Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Non mangerò più
Non berrò più

Quando venne l’ora,[Gesù]prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse:«Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». [Lc22,14-23,56]

M. Rothko

 

Il compimento è sempre cesura.

Spazio per l’inesprimibile. Vuoto di senso. Abisso.

Ed è compimento. Pienezza di tempi. Fili che si riallacciano. Percorsi che si ricompongono.

Memoria.

«Ho desiderato ardentemente»

Giungere alle sorgenti del desiderio è compimento. Tèlos. Fine.

Ardere del desiderio è carnalità che cerca compimento.

È ripercorrere i rivoli del desiderio e lasciare che diventino fiume.

Non è tempo di nostalgia. È preziosità del presente.

«Ho desiderato…non mangerò più…non berrò più»

Oggi si compie ciò che era stato iniziato. Niente sarà come prima.

Nessuna Pasqua sarà più uguale a quelle vissute. Il rito non è più sufficiente a reggere l’urto. Il sangue preme. Inonda. Feconda.

Tutto è fatto nuovo. È l’ultima volta. Finché…

La fine è un fino a che. Non oggi. Non qui.

Il tempo è un fino a quando.

Sarò nuovo. Sarete nuovi.

Le costruzioni appartengono al passato.

L’ultima Pasqua. Poi, ognuno sarà erede del vissuto comune. E lo sarà in proprio.

Fino a che.

Fino a quando.

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