
Nei Dèmoni, uno dei personaggi più enigmatici che Dostoevskij abbia mai creato dice: “Tutto è buono… Tutto. L’uomo è infelice perché non sa di essere felice. Soltanto per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante…”
Così disperatamente semplice è la soluzione.

Perdonare,o tollerare sé stessi.
…guarire le malattie spirituali…
Fare i conti col passato non è facile. I nodi irrisolti riguardano, spesso, episodi di durezza e mancanza di perdono.
Per questo, perdono e tenerezza sono le carte vincenti per uscire dai vicoli ciechi della psiche.
Ma c’è un aspetto che a volte trascuriamo: i primi da perdonare e da comprendere con tenerezza siamo noi stessi. Perché capita, come tutti sanno, di scontrarci con il rifiutare le nostre realtà interiori ed esteriori, che diventano mine vaganti nell’esperienza spirituale del quotidiano verso l’altro!…
Non a caso il rapporto tra individui invita ad amare il prossimo come se stessi:
non ha senso utilizzare due pesi e due misure.
Nel libro della nostra vita c’è scritto che la nostra FELICITÀ deve essere continuamente “nutrita” dal nostro offrirci all’altro,come se questo mondo fosse il nostro PARADISO!
Perché vivere allora una vita vissuta nell’angoscia “silenziosa” del nostro personale (interiore)
inferno? Si dice che il Paradiso sia bagnato da quattro fiumi: vuol dire che l’ACQUA della VITA,,cioe’ l’AMORE, la COMPRENSIONE,la TOLLERANZA,la PACE, devono arrivare ad irrigare l’intero territorio della nostra ESISTENZA,
che siano gli altri, ed assolutamente si,anche noi stessi !
Solo così sperimentiamo la pienezza di una Vita vissuta nel vero Amore e nella vera Pace del cuore, che aprino gli orizzonti del nostro futuro, e facciano
sbocciare la Speranza.
Questa è la Legge per un vivere serenamente; è la ricetta giusta per guarire da ogni nostra malattia interiore, la medicina oggi SCONOSCIUTA!…
Porgere una mano,…a risanare la più antica delle malattie, quella dell’incomprensione,guardandoci, di fronte, ma con gli occhi del cuore, offrendo quella mano, …non per. riprendersela…ma PER-DONO!…
un dono,…un ritorno alle origini, creature, di un DIO che di noi
“dice bene”… cioè che ci «BENEDICE»!…per dire benediciamo TE anche noi,a nostra volta!
(dopo l’ASCOLTO ad un incontro “di Spiritualità” di un recente sabato mattina in “Sala Cenacolo”).
L’incontro tra il genio di Watzlavick e quello di Dostoevskij produce di certo qualcosa di buono.