Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Integrità e Integrazione

«In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue». [Mc.9,38-48]

[vedi anche Numeri 11,25-29]m

L’intero orizzonte conoscitivo, nel cammino dell’umanità, è stato segnato dalla ricerca del rapporto fra una parte e il tutto.

Le analogie fra corpo umano e corpo sociale sono più volte state usate per qualificare questo rapporto, in un modo o nell’altro.

Ogni corpo, poi, sia umano che sociale, tiene alla propria integrità, cercando di preservarla da ogni attacco, vero o presunto, che possa minacciarla. E spesso, inoltre, si pensa di raggiungere e preservare questa integrità con quella che chiamiamo integrazione.

La comunità dei discepoli, come spesso ogni comunità, tendeva a riconoscersi come gruppo facilmente riconoscibile dal fatto che erano “seguaci” di Gesù. Da qui, il passaggio ad essere “seguaci” della comunità era breve.

L’accusa di Giovanni, verso chi scacciava i demoni nel nome di Gesù, era di non “essere dei nostri”, di non “seguirCI”. In sostanza, pensava Giovanni, se non appartieni alla nostra cerchia, non puoi arrogarti dei diritti che appartengono solo a noi. Operare nel nome di qualcuno significava assumere per sé la stessa autorità di colui nel cui nome si operava. Quindi, nessuno può operare nel nome di Gesù se non entra nel corpo integro del gruppo dei discepoli, cioè, se non è integrato. Solo quando il gruppo ti riconosce come appartenente a sé, puoi agire come gli altri.

La libertà di Gesù, che è libertà di Spirito, rompe questi meccanismi di appropriazione. « Non glielo impedite».

Gesù riconosce una appartenenza che va oltre gli schemi costituiti. Non si nega una certa identità del gruppo dei discepoli, ma non la si erige a giudizio sull’agire altrui.

L’integrità del gruppo non passa attraverso la necessaria integrazione di coloro che agiscono con gli stessi criteri, che sono criteri di salvezza e di liberazione.

« Chiunque ama viene da Dio, perché Dio è amore» dice lo stesso Giovanni nella sua prima lettera. E quel “chiunque” ha una portata universalistica che non si lascia imbrigliare in schemi comportamentali o in appartenenze religiose. L’ integrità è sempre a servizio di un bene superiore, mai a sclerotizzante tutela di se stessa.

Un corpo mutilato, ma vivo è da preferire ad un corpo integro, ma sterile col sapore di morte.

Non si tratta del “meglio vivo che morto”, che l’istinto di sopravvivenza ci porta a scegliere ogni volta che andiamo dal chirurgo per asportare una parte malata, che minaccia la sopravvivenza dell’intero organismo. Qui il criterio è lo “scandalo”. Non è la parte malata che va tolta, ma quello  che è di impedimento ad una totalità. Neanche si nega l’importanza della singola parte, piuttosto, la si colloca nella giusta relazione con il tutto. È una scelta, non una necessità. Sono io che devo percepire lo “scandalo”, l’ostacolo, che proviene da me stesso, e rimuoverlo. In totale libertà.

Quella che presumevo essere la mia integrità non può trovarsi a confliggere con la mia vocazione   alla pienezza, con la totalità che mi viene richiesta.

E questa vocazione è per tutti. Questo è l’unico criterio che Gesù propone.

Le vie da percorrere appartengono alla nostra contingenza storica. Non sono indifferenti, ma neanche costituiscono criterio assoluto di salvezza.

La salvezza è libertà di Spirito Santo, appartiene a Dio e  lascia che Dio appartenga a tutti.

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