Yehoshua, ‘finalmente’. Il nuovo romanzo di Fabrizio Centofanti

di Guido Michelone

Prosegue incessante la ricerca espressiva di Fabrizio Centofanti che, in un campo ascrivibile tanto alla letteratura contemporanea quanto alla filosofia (anche religiosa), nel giro di pochi mesi offre per due ‘piccoli’ editori altrettanti ‘grandi’ libri da leggere, disquisire, meditare, su cui appunto collegialmente riflettere, valorizzare, approfondire temi, risvolti, spunti e punti di vista. Se Stelle e Yehoshua fossero usciti da una ‘grossa’ casa editrice, sarebbero già un caso nazionale, per il carattere fortemente innovativo di entrambi e per la forza propulsiva delle idee presentate con il piglio solerte, tranquillo, immaginifico dell’artista, del teologo, dell’uomo di fede e del compagno di strada.
Tuttavia, si sa, il ruolo dei media e delle majors della carta stampata alla ricerca di nuovi talenti si limita ormai, in Italia, a una narrativa mainstream in grado di allettare superficialmente le mode, i gusti, i trend della stagione. A questo Fabrizio Centofanti risponde con due romanzi quasi classici, proiettati insomma già nel futuro (nel senso di destinati a crescere, durare, imporsi) per quanto ancorati al presente (nel coraggio delle opinioni) e al passato (nelle fonti evocate e nella cultura rielaborata).
Dietro Fabrizio Centofanti, narrativamente parlando, c’è anzitutto e soprattutto, in Yehoshua, l’Italo Calvino della (de)costruzione del romanzo quale macchina interdisciplinare o comunicazione plurima. Ma se nell’autore di Palomar e Marcovaldo prevale un razionalismo asciutto indice di una fede illuminista assolutamente laica (e forse atea), qui invece la ragione è al servizio del trascendente e viceversa la profonda sofferta religiosità combatte assieme alle debolezze e alle virtù dell’essere umano. Yehoshua in fondo non è altro che la storia di Gesù Cristo (ri)attualizzata (e svolta come mai fatto sinora), dove la ‘morale della favola’ sembra annunciare che in fondo Dio si fa uomo ogni giorno non solo per tentare la salvezza della persona e della collettività, ma soprattutto per confrontarsi alla pari con le anime e i corpi che dovranno/potranno/vorranno seguirlo nel Regno dei Cieli.
Per far questo Fabrizio Centofanti evita le facili lusinghe delle parabole pseudo-religiose di certa pessima narrativa new age (Paolo Coelho tanto per fare un nome esplicito) per valorizzare invece la fruttuosa complessità dello strumento affabulatorio (esso stesso motore di verità, perché ‘in principio’ rimane sempre il ‘Verbo’); e quindi l’autore di proposito, lucidamente, infittisce le trame, allarga ulteriormente la dimensione corale, evidenzia lo spessore e al contempo la fugacità dei personaggi, lavora di concetto fra descrizioni e dialoghi, annunciando una dialettica della prosa che, a sua volta, si concentra al massimo grado nel distribuire pirandellianamente il gioco delle parti.
Lungi dalla fredda obiettività della vera narrativa contemporanea (dal nouveau roman in poi) talvolta assunta dallo stesso Italo Calvino, sia pur con ironica teoria, Fabrizio Centofanti non rinuncia agli aspetti lirici del fare scrittura: i colori, i luoghi, i particolari, le citazioni (spesso biblico-evangeliche) sono parte integrante di un costrutto logico che mira a coinvolgere il lettore sul piano critico: più attore vigile e creativo che spettatore pigro o distratto. Come scrive Roland Barthes già negli anni Sessanta, quando è grande letteratura, è il lector che completa l’opera dello scriptor.
Nel momento attuale in cui termini come ‘passione’ e ancor più ‘emozione’ diventano slogan pubblicitari sempre più vuoti, consumati, passivi, tristi per via dell’uso anche improprio di assessori o giornalisti in merito alle iniziative più svariate, un romanzo come Yehoshua potrebbe giustamente definirsi contro-passionale e anti-emotivo nel senso buono, però, del recupero della mente e dello spirito come procedimento per esser liberi di ‘aprire il cuore, finalmente’.

Fabrizio Centofanti, Yehoshua, Editrice Climamen, Firenze 2013, pagine 160, euro 18,00.

16 pensieri su “Yehoshua, ‘finalmente’. Il nuovo romanzo di Fabrizio Centofanti

  1. Giulia

    Recensione fantastica, viene subito voglia di andare a comprare il libro, e fantastico l’autore ovviamente.

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  2. Stella Maria

    Grazie Michele,
    con Calvino che però è un genere diverso questa è l’altra meraviglia di Fabrizio, per me il suo capolavoro, almeno fino ad ora ma il nostro è pieno di sorprese e chissà…

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  3. ema

    ” per valorizzare invece la fruttuosa complessità dello strumento affabulatorio (esso stesso motore di verità, perché ‘in principio’ rimane sempre il ‘Verbo’);”
    Seguire questo motore di verita’ porta ad una illuminante comprensione della vita e dell’amore nel quale ogni uomo e’ immerso per il solo fatto di esistere. Un libro importante, significativo, da non perdere.

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  4. M&C

    Questo romanzo per me è geniale: un Gesù che ritorna, nei nostri tempi, e che, come duemila anni fa, ripercorre la stessa stori, perchè in fondo la storia si ripeyte sempre identica e gli uomini sono sempre gli stessi.

    Geniale il romanzo ed arguta la recensione, soprattutto quando parla delle scelte delle “grandi case editrici”…

    Grazie don, in ogni nuovo tuo romanzo ti superi, e grazie a G. Michelone per questa bella recensione.

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  5. michelone

    grazie a tutti voi per i complimenti che giro ovviamente e soprattutto all’Autore del libro: le recensioni belle, per me, riescono quando ci sono i libri belli!!! G. M.

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  6. robysda

    Oggi, duemila anni fa! Grande genialità nel tessere una trama in cui deserto e amore si fondono fluidi in una vita che si offre, fino in fondo, per abbattere muri e recinzioni.
    Un’idea innovativa, per un romanzo imperdibile, da leggere e rileggere.

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  7. pam

    Questo romanzo ha, per me, un significato particolare, perché ho iniziato a commentare su questo blog proprio dai capitoli di Yehoshua, e da lì sono nati incontri che hanno cambiato la mia vita.
    E’ uno dei miei preferiti, forse per quello sguardo lungo su un sogno di pace nell’uomo e nel mondo. Infatti mi piace molto anche il titolo ‘profeti d’avventura’ con cui veniva presentato nel blog.
    Mi piace la scrittura, ripresa anche nell’opera successiva ‘Nessuno è più importante di te’, dove in un capitolo vengono incastonati testo, scritture, poesia, quasi che in un solo post siano contenuti due/tre brani, una lettura che è vera scoperta.
    Complimenti per la recensione, che ci guida nel vero valore della scrittura, spesso molto distante dalle logiche editoriali e commerciali.

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  8. robertorossitesta

    Concordo con l’analisi di Michelone.
    Oltretutto, ispirarsi a modelli che non si condividono interamente, almeno nelle loro declinazioni e implicazioni, è la migliore premessa per spingersi oltre.

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  9. agnese

    e io dovrò rileggerlo,voglio comprare anche questo libro di don Fabrizio
    è il libro di quale tutto si è cominciato-amicizie,la storia con Lpels… la mia nuova vita

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  10. Gabriella Oppes

    Ci sono dei libri che non vorresti mai aver incominciato: fai tanta fatica a leggerli, però non riesci a staccartene: e alla fine sai che ti rimarranno dentro. Grazie.
    Vorrei fare un modesto commento da “prof”: Augusto ha citato Joyce; io ho trovato a volte una parentela con il Beckett romanziere, naturalmene solo dal punto di vista strutturale: spesso la lingua della prosa ha il ritmo della lingua del dialogo, anche se forse involontariamaente: come dice Lévy-Strauss, la lingua non è cosa dell’uomo, ma l’uomo cosa della lingua.

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