Conclave. Un’ipotesi di saggio su Dio (nel cinema) # 3

di Giulio Bruno

Le suore. Il ruolo della donna nella società e nella Chiesa.

Le suore compaiono in diverse scene del film. L’atrio che funge da luogo d’arrivo delle suore è quello dove il cardinale Lawrence si trova all’inizio del conclave (l’ambiente reale è l’ex ospedale Carlo Forlanini, un complesso ospedaliero storico di Roma, noto per la sua architettura solenne e maestosa). Poi, le si vede in altri ambienti, per preparare i pasti e pulire le stanze dei cardinali e fornire ogni supporto logistico necessario per garantire che tutto si svolga senza intralci. L’aura di discreta compostezza, di responsabile premura e di religiosità incarnata dalle suore, e in particolare da suor Agnes, responsabile dell’organizzazione dell’ospitalità dei cardinali, si manifesta inizialmente come significato implicito, che emerge in maniera mediata, cioè dagli elementi simbolici ascrivibili al film, come “manifestazione di senso non immediatamente evidente”[1]. Sono, soprattutto, due sequenze a trasformare in esplicito tale significato, consentendo di “assegnare alla diegesi, mediante un’operazione di astrazione, un valore particolare, un significato più concettuale”; la prima, in via indiretta, attraverso le prime parole dette pubblicamente, in presenza di tutti i cardinali, dal cardinale Benitez; la seconda, in modo diretto e particolarmente efficace, con le parole pronunciate dalla stessa Suor Agnes.

La prima sequenza mostra il decano Lawrence presentare ai cardinali Vincent Benitez, arcivescovo di Kabul, nominato cardinale in pectore dal Papa poco prima della sua morte. Benitez viene ammesso al conclave appena prima del suo inizio e, su invito di Lawrence, benedice il cibo che i cardinali stanno per prendere. Dopo la prima canonica frase, i cardinali si siedono, ma subito dopo si rialzano perché Benitez prosegue il suo breve discorso dedicando un pensiero tutte le persone che non hanno di che nutrirsi e ringraziando le suore per la cena preparata durante il conclave. Il movimento col quale i cardinali accennano a sedersi è significativo della precaria centralità che riveste per la Chiesa la questione della povertà e testimonia, inoltre, il ruolo marginale cui è costretta la figura femminile nel mondo e nella Chiesa secondo la tradizione della Chiesa stessa. Il segnale involontariamente dato da Benitez è di convinta adesione alla visione progressista e inclusiva. Anche per la forte sintonia del cardinale latino-americano con l’intensa carica di umanità dell’autorevole Lawrence (al quale Benitez dà convintamente il suo voto, nonostante la ferma volontà contraria di Lawrence), la complessiva sequenza appare come un indizio di quello che sarà l’esito del conclave.

La seconda sequenza è quella che vede Suor Agnes schierarsi risolutamente in favore di Lawrence, quando questi smaschera, dinanzi a tutti gli altri porporati, il cardinale Tremblay, rendendo noti ai cardinali alcuni documenti, già custoditi dal defunto papa nella sua stanza, che proverebbero gli atti corruttivi compiuti da Tremblay. Ne segue un aspro confronto tra Tremblay stesso e Lawrence, sino a che Suor Agnes interviene e difende, con sobria fermezza, il cardinale decano. Dopo aver evidenziato che “anche se noi suore dovremmo essere invisibili, Dio ci ha comunque dato occhi e orecchie.”, Suor Agnes rivela: “Io so che cosa ha spinto il decano del collegio ad entrare nella stanza del Santo Padre: lui temeva che la sorella del mio ordine che ha fatto quella spiacevole scenata magari fosse stata convocata a Roma con il deliberato intento di imbarazzare un membro di questo conclave. I suoi sospetti erano giusti: in effetti lei era qui su specifica richiesta del cardinale Tremblay”. La circostanza riferita da Suor Agnes non poteva essere rivelata da Lawrence, perché altrimenti avrebbe violato il vincolo del segreto confessionale, avendo ascoltato in confessione la suora interessata.  Suor Agnes si ritrova così ad incidere, valente paladina della spiritualità e della rettitudine, sull’esito del conclave: grazie al suo determinato e coraggioso sostegno offerto al decano Lawrence, infatti, cade anche la candidatura forte di Tremblay, il quale non trova di meglio che sostenere, giurando chiaramente il falso, di aver ricevuto specifico incarico in tal senso dal papa defunto, così aggravando ulteriormente la propria posizione.

I cardinali papabili (e la loro progressiva eliminazione).

Sono i comportamenti dei cardinali papabili ad alimentare il clima sempre più teso e insidioso e ad essere fonte dei più importanti colpi di scena: il nigeriano Joshua Adeyemi (Lucian Msamati), conservatore e nemico acerrimo degli omosessuali, che in teoria rappresenterebbe una grande novità per la Chiesa, perché nero, ma che viene eliminato dalla contesa perché screditato da una relazione con una giovanissima suora, con la quale ha avuto un figlio illegittimo tenuto segreto; il subdolo canadese Joseph Tremblay (John Lithgow), vero e proprio burocrate, resosi responsabile di simonia per aver comprato i voti di alcuni cardinali, e, come si è detto, artefice della manovra che ha fatto giungere in Vaticano, in occasione del conclave, la suora che aveva avuto una relazione con Adeyemi, con lo scopo di travolgere nello scandalo quest’ultimo, uno dei rivali per l’elezione a Pontefice; lo statunitense di origine italiana Aldo Bellini (Stanley Tucci), progressista, ma uomo che manca di “coraggio”, come gli dice Lawrence, estremamente ambizioso, probabilmente lambito anche lui dalle iniziative illecite attuate da Tremblay, e che, dopo la prima votazione, incolpa Lawrence, che ha ricevuto alcune preferenze sottraendo in tal modo alcuni voti a lui, di mirare al papato, pur avendo il decano dichiarato, sin dall’inizio del conclave, di non desiderare di essere eletto; l’italiano Goffredo Tedesco (Sergio Castellitto), reazionario e intollerante, immune da specifiche colpe e che resta in corsa sino alla discussione, innescata dallo scoppio della bomba, con il cardinale che poi sarà eletto Papa. Il pericolo di una affermazione del reazionario Tedesco induce i cardinali progressisti, primo fra tutti Bellini, a premere su Lawrence affinché accetti lui la candidatura. Ma, con un ennesimo colpo di scena, la candidatura di Tedesco viene meno di fatto quando quest’ultimo, dopo una serie di attentati di probabile matrice islamica (uno dei quali ha luogo all’esterno della Cappella Sistina, quando i cardinali sono in riunione), pronuncia, con voce sostenuta e appassionata, un breve discorso per attaccare gli islamisti radicali – sostenendo la necessità urgente di combattere contro di loro – e il relativismo dei liberali, e per condannare la postura debole dei pacifisti e di coloro che professano inclusione e tolleranza. Il cardinale Benitez replica al cardinale Tedesco con tono pacato ma fermo, affermando, in particolare, che: “Quando dice che dobbiamo combattere, contro chi dovremmo farlo? La lotta sta qui dentro di noi. La chiesa non è la tradizione, non è il passato. La chiesa è ciò che faremo d’ora in avanti.”

Se Tremblay e Adeyemi sono esclusi per le loro azioni illecite, e quindi a prescindere dalla loro posizione nella Chiesa, e Bellini perché non riscuote sufficiente consenso e risulta essere poco convincente e coraggioso, Tedesco vede cadere infine la propria candidatura soltanto per la sua posizione intollerante e reazionaria e perché il conclave gli preferisce nettamente una figura decisamente diversa come Benitez. Contrapposto a Tedesco, Benitez prevale per la sua chiara posizione progressista e pacificatrice, e per la sua pacatezza e fermezza. Benitez è in grado pertanto di far convogliare su di sé i voti dei moderati e dei progressisti. Ulteriore possibile lettura della contrapposizione finale concentrata sui soli cardinali Benitez e Tedesco si sostanzia nella considerazione per cui al futuro Papa viene risparmiata la disputa diretta con i candidati che si sono macchiati di illeciti (Tremblay e Adeyemi), quasi a voler preservare la sacralità della sua futura figura di Pontefice.   È plausibile individuare un significato implicito, simbolico (in base alla classificazione originaria risalente a Bordwell) nell’idea che è la posizione reazionaria e intollerante di Tedesco, deciso a far la guerra agli islamisti radicali, ad essere eliminata per sé stessa, in quanto riprovevole in sé, soccombendo al progressismo fermo e sereno di Benitez, figura eticamente credibile (e innocente, come dal nome che sceglierà quale Papa), già per il fatto che ha visto la vera guerra in prima persona. Tedesco e Benitez sono figure esattamente agli antipodi, sia come personalità (chiassoso, esuberante e insolente, il primo; pacato, umile, discreto e gentile, il secondo), sia come idee (reazionario e intollerante, il primo; progressista e inclusivo e tollerante, il secondo). Sono figurazioni di opposizioni binarie, distribuite con profusione, queste ultime, lungo tutto l’arco del film.

[1] Così Claudio Bisoni, in “La critica cinematografica. Metodo, storia e scrittura.”, ed. ArhetipoLibri. Bisoni riprende la tipologia di significati risalente a David Bordwell, storico del cinema (1947 – 2024): referenziale, esplicito, implicito, sintomatico.

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