Autrice: Antonella Lattanzi
Titolo: Cose che non si raccontano
Editore: Einaudi 2023
Pagine: 216
Prezzo: 19 euro
La vita è quello che succede mentre combatti contro la paura? Oppure sono tutti gli attimi di gioia e inconsapevolezza che riesci a ricavarti per non farti prendere dalla paura?
Cose che non si raccontano è la storia di una donna che sceglie, con il compagno, di intraprendere il percorso tortuoso della PMA, Procreazione Medicalmente Assistita. Si apre una finestra su un mondo di personaggi (persone), avvenimenti, dinamiche che chi non ne è stato mai toccato non riesce nemmeno a immaginare.
Ogni volta che leggo un libro di Antonella Lattanzi penso che vorrei scriverle per dirle quanto mi abbia spaccato il cuore, quanto si sia infilato nella mia testa. Il suo ultimo romanzo è il racconto di un dolore, forte, fortissimo, che spiazza, lascia senza fiato, uccide perfino la speranza di riuscire a venirne fuori, prima o poi. Non ci si immedesima nella vicenda (troppo rispetto per lei per dire “ti capisco”), ma si riconoscono tratti comuni nel provare dolore, e ci si mette in ascolto. Lei, che non ha raccontato mai se non a pochi (prima di scrivere questo libro) la sua esperienza, chiede di essere letta, ascoltata.
Forse non lo chiede nemmeno, ma non si può non stare in silenzio e leggere, leggere, dimenticando ogni altro impegno.
Il romanzo racconta anche il processo creativo, la genesi della storia, delle storie, il lavoro della scrittrice mentre avviene:
La puntura fermerà il cuore di (scrivo, cancello, riscrivo).
La spinta che porta l’autrice a continuare, pur se consapevole che le farà male: le frasi ridotte all’osso, essenziali, come a non voler scavare con le parole, eliminare il superfluo, che il dolore è già troppo da sopportare:
[…] Come sei esagerata, vita. Quanto male eclatante, enfatico, vuoi fare. Non mi piace la scrittura enfatica. E non mi piaci tu. Perché non hai fatto tutto quello che dovevi con frasi brevi, senza aggettivi, senza piagnistei, senza sentimentalismi? Perché, vita, non sei stata una brava scrittrice?
“Attraversare il dolore”, si dice; magari questo libro è stato un passaggio per guardare ciò che è stato, per trovare le parole per dirlo, che forse aiutano a dare un nome ai buchi nel petto, la testa pesante, la sensazione che si sta annegando, e in qualche modo le sciolgono.
La speranza (di essere compresi, presi per mano) in questo romanzo è attaccata ai fili che la legano alle amiche più care, al compagno (con il quale il rapporto, soprattutto in una situazione come la sua, è complesso e interessante anche dal punto di vista narrativo) e a un medico-padre, che proprio con le parole (giuste), oltre che con i gesti, le dà un minimo di respiro.
Una figura di riferimento che spicca per la sua empatia, e umanità; il faro al quale puntare sempre, anche più che la famiglia, che viene tenuta all’oscuro, protetta dal dolore; colui che la abbraccia con le parole, concrete, pesanti, e la invita a rallentare:
Mesi dopo, quando sono tornata per la millesima volta dal dottor S., implorando di farmi riprendere il percorso per una nuova Pma, senza alcun riguardo per il mio corpo, per la mia testa, lui mi ha detto, dolce: <<Abbi un po’ di tenerezza per te stessa>>.
Lo stile di Antonella Lattanzi è riconoscibile, in questo libro ancora più che negli altri. Periodi ridotti all’osso, come se la materia, la sostanza fosse scarnificata e se ne mostrasse l’essenziale, la parte più prossima alla realtà, al fulcro della questione. E come sempre, il punto di osservazione dell’animo umano, questa volta il suo e di chi le gravita attorno, è privilegiato, è quello di una scrittrice che ha sempre guardato i personaggi in ogni loro aspetto, debolezza, contraddizione e punto di forza, restituendone un ritratto così interessante da renderlo, man mano che scorrono le pagine, familiare.
