione verbale. Vive, invece, la poesia, come linguaggio autonomo, e, a maggior ragione, come lingua, diversa rispetto alla nostra. Eppure, non è antilirica. L’armonia complessiva persiste ma senza alcuno stratagemma. E’ poesia allo stato puro, nel senso che, come l’orecchio assoluto, raggiunge il punto estremo di connessione tra forma e contenuto. Lo fa con naturalezza e onestà. Come/ posso spiegare/ che cos’è per me una parola/ come primavera. Ciò che spaventa Sepp Mell non è il caos ma l’oblio. La sua poesia è una forma di resistenza contro il tempo che passa, con la malinconica coscienza dell’inanità di questo sforzo. Per questo, mi sembra, che lo spazio è una qualità del tempo. Da qui, forse, il senso dell’uso della barra / come segno grafico, una cesura che si alterna al verso, in un doppio passo della pausa e del silenzio. Mi consola trovare in questi versi un rapporto ontologico con la natura, in generale con gli ambienti esterni e con gli oggetti. Esistono, possiedono un vita propria, non raffigurano, né corredano un (super) io-poetico mimetizzato. Invece, coesistono, sono in relazione con la nostra umanità. Lo stato delle cose possiede un proprio ordine naturale, che è lo stesso delle stagioni. Questa ciclicità, che la poesia riesce a fermare e a esaltare, è l’unico rimedio che possediamo contro la vanità di tutto. E le cose/ inamovibili/ nel loro silenzio/ cantano la tua canzone. Grazie all’azione dello spazio, il tempo assume la forma della grazia. La lettura delle poesie di Sep Mall arreca alla fine una sensazione di sollievo. Queste corrispondono perfettamente alla definizione che ne dà Barthes. Non cercano il senso delle parole, ma il senso stesso delle cose.
