Elisabetta Sancino, L’ocra in punta di lingua, (Ronzani- LietoColle, maggio 2023)
Quella di Elisabetta Sancino è una poesia che si apre oltre la soglia della convenzione, della rabbia e della paura, rappresenta l’Aperto rilkiano ovvero quello che la creatura vede “con tutti gli occhi”.
Una poesia terrigna, con una capacità di evocazione, anche lirica, struggente e originale.
Perciò non consente facili etichette, restia a categorie e a collocazioni rassicuranti.
Vortica con il nostro vorticare di creature capaci di interrogare il senso e il non-senso delle cose, l’enigma del teatro del mondo a partire da esperienze brucianti e da una psicologia ritratta nella sua pullulante proliferazione di echi. L’io esplode, si disperde, e viene assorbito dai versi che fanno da tramite fra l’introspezione, il corpo e il paesaggio; il fuori viene alla fine reso possibile e per questo la narrazione ha una ‘scansione esplosa’, espressione di un movimento di formazione, di scoperta e di esperienza in divenire. Continua a leggere



