L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 45

«Non pensare che l’abbia fatto tanto per, io ragiono prima di agire»;
«Hai sempre avuto il maledetto vizio di parlare giusto per.»;
«Quel birbante ne combina di ogni.»;
«Non sono certo il tipo che davanti al prossimo si prostra piuttosto che.»

Come definire questi modismi (reali, beninteso, non d’invenzione) che si diffondono sempre più largamente (per ora, se ho ben visto, solo negli ambienti cólti del Settentrione e in alcuni testi narrativi)?
Sospensioni?
Reticenze?
Aposiopesi?
E a che si deve quest’improvviso bisogno di stringatezza nei parlanti/scriventi più antonomasticamente prolissi dell’Occidente?
Il tema merita studio.

Un pensiero su “L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 45

  1. Giorgio Stella

    Gentile lei, questo vademecum esorcizzante in una premonizione astante, pur di difficile interpretazione poiché il discorso diretto è indiretto, mi consuma nello stesso in maniera perfetto e la ringrazio! Le rispondo con un verso di Roberto Carifi: ‘ad occidente muore chi non salpa’. Mi sono ripromesso con le dovute cautele del caso di rispondere a chiunque scriva su questo blog. Io, riconosco la lingua madre (poesia) da quella paterna che Bevilacqua il traduttore tedesco di Celan non lo scrittore/poeta? Definiva “nullessia” – mi permetto ulteriori ringraziamenti poiché la mia fuga è obbligatoria ma l’immagine non potrà mai sottarla alla medesima reciproca. Buon inizio mese!

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