Canti al tempo del metaverso

di Giampaolo Centofanti

Il vuoto pneumatico

Le sirene lontane chiamano al lavoro
ma il lavoro non c’è sono solo ricordi
che esalano dalle nubi d’amianto
di questa alba rossa e già grigia
che rimane dentro come una ferita.

Ma io che vedo ogni cosa straniata
in questo tempo da un pensiero malato,
io sento anche un invincibile canto,
come il fiore germogliato nella crepa del muro,
come il verso imperterrito del gallo…

La città invisibile

Quando andavo per le vie delle interne vite,
alle porte scalfite, alle finestre richiuse,
alle semplici gioie di aiuole al sole,
pregavo il Signore per quell’interiore città
non fatta di sole apparenze e luminarie.

Sentivo una speranza serena, oltre ogni
male, fiammelle più giù, nel profondo d’ogni cuore,
pur celate talora da grigie impalcature,
da mura screpolate ma come senza fessure,
una luce che sapeva scaldare quelle case.

La sala d’attesa

Nella sala d’attesa attende la vita
la gente sulle sedie in file pare,
del responso sanitario l’oracolo.
Tra compere da fare e vita eterna
sospesa, distratta dalle scarpe viola
di quella eccentrica signora bruna
discesa nella sala operatoria,
c’è chi alfine ha tempo di ascoltare
tra le mille voci la serena, la vera.

Metaverso

Come una bolla portata dal vento
andava leggera, qua e là, senza senso,
recando immemore il suo sentimento
spento al comando venuto via radio.

Discernimento degli spiriti

Dunque è così, questi verdi campi
cantano altre canzoni, abbaglio
le già rosse arance tra le foglie,

niente rigoglia davvero nel maggio
odoroso, nel tepore che mite
accende l’attesa dell’accadere.

Sento come cigolare le ruote,
il sinistro fischiare delle moke…
Che luci, che voci, parlano ora?

Se ascolto, tutto si quieta, tace,
da ogni dove solo una sento
dolorante, invincibile, voce.

La venuta del regno dei cieli

Davvero non grida il seme
nella terra va e si perde
nella sera delle vanità.

Lo sanno il grano, l’olivo,
il cardo, la falce di luna,
soli così, di quella città.

Da: https://gpcentofanti.altervista.org/don-giampaolo-centofanti-e-ne-senti-la-voce-gv-3-8-poesie/

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone, in una persino Gesù. Spesso parla direttamente il protagonista, anche dove non è citato un nome. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutte queste parole-fatti lasciandole condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

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