Educazione sentimentale # 1


(i redattori di La Poesia e lo Spirito hanno recentemente aderito alla proposta di descrivere in un post quella che potrebbe essere chiamata la loro educazione sentimentale, tipicamente un libro che li abbia molto colpiti e che abbia sensibilmente contribuito a formarli quali essi sono. Pubblico qui il primo contributo, dovuto al “nume tutelare” di questo splendido blog, Fabrizio Centofanti.
A. S.)

Mi è facile rispondere: i libri che mi hanno segnato sono soprattutto quelli di Calvino.

Detto così, sembra banale: letture scontate, logore perfino a scuola. Chi non si è mai sorbito Marcovaldo? Eppure, per me, è stato un incontro folgorante. Non ci crederete, ma quando morì, nel 1985, mi fecero le condoglianze.

Cosa mi piaceva di lui? Tutto, anche quei tratti che a molti sembrano la negazione della letteratura, chiamata a compromettersi, a perdersi, a rischiare fino a contraddirsi, per sondare il territorio infido e per certi versi inconoscibile che è l’altro.

Ma io ero affascinato dalle linee geometriche, dall’architettura perfetta che raggiunge il suo apice nelle Città invisibili, dove ogni pagina, ogni frase, ogni riga, è un prodigio, nello stesso tempo, di oscurità e chiarezza, di simbolo e realtà.

Al ragazzo che ero, il fuoco di fila delle sue trovate appariva irresistibile: dietro l’angolo c’era sempre una sorpresa, il finale che non t’aspettavi e che pure, a ben pensarci, era il migliore che si potesse immaginare.

Di Calvino, oggi, vedo tutti i limiti. Leggo più volentieri autori come Vargas Llosa, con la sua scrittura corposa, provocante, umana, troppo umana.

Ma lui mi è rimasto nel cuore, con quel tornire ogni parola come un diamante da rendere più luminoso ad ogni sguardo. Le sue pagine sono state la prova, per me, di quanto la letteratura possa ancora educare i sentimenti, le idee, fino a dare una forma compiuta ai nostri sogni.

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