Charles Bukowski, Notte imbecille


notte imbecille,
cavatappi come una nera chitarra,
la giornata stava vomitando l’inferno,
e tu ora vieni
scivolando giù dai tubi di scarico
svuotando la tua vescica
dappertutto,
e ho bevuto 9 bottiglie di birra
una pinta di vodka,
fumato 18 sigarette,
e tu sei ancora su di me,
tu fai sfilare i morti fuori sul balcone del mio cervello;
vedo sopracciglia strappate; labbra, pantofole;
il mio amore, in una vecchia vestaglia, impreca,
mi raggiunge;
l’Esercito Confederato corre; Hitler
fa una piroetta.. poi
i versi dei gatti in amore
mi salvano, mi risvegliano
… ancora un bicchiere,
ancora del fumo, e nel cassetto la foto di una giornata in spiaggia
nel 1955… mio dio, come ero giovane allora,
senz’altro più giovane;
e alla finestra, una o 2 luci, la città è morta
tranne che per ladri e uomini delle pulizie,
e anch’io sono quasi morto, così malandato,
e alzo la bottiglia nel centro della stanza
e tu sei dappertutto
nera notte imbecille,
sei sotto le mie unghie,
nelle orecchie e in bocca,
e qui ci reggiamo,
tu ed io, un gigante e un nanetto chiusi nel disordine, e quando il
primo sole viene giù a mostrare i ragni
al lavoro, bruchi che si arrampicano su sottilissimi fili,
tu mi lascerai andare,
ma ora tu strisci nella tomba della mia bottiglia,
mi strizzi l’occhio e ti metti in posa, la tappezzeria ha
rose sbiadite, i ragni sognano mosche piene d’oro, e io cammino di nuovo nella stanza, accendo un’altra sigaretta, e sento che dovrei
diventare matto, ma non so proprio
come.

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