Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

Recensione di Giovanni Agnoloni

    

Di solito le recensioni si fanno di un libro. Questa, se è una recensione, lo è di due. Ma forse non lo è nemmeno. È la fotografia di un percorso. Umano, artistico e spirituale.
Fabrizio Centofanti è uscito con un saggio su Italo Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, ed. Clinamen, 2011 – prefazione di Giuseppe Panella e postfazione di Antonio Sparzani) e con una raccolta di pensieri, Non superare le dosi consigliate (Effata’ Editrice, 2011). Opere che sono un po’ la summa del suo itinerarium mentis (e direi anche cordis).

Italo Calvino. Una trascendenza mancata, saggio scritto in realtà diciotto anni fa, è un percorso nelle pieghe nascoste delle opere e dello stile dell’autore di riferimento di Centofanti: un maestro di razionalismo e scientificità di pensiero, che però in controluce lascia trasparire tutta una rete di rimandi alla sfera intuitiva dell’essere umano, a quella parte della natura dell’individuo che la spiritualità offre la chiave per comprendere, ma che lui guardava con occhi “matematici”, come un al di là comunque avvicinabile solo in termini di limite, di “punto di tensione”. Eppure, Centofanti, che è sacerdote, non rinuncia a una prospettiva critica che si pone, se non altro in termini di “possibilità”, come alternativa rispetto al terreno solido sul quale, per quel che ci è dato di sapere, Calvino si mosse fino alla morte; e scava nel reticolo di tensioni e visioni che sostanziano il percorso del grande autore italiano, con l’occhio e l’anima vigili, per cogliere segnali. Realizza così un’opera critica che, pur mantenendo il rigore di un’analisi obiettiva, non esclude un oltre possibile.
E dello stesso oltre vive Non superare le dosi consigliate, raccolta di riflessioni (magistralmente prefata sempre da Giuseppe Panella) che sono la quintessenza della visione del mondo di un autore “problematico”, nel senso più nobile del termine. Ritengo che Centofanti incarni perfettamente – e quest’opera lo dimostra – la figura di sacerdote a cui Arturo Pérez Reverte faceva riferimento in La pelle del tamburo: quello che, appunto, vive sul confine teso tra il qui e il , assorbendo gli urti di entrambe le dimensioni. Ecco la fonte di queste considerazioni, in gran parte ispirate da quadri di Caravaggio – nel libro compaiono le illustrazioni in bianco e nero –, dove lo scrittore realizza qualcosa di simile a quello che Pascal fece nei suoi Pensieri, unendo l’esigenza di sfogo ai dolori e alle frustrazioni del quotidiano alla certezza che questi, come le gioie inattese, sono un segno presente e vivo della presenza dello spirito nella materia. Qui si realizza la dimensione del sacrificium, cioè del “rendere sacro”, o del “consacrare”: la vita spesa per il compimento di un’autenticità che non è Ego – come l’autore stesso ha osservato, a Firenze, in occasione della recente presentazione del saggio su Calvino al Gabinetto Vieusseux –, ma Tu, nella misura in cui, nella realizzazione del suo potenziale più profondo (il ), si apre all’altro e lo accoglie. Frequenti sono i riferimenti a passi evangelici, riletti in chiave molto vicina a noi, a testimoniare la ricerca di una presenza di Cristo nel quotidiano.
Insomma, Centofanti fotografa l’attimo dello smarrimento suscitato dal numinoso, del perturbante, dello scandalo della ragione. Solleva il velo sotto il quale entra e si manifesta ciò che sostanzia i sogni e le visioni degli artisti, ma ancor più quel soffio dello spirito che è impastato con la vita e, compromettendosi, compromette.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

20 pensieri su “Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

  1. Ema

    “Insomma, Centofanti fotografa l’attimo dello smarrimento …Solleva il velo …e, compromettendosi, compromette.”

    Quello che ha fatto Gesù…

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  2. Vale

    In una bella “fotografia” tutto deve essere in perfetta armonia ed è quello che Fabrizio prima con il saggio e poi con la raccolta di pensieri è riuscito mirabilmente a fondere riportando il percorso della sua vita.

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  3. giovanniag

    Negli scritti di Fabrizio c’è la compromissione virtuosa di materia e spirito, il senso di un qui che è sempre lì, e di un lì che è inevitabilmente qui. Tutto è sacro, in quest’ottica, e nulla perduto per sempre.
    Giovanni

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  4. Stella Maria

    Vive con animo sensibile e attento ai particolari di ogni attimo e situazione con l’essenza e la certezza del “già e non ancora” in attesa di un ritorno continuo a una passione che vive, la letteratura, e a una che segue, Cristo. In una sola parola l’unita’ fra pensiero e spirito a testimonianza che si può essere un’unica entità senza farsi dividere fra ciò che si sente e ciò che si vive: insomma questo e’ un uomo o meglio il don:-)
    SM

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  5. Roby (S.d A)

    Una miscela di ingredienti che spaziano fra le due grandi essenze di vita: la letteratura e Gesù; amori questi che riesce a trasmettere con tale trasporto , convinzione e semplicità , così da incollare il lettore ad ogni pagina e catturarlo ogni volta fino alla fine.
    Grande Don!!!

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  6. nadia agustoni

    Auguri per i libri Fabrizio, complimenti, e anche a Giovanni grazie della bella doppia recensione.

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  7. M&C

    Uno scrittore, un sacerdote ed un uomo di cui non possiamo piu’ fare a meno!
    Complimenti don e grazie Giovanni.

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  8. Titti

    @M&C
    Un vecchio film si intitolava “La mia droga si chiama Julie”… Qui si potrebbe dire che si chiama Centofanti e che, nonostante le sue raccomandazioni, abbiamo superato le dosi consigliate! 😉

    Fabry,
    ancora congratulazioni !

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  9. Roby (s.d a.)

    @ M&C, Titti

    Mi associo e aggiungo che il sovradosaggio di quelle pillole rosse e bianche non solo non ha controindicazioni, ma produce un effetto benefico a lunga durata

    Un grazie a Giovanni che ci ha dato l’opportunità di donare un piccolo pensiero al don

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  10. Rashide

    Dietro queste due opere quante notti, in cerca di parole che parlano il amore per la vita e le sue forme struggente di una realtà perenne, parole che toccano il cuore e strappano una lacrima.
    Complementi per questa bella recensione.
    Fabrizio , auguri ancora!
    Ti abbraccio
    Rashide.

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  11. Giorgio

    Ben detto, Giovanni: “tra il qui e il lì” nella vita e nella scrittura… e problematico e compromesso… ritrovo in queste parole il Fabrizio che conosco e una scrittura che mi piace… Grazie di cuore a Fabrizio e a Giovanni.

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  12. RossellaT

    Conoscendo e leggendo Fabrizio Centofanti emerge nell’uomo di chiesa e nello scrittore la capacità di vedere il rovescio delle cose, di scrutare il lato opposto, di sondare l’animo umano per scoprirne una “possibilità”.

    Auguri Don e complimenti a Giovanni per la recensione.

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