Dal sogno a sera, di Speranza SERRA

 

Non accanirti sulle agonie.

 

Praticare la respirazione forzata ai morituri

confonderà il tuo fiato col loro,

in empatia malata

allevierà solo per qualche istante

l’affanno della vita.

 

Non accanirti sulle agonie,

se c’è un barlume di speranza

su cui soffiare, indirizza lì

il tuo ansimare,

 

che si faccia fiamma.

 

 

*

 

 

La poesia scritta

emigra per luoghi suoi,

 

alcuni versi toccano riva,

altri si perdono senza lasciare

suono

 

o su anima segno.

 

Chi scrive è indifferente al viaggio,

 

spera in qualche approdo

o anche in niente.

 

 

*

 

 

Non resisto all’assedio dei poeti

 

bisbigliano e urlano,

ronzano come calabroni sulle lavande,

come seppie oscurano il mattino

con nuvole d’inchiostro,

come profeti predicono lo spalancarsi degli occhi

fino allo slabbrarsi dei confini delle ciglia,

 

chiudono la bocca dello stomaco, digiunano

in un risveglio promesso che mai si avvera

se non a notte fonda.

 

Maledetti poeti.

Invadenti nullafacenti, pagliacci arguti

e tristissimi,

lasciatemi andare: ho un giardino

incolto da curare.

 

 

*

 

 

Se cucinasse per lui

lui sarebbe felice.

Una pietanza calda,

apparecchiata su una tavola pulita.

 

Se spazzasse il pavimento,

aprisse le finestre

al sole freddo di febbraio;

 

se gli parlasse di cose futili,

parole leggere a riempire minuti

e fodere di cuscini

su cui posare la testa a sera, vicini.

Per così minute cose

lui sarebbe felice.

 

Ma la donna ha la testa altrove

in un dove senza sostanza,

denso di ritornelli e niente,

 

e lì, sola, si perde.

 

 

*

 

 

Come due fantasmi

di buon carattere dividono

le stanze del castello.

 

Al mutare improvviso di direzione,

nei tortuosi corridoi disabitati,

capita si incrocino i passi;

 

i visi, allora, mandano muti segnali distensivi,

accenni di sorrisi.

 

Per non farsi vicendevole spavento.

 

Vibra forte il silenzio, in attenzione

l’uno al dolore dell’altro,

in estrema cautela di gesti e di respiri;

a non increspare il mare morto della con vivenza,

 

a non riesumare trame sepolte

che reclamano assidue fatiche di rammendi.

 

Così arriva a sera.

 

 

*

 

 

Adesso che ho tagliato i fili

ai carichi sospesi

 

che non ho debiti pendenti con anima viva

-i morti stanno quieti nei loculi umidi della memoria-

 

posso smettere di raccontare

fole ad ogni passante,

prendere il suo posto nella via,

andare oltre con noncuranza,

 

turista in questa città

che non ha occhi per nessuno

e che nell’indifferenza

posso contare mia.

 

 

*

 

 

La poesia civile

ha perso testimoni.

 

Depressi i poeti,

narcisi derelitti,

fustigati dalla storia.

Nella galleria degli orrori

l’ingiustizia è specchio

e cornice,

 

si possono ammirare

nature morte

di città e paesaggi,

 

video in diretta di corpi

smembrati di bambini.

 

Noi sediamo afflitti:

requiem di Mozart

nelle cuffie,

mani abbandonate

sulle ginocchia,

 

occhi chiusi.

 

*

 

Speranza SERRA

Dal sogno a sera

Eretica edizioni 2025

 

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Un pensiero su “Dal sogno a sera, di Speranza SERRA

  1. Giorgio Stella

    Gentile, a prima lettura i suoi versi sembrano il pathos dell’oblio ma poi, a seconda terza rilettura, una collocazione interiore a un dato causa-effetto li rende una fantasticheria autonoma a quella di prima. Questo inedito distacco ‘ La poesia civile / ha perso testimoni ‘ ad esempio è, per me, pianificata da un’identità ignota pubblicizzata per essere venduta nell’occasione di essere regalata. Grazie mille, un abbraccio!

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