Il vuoto pneumatico
Le sirene lontane chiamano al lavoro
ma il lavoro non c’è sono solo ricordi
che esalano dalle nubi d’amianto
di questa alba rossa e già grigia
che rimane dentro come una ferita.
Ma io che vedo ogni cosa straniata
in questo tempo da un pensiero malato,
io sento anche un invincibile canto,
come il fiore germogliato nella crepa del muro,
come il verso imperterrito del gallo…
La natura della luce
L’amore nasce come un tramonto – diceva –
un raggio di sole infiamma un breve tempo
e tutto trasluce, quieto, nel vespro,
nella naturale mancanza di senso.
Ma la favilla avvampò nel riposo
quando il cuore sentiva nel silenzio
e Ti pensa ogni momento e si stupisce
e perdutamente si perde in questo vento.
Alla fine il mio cuore immacolato trionferà
…ah, luce, ah, pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino!
Confessione
Specchiano raggi del tramonto
dai casolari la grazia del tempo
e sento: più non contano beghe
che nella luce mi perdo sereno.
Trafitto dall’eterno nel profondo
con tutto il mondo insieme sono
e nel rosso di sera spero il giorno.
Il muro di cinta
Davanti a me, al sole, la pietra
di questo muro alto che vieta
un oltre alla terra e al cielo
e il glicine e la rosa lo sale sì
ma non di là di questo duro velo.
E non basta il canto
che canta canzoni nuove,
che dice: ora vedo, ora sento,
è la vita, è la vita che canta
il dolore, la gioia, la vita,
è il cardo, è la rosa, la margherita.
Preferisco pochi poveri versi
rasenti questa povera cinta
di campo, rasenti noi poveri cristi
che senza cielo ci siamo persi.
Un barbone
Che cielo verrà
che voi non avete conosciuto?
Noi morivamo sulla via
nel tepore di un mattino d’inverno
e tutto era così dolce
che ci pareva di sognare.
La grazia dell’estate
Ma cadono stelle nel petto
la notte al primo assopire
– e non se ne vede una –
e cosa canta allora la luna?
Il segreto dell’estate
Stanco di farci aspettare viene d’estate
un cielo di stelle come lampare nel mare
ed un mare che brilla come un cielo vicino…
Secondi vespri
Giungevano quei campi
alla filanda,
poi al villaggio,
portati dagli olmi,
dai cornioli,
fino al bosco
che si faceva colle
quasi monte ed oltre
da un ribasso
si vedeva all’orizzonte
il mare
ed al tramonto
un sole enorme rosso…

