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Buona lettura 32: “La donna con la pistola” di Bruno Vallepiano

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Il lettore ormai sa che il professore di filosofia Mauro Bignami possiede un’innata curiosità per il mistero e non resiste alla tentazione di pescare nel buio.

E quindi non si stupisce se l’incontro con un’anziana signora – Lorenza Borghelli, che mostra a Bignami un revolver dopo avergli chiesto un’informazione e confessato di aver ucciso un fantomatico “Tarcisio” – non lo abbandona, diventando vera e propria ossessione quando la donna viene trovata morta. Suicidio? Omicidio? Si scatena così lo spirito indagatore di Mauro Bignami che lo porta a scoprire un torbido passato.

In La donna con la pistola (Golem edizioni) Bruno Vallepiano ci regala una storia dinamica, che incuriosisce e gioca tra avvenimenti, coincidenze e misteri del passato, in un ritmo che cresce di pagina in pagina verso il finale rivelatore di scomode verità: uno spaccato di una vicenda di malagiustizia che, a partire dal mistero da risolvere, si dipana attraverso sorprendenti colpi di scena.

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Soltanto le spine (Alberto Stasi)

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da qui

Per noi è un giallo, magari avvincente: chi sarà stato? Quali prove fanno propendere per l’una o l’altra soluzione? Siamo in attesa della novità, del dettaglio che poteva essere sfuggito, quello che incastra una volta per tutte il colpevole di turno. Un gioco. E’ la tensione che fonda il successo del thriller, anche quello nobile, come Il nome della rosa, uno sguardo ludico sulle geometrie brillanti del delitto. Ma dalla parte della storia la vista è diversa, si affaccia sull’angolo oscuro dei rifiuti, il tanfo dei residui rancidi, l’angoscia senza nome, che della rosa non ha più le tracce del profumo che fu, ma soltanto le spine.