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Charles Bukowski

a cura di Giorgio Stella

Vigilia di Natale, solo

Vigilia di Natale, solo
in una stanza di motel
sulla costa
sul Pacifico
lo senti?

hanno provato a farlo
in stile spagnolo, con
tappezzerie e lampade, e
i bagni puliti, ci sono
minuscole barrette di sapone
rosa.

qui non ci troveranno:
barracuda o dame o
adoratori
d’idoli.

giù in città
sono ubriachi e spaventati
corrono a luci rosse

si aprono le teste
in onore del genetliaco
di Cristo, non male.

presto finirò questo quinto di
rum portoricano.
al mattino vomiterò e
farò la doccia, ritornerò in auto,
mangerò un panino alle 13.
sarò nella mia camera alle
14,
sdraiato sul letto,
in attesa che suoni il telefono
senza rispondere,
la mia vacanza è
un’evasione, la mia ragione
no.

Charles Bukowski, la tragedia delle foglie

di Giorgio Stella

la tragedia delle foglie

mi destai alla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità;
c’era ancora un bel sole, però,
e il biglietto della padrona ardeva d’un giallo caldo
e senza pretese; ora quello che ci voleva
era un buon attore, all’antica, un burlone capace di scherzare
sull’assurdità del dolore; il dolore è assurdo
perché esiste, solo per questo;
sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
l’uomo che un tempo era stato giovane e,
così dicevano, geniale; ma
questa è la tragedia delle foglie,
le felci morte, le piante morte;
ed entrai in una sala buia
dove stava la padrona di casa
insultante e ultimativa,
mandandomi all’inferno,
mulinando i braccioni sudati
e strillando
strillando che voleva i soldi dell’affitto
perché il mondo ci aveva tradito
tutt’e due

Charles Bukowski

a cura di Giorgio Stella

E così vorresti fare lo scrittore

E cosi vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene li a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare
dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o
morirà
in te.

non c’è altro modo

e non c’è mai stato.

Charles Bukowski, Notte imbecille


notte imbecille,
cavatappi come una nera chitarra,
la giornata stava vomitando l’inferno,
e tu ora vieni
scivolando giù dai tubi di scarico
svuotando la tua vescica
dappertutto,
e ho bevuto 9 bottiglie di birra
una pinta di vodka,
fumato 18 sigarette,
e tu sei ancora su di me,
tu fai sfilare i morti fuori sul balcone del mio cervello;
vedo sopracciglia strappate; labbra, pantofole;
il mio amore, in una vecchia vestaglia, impreca,
mi raggiunge;
l’Esercito Confederato corre; Hitler
fa una piroetta.. poi
i versi dei gatti in amore
mi salvano, mi risvegliano
… ancora un bicchiere,
ancora del fumo, e nel cassetto la foto di una giornata in spiaggia
nel 1955… mio dio, come ero giovane allora,
senz’altro più giovane;
e alla finestra, una o 2 luci, la città è morta
tranne che per ladri e uomini delle pulizie,
e anch’io sono quasi morto, così malandato,
e alzo la bottiglia nel centro della stanza
e tu sei dappertutto
nera notte imbecille,
sei sotto le mie unghie,
nelle orecchie e in bocca,
e qui ci reggiamo,
tu ed io, un gigante e un nanetto chiusi nel disordine, e quando il
primo sole viene giù a mostrare i ragni
al lavoro, bruchi che si arrampicano su sottilissimi fili,
tu mi lascerai andare,
ma ora tu strisci nella tomba della mia bottiglia,
mi strizzi l’occhio e ti metti in posa, la tappezzeria ha
rose sbiadite, i ragni sognano mosche piene d’oro, e io cammino di nuovo nella stanza, accendo un’altra sigaretta, e sento che dovrei
diventare matto, ma non so proprio
come.

Eresie. Sergio Calzone

Charles-Bukowski_Darbas
1.

La quasi recente fortuna di Charles Bukowski, pur in assenza (diciamolo, infine!) di un’autentica qualità letteraria, mi sembra apparentarlo a Jack Kerouac, cioè a un genere di scrittori che illustrano il “momento”, cioè interpretano, coscientemente o meno, un desiderio, quasi sempre giovanile, di disordine, non necessariamente violento ma proprio della violenza, assai borderline, per quanto c’è di potenziale, di a stento trattenuto, e che non può non interessare una nuova generazione o anche una “vecchia”, come in parte è avvenuto proprio con Bukowski, nostalgica dei “tempi di Kerouac”, divenuti mitici soprattutto per chi, all’epoca, non vi ha partecipato davvero (ed è quindi sopravvissuto!).

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I gatti di Bukowski

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di Guido Michelone

Linda Lee Bukowski vedova del bizzarro scrittore americano (1920-1994), l’anno scorso dà alle stampe un nuovo libro postumo del marito, On Cats, che raccoglie poesie e frammenti sull’animale da loro più amato, al punto da arrivare a possederne nove esemplari nella piccola villetta californiana. Continua a leggere