
Seconda Ave Maria
Sempre la sera quando scende la tua pace
domando che sia del mondo che non spera.
Potenti affannati a dominare gente
che cerca solo una vita più serena.
Oh Signore, tu sai perché permetti
queste cose, questi dolori, queste ferite
astruse. Quando le cose semplici e buone?
Quando la fede coltivata a scuola,
pure lo scambio col pensare altro?
Lasciateci campare, siamo stanchi.
Viene la sera, ogni voce si fa eco distesa,
si quieta il campo di girasoli, il faggio riposa.
Fuma il comignolo del casolare nella tenue rossastra
luce diffusa. E l’allodola dal nido ai margini del bosco
canta che questa vostra vita non è vera.
***
Preghiera del vespro.
La sera tu vieni sileziosa
come una pace segreta
tra il vento e la rosa.
Un raggio di luce rossa
ferisce per un solo istante
la siepe odorosa di gelsomini.
Qui nella campagna
tu parli confidenzialmente
come il marito e la sposa.
Come la mamma e il bimbo
che rotola sull’erba
senza farsi male.
E la mamma ride contenta
di questo gioco che
non le dà pensiero
ma solo infonde fiducia
in questo tempo di prova.
***
Compieta
Ci sia pace nel tuo cuore
lascia scendere la pace.
Senti? Bussa alle finestre
dalle brume della sera
e ti dona di ascoltare.
Tu aprile. Non temere
– ti dice – i fantasmi dell’inverno,
né la notte che viene.
Riposa. Io sono invece
nel crepitare del caminetto,
nel cagnolino beato
della tua presenza,
nelle semplici cose
contro le quali nulla
davvero può il male.
***
Breviario pasquale
In questo tempo di sera
sento un canto
come una sorpresa
che si rivela un appuntamento.
Non devo fare nulla, viene
ed io soltanto sento.
Sento il dolore per il vento
che scuote questo mondo
e più nel fondo una pace,
una speranza, in cui mi perdo
senza più alcun ragionamento.
***
Canti dalla nuova dittatura
Ah, questo oscuro tempo del nostro svanire
in plumbeo cielo grande fratello,
il lucignolo acceso ancora nel lungo inverno
celato miracolo di uno che non può
morire.
Seme nascosto di tormentato crogiuolo
e scava, scava, tra polvere nuda
cercando, sincera fonte, acqua sorgiva
donde traboccano le povertà.
Non moriremo nemmeno da morti, ebeti pupi
vedremo tra macerie di tristi stagioni
una invincibile presenza.
Poesie tratte da: Giampaolo Centofanti Piccolo magnificat. Un canto di tanti canti (Yo vine aqui para cantar y para que cantes conmigo*)
*Pablo Neruda, Canto general
