Intervista a Le rose e il deserto

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Nodo antico è una raccolta di poesie dedicata a mia mamma: alcuni testi sono stati scritti durante la sua breve malattia ma la maggior parte di essi risale ai mesi successivi alla sua morte. Mi rendo conto però solo ora, a distanza di quasi tre anni da quegli eventi, che scrivere queste poesie è stato non solo un atto di ricordo, di memoria, ma anche e forse soprattutto, di auto-cura: un lento, istintivo riemergere dagli strati del dolore sordo in cui ero sprofondato senza accorgermene. Una riemersione che grazie alla scrittura è stata a occhi aperti, in cui ogni metro di questo enorme vuoto è stato osservato, non tentativo di disinnescarne la carica dolorosa.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

Come dice Alessandro Pertosa (che ha scritto la postfazione della raccolta): “La poesia è la lingua dell’inutile”. In un mondo in cui così tanta importanza si da all’utile, in qualsiasi accezione questo aggettivo/sostantivo si voglia intendere, sono convinto che la poesia possa, e debba, rappresentare quello spazio di inutilità che attiene all’esplorazione emotiva, alla conoscenza profonda di sé (quando si scrive) e degli altri (quando invece si legge). La poesia è quell’inutilissimo fondamentale strumento che ci permette di scandagliare le nostre ferite, di poter in qualche modo starci comodi dentro, di osservarle senza cedere alla paura, evitandoci così di impazzire. 

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Lascio sia alla lettura che alla scrittura poetica uno spazio molto istintivo e casuale. Faccio una vita molto organizzata fra lezioni da tenere, esami da correggere, conferenze cui prendere parte; in questa organizzazione ho sempre voluto che la poesia possa rappresentare un momento di casualità, che in qualche modo accada senza doverla cercare. Ho libri (non solo di poesia) praticamente in ogni punto della casa, e quindi semplicemente, mi imbatto in cose che prendo e leggo. Lo stesso avviene con la scrittura: la maggior parte delle idee mi vengono quando esco dalla mia routine quotidiana (quando per esempio esco di casa per fare una corsa, mentre sto guidando in autostrada, durante la telefonata con un amico che non sento da tanto). Questa lunga premessa semplicemente per dire che in realtà non lo so quanto tempo nella mia quotidianità venga dedicato alla poesia.


4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Questa è una domanda veramente cattivissima! Per vicinanza alla tematica di Nodo antico, non posso non citare Vivian Lamarque e il suo Madre d’inverno. Francesco Carofiglio, Poesie del tempo stretto, per la capacità di fare poesia con cose semplicissime, quotidiane, e poi Alfonso Brezmes La noche tatuada.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *