YEHOSHUA di Fabrizio CENTOFANTI. Recensione di Augusto Benemeglio

YEHOSHUA FABRIZIO CENTOFANTI

“Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra”

(J.L.Borges) 

1.“Yehoshua di Fabrizio Centofanti , editrice clinamen, 2013 , è  la confessione di un prete-poeta “Io sono tutti voi, sono una comunità, sono un  popolo intero. Certo è che devo pagare per tutti, devo pagare in termini di sofferenza e pena , di dubbi , angosce e disperazioni , di incontri-scontri con un Dio che ama e soffre , che lacrima sangue , coinvolto com’è nella pena e nella storia dell’uomo e del suo peccato, delle eterne attese e speranze dell’uomo… Come avrete capito , è un romanzo scritto con la penna intinta nel proprio sangue, un po’ come faceva Van Gogh con i suoi dipinti , che ha in sé anche una componente da thrilling sacro.   L’incipit del romanzo è già una dichiarazione d’intenti , in questo senso. In una Basilica , che si capisce essere quella del Santo Sepolcro , – che si eleva nel cielo , col peso infinito della luce , col sudore della terra ,  maschera sacra che consuma volti di pellegrini ignari , – una bomba è deflagrata, un’altra Guernica del terrorismo ha squarciato qualcosa,  “pezzi di ferro, legno e carne umana che volano in ordine sparso nello spazio diventato incandescente, una nuvola dai contorni indefiniti che consuma tutto ciò che tocca, riducendolo in polvere ustionante”.(vds.pag.18)

“Yehoshua è un libro scritto come una sinfonia segreta , che utilizza diversi registri ,alla maniera joyciana, il monologo interiore e il flusso di coscienza , la focalizzazione multipla per mezzo della quale il lettore viene coinvolto interamente nella verità della narrazione perché legge, metaforicamente, nel pensiero dei personaggi, abita nel loro inconscio. Facendo largo uso anche del flash-back , Fabrizio usa  le   parole come strumenti musicali : dal cadenzato e virile squillo delle trombe  al lamento dei fiati e dei legni , alle pause quasi singhiozzanti degli archi, ai grandi balzi dei contrabbassi , la parabola, l’ascensione e l’agile arabesco dei violini .  Questo spartito musicale fatto di parole ha – l’abbiamo accennato –un inizio apocalittico , da danza infernale, da “Una notte sul monte Calvo”  di Mussorgskij ,e poi si fa man mano canto di speranza e d’amicizia, onda potente di mare su cui naviga una barca, che continua ad essere il fragile incontro della parola con l’altrove.

“Dalla barca si comprende bene la complessità del mondo: lo stato liquido, la fluidità di pensieri e sentimenti cullati nel ritmo ipnotico della risacca, ma anche le tempeste improvvise e imprevedibili, che spazzano all’istante la costruzione paziente di una vita”(vds. Pag 24).

 

2. Parole scritte da un frequentatore dell’Assoluto, un tessitore finissimo di trame liriche , ma anche un uomo fortemente radicato nel suo tempo e nella storia , direi  nei gemiti e nella spazzatura della cronaca  di tutti i giorni, a contatto diretto con la realtà sociale e umana più degradata , dei poveri, dei reietti, dei diseredati, degli ultimi, uno che da sempre cerca Yehoshua in tutti i luoghi possibili della terra.  Dio , l’”Inafferrabile”, l’“Indicibile” , si incarna ancora una volta e si cala nella nostra realtà , nella cronaca  che vediamo tutti i giorni riflessa  nei telegiornali, sui siti internet,  su You tube,  che ci portano in casa i fatti e misfatti della Palestina. Ma  Yehoshua è un uomo strano uno che predica sulla cresta dell’onda , col mare in tempesta,  uno che disegna cerchi nella polvere e li cancella,  uno sbandato che si rifugia negli orti degli ulivi dove  suda sangue; un  predicatore da ultima spiaggia , da nostra Signora dell’altra Riva , che ha una parola folle che fa scoppiare tutte le altre parole ( – Che diritto di esistere può avere un culto che mette al primo posto il fasto degli abiti, lo scintillio dell’oro, dietro i quali s’indovina la bava immonda dell’ambizione, il desiderio di potere? – vds. Pag.149) ; insomma , un uomo assurdo , paradossale , un cacciatore implacabile di utopie , che vuole salvare a tutti i costi l’uomo

Nella Palestina di oggi , – melagrane ferite d’anni e grani neri , cremisi e violetti e spazio fessurato , cicatrici di sale sulla fronte , tracce rosse , vesti dell’incendio , – continua l’avventura della coscienza cristiana , sempre in conflitto tra lo spirito e la lettera del Vangelo , tra l’obbedienza alla chiesa e la libertà della propria personale ricerca , tra la verità rivelata e l’attesa di una verità che debba ancora manifestarsi.  E tutto ciò  s’incarna in una realtà storica come la nostra  che porta i segni della maledizione: l’apparire ,l’avere , l’indifferenza e l’egoismo.  Di qui il grido che sale dal sangue e dall’anima , dalla carne e dallo spirito , che promana dalla stessa sconfitta dell’essere e dell’esistere , ossia dalla disperazione dell’uomo – che è disperazione di Dio e della Croce – di cui il poeta si fa interprete: “Quali abissi/ di spazio e tempo, in te/ e quanta vita e quanta morte/stanno in un solo palpito d’amore! / Tu hai , al centro esatto del cuore, /per virtù di fede e d’arte , / la “gioia”, anzi “l’inno alla gioia”,/  che si dilata fino agli orli del proprio essere,/  nella purificazione del dolore ,/ in una nuova armonia di luce, in vibrazioni di spazi illimiti ,/ nel crocevia di arcane animazioni dello Spirito. La Poesia , – che è in te e nasce dal gemito della storia/ e si fa evento, inverandosi nel futuro, – può dire, come Dio: “Io sono” è il mio nome// Sono la bellezza che vi salverà/ l’inascoltata e “inutile” bellezza.

 

3.Centofanti traffica ai margini della storia universale e del Caos , non ci sono compromessi , né strizzate d’occhio al lettore, tutta la sua magia , il suo filo d’Arianna , è l’impegno, l’applicazione , il costante e duro artigianato da  falegname della penna, che fa ogni notte  esercizio di catechesi squarciando il proprio cuore , il suo pudore, la sua angoscia, le sue ferite , la sua trepidante e indomita anima che attraversa i confini dell’oltre con un battito d’ali di farfalla per srotolarsi come un tappeto davanti ai nostri piedi , ai nostri occhi  smarriti e increduli .  Fabrizio lo sa ( e spesso ce lo dice) che possiamo e dobbiamo salvarci tutti assieme, rimanendo abbracciati, perché – come amava ripetere don Tonino Bello – “abbiamo un’ala soltanto e possiamo volare solo rimanendo abbracciati// Noi siamo un fiume solo/ e se uno ha peccato siamo tutti feriti”. E quella sua costante ricerca , quel suo senso forte di “comunità” , di fratellanza, di cammino da fare insieme, uniti , mano nella mano, fiato a fiato ; appreso dal suo maestro e predecessore , è travasato anche in questo libro .  Ci manca un sentiero , una strada da percorrere , ed è forse questo il dramma dell’uomo nella storia, la disperazione dell’uomo d’oggi che sembra essere senza futuro . Il nostro è il tempo dei poeti senza ascolto e dei profeti senza Dio.  Chi conosce Fabrizio sa che la sua anima  è impervia e colma di stupore , sa dell’ansia di giustizia e di rinnovamento  che lo pervade, delle sue sofferte immersioni nella realtà di tutti i giorni , per  modificarla e trasformarla , farne un campo di mille  papaveri rossi .E in Yehoshua , forse il suo capolavoro , tutto ciò lo ritroviamo  intatto, anzi  come accresciuto ,   amplificato, fortificato.

Ma anche stavolta ci sono anche le tentazioni , i tradimenti , la morte. Yehoshua  va nel deserto e  viene tentato, chiama a sé i discepoli, pescatori , viene travisato , viene tradito, opera miracoli , parla in parabole , muore ,  senza che vi siano , alla fine, troppi rimpianti , eccetto da parte di un pugno di fedelissimi .  La storia si rifà chiaramente al Vangelo di Matteo e Marco, ma anche ai vangeli apocrifi, e a tanti altri libri che Fabrizio ha letto  tra i quali  mi vengono in mente il Cristo filosofo di Bulgakov, il Cristo poeta raffinato di Wilde, e il “Complice” di Borges:

”Mi crocifiggono ed io devo essere la croce e i chiodi” E poi c’è la magnifica Maddalena sul modello  di  Gibran, che Fabrizio  rende una figura di altissima spiritualità, sublime, indimenticabile, una creatura che Yehoshua ama fin dal primo istante.

Ma chi è Yehoshua?

E’ stato il più formidabile colpo di gong nel millenario rumore delle agitazioni del mondo, ma  nonostante il suo straordinario fascino , pochi hanno capito chi veramente fosse.

4. La sua follia e il suo scandalo , la sua folle rivendicazione della giustizia e dell’amore , la sua scandalosa intenzione di fondare l’uomo sulla libertà e sulla dignità non si comprendono col metro della razionalità e dell’orgoglio…Bisogna  sempre  ascoltare il cuore , bisogna ripetere tutti i giorni il “Padre Nostro”, che unisce tutti gli uomini in Yehoshua , bisogna ripetere quelle semplici e mirabili sessanta parole con cui ci ha insegnato a parlare con Dio e con gli uomini. Tutto  di noi stessi è  in un viaggio costante. Nulla è perso/ nel dolore che fascia l’universo. Ci sono pietre di lacrime/ che nessuna tenerezza scioglie..

Questo libro è pieno di nobiltà e di tristezza ,  composto di una poesia smisurata, una “Smisurata preghiera”, un po’ alla De Andrè , che Fabrizio ama molto, ma anche di smisurata pietà per tutte le creature , per  noi stessi , che ci troviamo sempre di fronte a una pietra, che spesso è d’inciampo, ma può essere anche di salvezza

  Roma, 29 marzo 2013

Augusto Benemeglio

18 pensieri su “YEHOSHUA di Fabrizio CENTOFANTI. Recensione di Augusto Benemeglio

  1. vale

    Grazie, Augusto, per questa preziosa recensione su Yehoshua, “romanzo” conosciuto che è la nostra vita in continuo cammino nella speranza e nella gioia, romanzo esplosivo che rivoluziona! Grazie per il tuo “Inno alla vita” che, inserito in Yehoshua, ha commosso chi lo ha letto e chi lo ha ascoltato.
    Grazie sempre di voi conilcuore, don Fabrizio e Augusto, amici miei unici che impreziosite la Poesia e lo Spirito.

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  2. F.

    Bra vo Augusto e grazie.hai saputo cogliere e penetrare i significati piu’ alti di “Yehoshua nei suoi divini messaggi
    e la sua sublime poetica, come pure l’animo da cui e’ fiorita tanta bellezza.

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  3. francescana

    Non si puo desiderare di piu’:unoscrittore che legge uno scrittore, un poeta che parla di un poeta,
    e’ assommare armonie, colori, luce.
    Oggi l’universo degli uomini e’ ancora piu’ bello.

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  4. F.

    Bravo Augusto e grazie.
    Hai saputo cogliere e penetrare “Yehoshua”
    nei suoi divini messaggi e sublime poetica,
    come pure l’anima da cui sono fioriti.

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  5. pam

    Una presentazione che è parte integrante e complementare del romanzo, potente, misterioso, poetico.
    Grazie Augusto. Un caro saluto a te e a Fabrizio.

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  6. gum

    La finissima recensione, che induce, in modo sottilmente cogente, ad anelare alla lettura di Yehoshua quale “condicio” irrinunciabile a trovar posto sulla barca in viaggio “verso la libertà e la salvezza dell’uomo”, deborda anche a tratti nella vera passione per l’amico e collega di spirito e d’arte, che già tutti apprezziamo come esperto nocchiero di conversione.
    Ad ambedue, grazie dal profondo.

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  7. bioraffaella

    Yehoshua ,un libro che ti lascia un segno nel cuore e ti apre gli occhi verso un mondo nuovo dopo averlo letto, si potrebbe definire ” un dono “.
    Un caro saluto di Buona Pasqua a tutti!

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  8. M&C

    Questo bellissimo libro è la rosa più bella tra le tante rose che don Fabrizio ci ha donato e che, continuamente ed instancabilmente, continua a donarci, sia come scrittore, sia come sacerdote.
    Grazie Augusto per la tua sensibilità e capacità di toccare i punti più profondi di questa scrittura, e grazie don per la tua generosità ed il tuo infaticabil amore con cui ci apri mente e cuore per guidarci nella strada della fratellanza.

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  9. ema

    Un romanzo potente, che riduce in “polvere ustionante” ogni menzogna umana lasciando scoperta ed intatta la bellezza che salva.
    Grazie ad Augusto, sottile e profondo interprete.
    Grazie a Don Fabrizio per aver profuso in questo romanzo le sue altissime doti di poeta e scrittore sopraffino.

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  10. Augusto

    Che dirvi, care amiche e amici? Grazie dei vostri entusiastici commenti.
    Lo sapete tutti, ormai, che Fabrizio è il mio “nobel privato”, no?
    E a maggior ragione con questo suo ultimo libro , che è davvero un qualcosa
    di unico e prodigioso , che va al di là dell’amicizia, grande , profonda e illimitata ,
    che a lui m’unisce dal primo giorno in cui gli dissi, Credo e non credo, anzi sto sotto la media,
    più o meno al trenta-quaranta per cento , e lui mi rispose, Sei sulla buona strada…
    E’ il libro profetico della trasparenza dei muri , del silenzio azzurro, del deserto,
    il grido della muraglia di rose di Gerico, del grido unanime ungarettiano, della rinascenza
    sgorgata dalla separazione, è il libro del candore che deriva da pagina su pagina, da rigo su rigo,
    è il libro dell’ombra e della luce, è il libro della “chiamata” , del viaggio, è una lunga carezza che ti
    leva il sudore dalla fronte.

    Un abbraccio a tutti.
    E un grazie perenne a Fabry.

    Augusto

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  11. agnese

    posso aggiungere ancora io mio pensiero?
    “Yehoshua” è il libro con quale si è cominciata mia avventura con Lpels,allora mi sta molto nel cuore.
    Don Fabrizio diceva spesso:se Gesù tornasse sulla Terra ai nostri tempi,sicuramente avrebbe fatto la stessa fine.
    Chi è Yehoshua? “Yehoshua non si fa condizionare:propone i suoi valori, indipendenti dalle scelte altrui” (come Gesù)
    “Yehoshua” è il libro difficile (come ha detto don Fabrizio),vero,però è il libro che permette guardare con attenzione dentro noi stessi,aiuta verificare valori giusti nella vita,nella fede. Libro che indica (se leggiamo con attenzione) dov’è sbaglio, dov’è pericolo e quale è la strada giusta per nostra crescita,per migliorare la nostra vita nel inferno sulla Terra,per uscire dal inferno.
    “Yehoshua è il sognatore con la faccia da poeta”?-NO! E’ un uomo che conosce veri valori e che vuole trasmettere a noi tutti veri valori nella vita.
    E’ il libro che si deve leggere e rileggere ancora tante volte

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  12. fabrizio centofanti

    grazie cari amici miei.
    emergo da una settimana di passione, anche per la morte drammatica di Alessia, ma questi sono bei conforti.
    Augusto, hai colpito ancora come sai: continuiamo a camminare insieme su queste strade difficili, infischiandocene delle sirene del mercato, e cercando solo la verità.
    e nella verità c’è anche il mio grazie grande per te, amico di penna e di vita.

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  13. Augusto

    E’ vero, ci dimentichiamo l’amico Giovanni , uomo di grande sensibilità e spessore culturale ,
    che ha voluto dar…visibilità su Lps a questo articolo , con la velocità… della luce.
    Grazie, Giovanni. Caffè pagato alla prima occasione.
    Augusto

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