di Riccardo Ferrazzi

Leggere queste pagine mi ha fatto tornare con la memoria a Gerusalemme. Ci andai molti anni fa, quando ero più giovane e in una diversa disposizione di spirito. Ci andai quasi per caso, perché mi trovavo per lavoro a Tel Aviv e di sabato non avevo niente da fare. Non ci andai con lo spirito del pellegrino, ma con l’animo poco devoto di un trentacinquenne in carriera, che ha in testa cose concrete e a Gerusalemme cerca l’arte, la storia, le basi della sua cultura, più che della sua religione.
Fu un’esperienza strana, e leggo nel romanzo di Fabrizio che tanta stranezza deve aver toccato anche lui. Dal punto di vista urbanistico la città è dominata dalle due moschee di Omar e di Al Aqsa. Il Muro del Pianto è lì a ridosso e sembra che sgomiti per farsi vedere ma, distrutto com’è, non ha l’impatto visivo delle due moschee. La via Dolorosa è un budello percorrendo il quale bisogna concentrarsi e mettercela tutta per trovare qualcosa che risvegli l’emozione della tragedia di Gesù. In mezzo a turisti di tutto il mondo, che non si capisce bene cosa stiano cercando (come me: anch’io non lo sapevo), nel caldo torrido sfilavano gli ebrei ortodossi askenaziti, sudati e puzzolenti nei loro abiti pesanti e incongrui, con in testa un cappellone di pelo; e le vie erano piene di arabi dall’aria incazzata. Non ho mai visto una città araba in cui gli abitanti avessero facce così perennemente incazzate.
In mezzo a questa folla, circondato da queste facce, salivo per la via Dolorosa e pensavo di essere un mostro: perché non mi concentravo sul dolore di un uomo picchiato a sangue con trentanove frustate e costretto a portare in spalla lo strumento della sua morte? Non ci riuscivo: ciò che mi circondava era così assurdo! Continua a leggere
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YEHOSHUA di Fabrizio CENTOFANTI. Recensione di Augusto Benemeglio
“Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra”
(J.L.Borges)
1.“Yehoshua ” di Fabrizio Centofanti , editrice clinamen, 2013 , è la confessione di un prete-poeta “Io sono tutti voi, sono una comunità, sono un popolo intero. Certo è che devo pagare per tutti, devo pagare in termini di sofferenza e pena , di dubbi , angosce e disperazioni , di incontri-scontri con un Dio che ama e soffre , che lacrima sangue , coinvolto com’è nella pena e nella storia dell’uomo e del suo peccato, delle eterne attese e speranze dell’uomo… Come avrete capito , è un romanzo scritto con la penna intinta nel proprio sangue, un po’ come faceva Van Gogh con i suoi dipinti , che ha in sé anche una componente da thrilling sacro. L’incipit del romanzo è già una dichiarazione d’intenti , in questo senso. In una Basilica , che si capisce essere quella del Santo Sepolcro , – che si eleva nel cielo , col peso infinito della luce , col sudore della terra , maschera sacra che consuma volti di pellegrini ignari , – una bomba è deflagrata, un’altra Guernica del terrorismo ha squarciato qualcosa, “pezzi di ferro, legno e carne umana che volano in ordine sparso nello spazio diventato incandescente, una nuvola dai contorni indefiniti che consuma tutto ciò che tocca, riducendolo in polvere ustionante”.(vds.pag.18) Continua a leggere
Yehoshua, ‘finalmente’. Il nuovo romanzo di Fabrizio Centofanti
di Guido Michelone
Prosegue incessante la ricerca espressiva di Fabrizio Centofanti che, in un campo ascrivibile tanto alla letteratura contemporanea quanto alla filosofia (anche religiosa), nel giro di pochi mesi offre per due ‘piccoli’ editori altrettanti ‘grandi’ libri da leggere, disquisire, meditare, su cui appunto collegialmente riflettere, valorizzare, approfondire temi, risvolti, spunti e punti di vista. Se Stelle e Yehoshua fossero usciti da una ‘grossa’ casa editrice, sarebbero già un caso nazionale, per il carattere fortemente innovativo di entrambi e per la forza propulsiva delle idee presentate con il piglio solerte, tranquillo, immaginifico dell’artista, del teologo, dell’uomo di fede e del compagno di strada. Continua a leggere

