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L’ocra in punta di lingua, di Elisabetta Sancino

di Rosa Salvia

Elisabetta Sancino, L’ocra in punta di lingua, (Ronzani- LietoColle, maggio 2023)

Quella di Elisabetta Sancino è una poesia che si apre oltre la soglia della convenzione, della rabbia e della paura, rappresenta l’Aperto rilkiano ovvero quello che la creatura vede “con tutti gli occhi”.
Una poesia terrigna, con una capacità di evocazione, anche lirica, struggente e originale.
Perciò non consente facili etichette, restia a categorie e a collocazioni rassicuranti.
Vortica con il nostro vorticare di creature capaci di interrogare il senso e il non-senso delle cose, l’enigma del teatro del mondo a partire da esperienze brucianti e da una psicologia ritratta nella sua pullulante proliferazione di echi. L’io esplode, si disperde, e viene assorbito dai versi che fanno da tramite fra l’introspezione, il corpo e il paesaggio; il fuori viene alla fine reso possibile e per questo la narrazione ha una ‘scansione esplosa’, espressione di un movimento di formazione, di scoperta e di esperienza in divenire. Continua a leggere

“Collezione privata”, Elisabetta Sancino. (Sete, o poesia 2)

di Giovanna Menegùs

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«Pittura, mi mancavi. Infine, eccolo, / è forte, è nell’aria, / lo captano a uno a uno / i miei sensi magati / il desiderio / … / delle cose / tutte, di natura e d’arte / che… / anelano…» La nostalgia per l’arte – così viva in noi nonostante i musei chiusi a causa della  pandemia organizzino tour virtuali –, l’anelito della voce di Simone Martini-Mario Luzi sono ben adatti a introdurre la Collezione privata di Elisabetta Sancino. Matura raccolta di versi che nasce dalla sollecitazione dell’arte, a partire da quella sete-desiderio come dimensione antropologica e poetica di cui nella precedente recensione ho parlato a proposito de La sete di Sergio Bertolino.

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