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La distanza

Parlare di santità, oggi, fa ridere. Cos’è rimasto di una realtà che sembra ridotta a fantasia, a delirio di menti arretrate? È qui che si tocca con mano la lontananza da noi stessi, la distanza da Dio. Lui è ancora lì, a scrutare una strada deserta, in attesa del ritorno possibile, testardamente sognato.

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Istante


Gesù attende le anime: è l’Emmanuele nei fatti, non per modo di dire. La Sua vicinanza ci fa santi, se invochiamo lo Spirito, se lasciamo che l’amore penetri ogni cellula, se accettiamo che Dio sia il respiro di ogni istante.

Specchio


Cosa vediamo nello specchio? Si parte dall’io, questa entità che vuole sempre prendere per sé. Il cammino sta nel vedere, all’interno dello specchio, il volto di Cristo. Non sono più io che vivo, dice san Paolo. Il modo più bello di specchiarsi è nella santità.

Santità


Noi nasciamo per la santità, ma nessuno è obbligato. Il bello di Dio è che lascia liberi, perché sa che non esiste amore senza libertà. Non bisogna mai cedere a ricatti: se qualcuno intende costringere con qualsiasi forma di violenza, anche sottile, è il nemico, non è Dio.

I colori della santità, di Prisco De Vivo

 

Ogni qualvolta  che mi sono trovato a visitare antichi sotterranei di chiese remote, invasi dal buio, ho spesso pensato che la santità portasse con sé un qualche colore… un colore all’anilina, ad esempio, luminosissimo, tutt’uno con i fondali, e al lapislazzuli, nella tonalità più prossima all’azzurrite, il cui carbonato di rame fa di colpo intensa qualsiasi atmosfera di un dipinto.

Nei miei sogni, poi, se vi affiora del viola, è come se mi sentissi in rima con certe atmosfere mistiche: luce penitenziale, auspicio di conversione; … l’ineguagliabile viola di Quaresima, dei miei giorni di adulto e di bambino…

Colori e metamorfosi di toni su tavole di martiri e santi che sin dall’infanzia mi han rapito e affascinato. 

Il sangue dei martiri, il rosso ciliegia che colando dal seno ferito di sant’Agata macchia il flammeum, il velo color fiamma che portavano le consacrate: colori s’imprimono infiniti ed eterni, estatici all’occhio della mente. 

Vero è che la santità ha molti colori. O non ne ha alcuno, nessuno dei nostri, di quelli terrestri. Con san Paolo: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1Cor 2,9).

 

 

Colori


Abbiamo i mezzi per farci santi, anche se li trascuriamo. Dio ci ama e vuole che realizziamo il nostro potenziale, è impensabile credere di non avere una strada avanti a noi. La via è Cristo, fiducia, carità, speranza, un cuore che si apre a questo dono colore del cielo.

Santi


Non dobbiamo essere angeli: quello, magari, lo saremo. Dobbiamo essere santi così come siamo, con la natura assegnata dal Creatore di tutto. È bello essere sé stessi in quanto di più alto esista sulla terra: dà un sapore diverso ad ogni cosa.

Musica


Siamo fatti per la santità, anche se la cosa non ci piace. Più la sentiamo lontana, più vuol dire che le nostre corde sono sensibili ad altri spartiti, ad altre melodie. Dovremmo cominciare a impratichirci con la musica di Dio.

Santi

Santo vuol dire separato. Bisogna prendere le distanze dai luoghi comuni, dalle frasi fatte, dalla vita programmata dall’esterno. Santità è separazione da sovrastrutture accumulate in anni di ignavia, è presa di contatto consapevole con la propria identità.

Per dono

Non siamo angeli né animali. Siamo natura soggetta a degradarsi o a lasciarsi trasformare dalla grazia. La scelta è nostra, nonostante i limiti. È bello pensare che quanto sta a noi possiamo farlo. Un contributo a una santità possibile per dono.

Semplice

Essere più santi di ieri: è questo il nostro compito, giorno dopo giorno. La grazia dona e noi le andiamo incontro, con il libero arbitrio. La vita cristiana è più semplice di quanto si pensi, ma è la semplicità di Dio, solo Lui può farcene partecipi.