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Intervista a Michela Zanarella

di Luca Pizzolitto

Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La raccolta è nata come processo di ascolto interiore, un percorso di riflessione sulle cose che accadono nella quotidianità. Inutile negare che siamo protagonisti di un tempo complesso, attraversato da guerre e instabilità economiche e sociali. La poesia si muove in un contesto di attraversamento della realtà, è vita che scorre e attraversa le stagioni, le sensazioni e le emozioni, cerca riparo nella parola, ma a volte anche la parola fatica a dare risposte. Ma è pur sempre respiro.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia in questo tempo odierno non ha un ruolo, lo ha perso. I valori e i punti fermi sono dissolti nell’attuale follia. La parola resta comunque la risorsa per non smarrire le proprie certezze, quelle poche che conducono alla ricerca della bellezza anche dove non c’è. Le strade da percorrere sono tortuose, bisogna affidarsi al proprio sentire.

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Vorrei che lo studio, la lettura e la scrittura occupassero più tempo nella mia vita. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata, ritaglio quel poco che posso la sera per studiare, leggere e scrivere, anche a notte fonda. E forse è proprio la notte che mi ispira maggiormente.

4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Sicuramente citerei Emily Dickinson con Tutte le poesie che ho amato da subito, poi Antonia Pozzi con Tu sei l’erba e la terra. Le più belle poesie d’amore e Pier Paolo Pasolini con Poesia in forma di rosa. Sono loro gli autori che amo, ma ne sceglierei anche altri, sforando i tre, come Alejandra Pizarnik con La figlia dell’insonnia e Adrienne Rich con Cartografie del silenzio.

Lo stato dell’arte. Michela Zanarella

È davvero difficile rispondere a queste domande, oggi. Ma provare è ciò che forse può stimolare una riflessione. La poesia è insita nell’animo dell’uomo ed è un elemento della sua spiritualità. Utilizzo questi quesiti come strumento di approfondimento per capire in che direzione stia andando anche la mia poesia, oltre a quella di molti altri. Sicuramente le tematiche che vengono affrontate non sono diverse dal passato. L’uomo non ha mai smesso di interrogarsi sul senso dell’esistenza e utilizza la poesia, l’arte in genere, come strumento di osservazione, ricerca e conoscenza. Anche se gli argomenti coincidono, la scrittura, l’arte, hanno subito nei secoli molteplici cambiamenti, evoluzioni e stravolgimenti. In poesia molte parole sono diventate desuete, alcune sono state abbandonate, il linguaggio è diventato più immediato, si ricorre spesso a termini che appartengono ad altre lingue. Il poeta appartiene al suo tempo, ne assorbe i mutamenti, le regressioni, i limiti, le mancanze. Anche se stiamo attraversando un periodo storico complesso, segnato dai residui di una pandemia, da più conflitti in atto, con il conseguente smarrimento individuale, credo che la poesia possa ancora essere una risorsa per l’umanità. Solo il semplice fatto di poter scrivere è una ricchezza. Ricordiamoci che c’è ancora chi non ha la possibilità di farlo, non può studiare, leggere, conoscere. Ho avuto l’opportunità di realizzare un progetto che ha visto coinvolte le scuole, le istituzioni, la società civile. I ragazzi hanno lavorato a dei laboratori di poesia su temi delicati e attuali come la violenza di genere, l’esclusione sociale, la lotta alle mafie, la disabilità. La loro curiosità verso la poesia mi ha permesso di constatare che se già da piccoli vengono introdotti in un percorso di scrittura, ci sono buone speranze per il futuro. Hanno realizzato dei testi interessanti, a volte inaspettati, con la voglia di mettersi in gioco, e credo che già questo sia un enorme traguardo. Per carattere non sono quasi mai ottimista, tendo a manifestare insicurezza, ma la poesia mi consente di avere uno sguardo fiducioso verso il domani. Sarebbe più facile arrendersi, lasciare che le cose accadano, accettare le considerazioni distruttive di chi afferma che la poesia è morta da tempo, non vende ed è di nicchia, ma no. Finché mi sarà possibile, fossi sola contro tutti, continuerò a credere che la poesia abbia ancora qualcosa da dire secondo l’attualità e l’andamento della società. Ritengo che la strada da percorrere sia ancora lunga. Bisogna soltanto non smettere di impegnarsi, mantenendo saldi i propri valori, le proprie convinzioni. 

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La parola ai poeti. Michela Zanarella

Parlare di poesia oggi rischia di diventare motivo di discussione, può innescare una miccia esplosiva. Anche se chiunque, poeta onon poeta, dovrebbe essere libero di esprimersi a riguardo, c’è chi si sente autorizzato a saperne di più, ad assegnare sentenze e giudizi, ma onde evitare il tono polemico del momento, partirei da un articolo datato 2015 di Franco Loi uscito su “Il Sole 24 ore” dal titolo “La poesia secondo me” che sottolinea proprio come anche tra i letterati l’andare a capo, fare una riga corta, o utilizzare una rima e contare le sillabe secondo alcuni aspetti tecnici, significhi fare una poesia. Sono sempre stata dell’idea che la poesia non si insegna, ma si può apprendere nel tempo, avendo quel ‘fuoco sacro dentro che smuove l’anima e le stelle. Loi scrive: La poesia è qualcos’altro. E’ un movimento che attraversa l’uomo e sono pienamente d’accordo, perché se non ci fosse moto della parola, delle emozioni, non ci sarebbe cambiamento, trasformazione, evoluzione. Ma aggiungerei che prima di scrivere in versi il poeta dovrebbe avere alle spalle una buona quantità di letture, o almeno la curiosità di conoscere la poesia di chi lo ha preceduto. Perché se è vero che non si diventa poeti a comando, la poesia merita rispetto e non è qualcosa che si fa tanto per fare, richiede pazienza, ascolto, costanza. Sempre nello stesso articolo Loi scrive: “fondamentale è lo stupore che il poeta prova di fronte alla propria espressione. Il poeta non sa quello che scrive ed è proprio nello stupore che si muove l’intuizione creativa, l’ispirazione. Molti poeti del passato hanno confermato quanto sia importante questo aspetto, ci si esprime secondo il proprio essere, ed è lì la vera autenticità. In tutte o quasi le interviste ai poeti viene chiesto cosa sia la poesia. Difficile definirla, ma al di là delle personali visioni o convinzioni, ciò che conta credo sia che siamo qui a parlarne a distanza di secoli, e nonostante tutto, cerchiamo di capire cosa renda questa arte in versi così magica. Parlando della mia esperienza personale, posso dire che negli anni mi sono trovata di fronte a molteplici visioni, le più diverse, sull’argomento, posso condividere alcuni aspetti e altri meno, ho sempre cercato di ascoltare e trarre le mie conclusioni senza ostacolare il pensiero degli altri. Penso che oggi manchi un confronto costruttivo sulla poesia, ma a me piace pensare che tutto questo ‘fermento’ faccia parte di quel movimento di cui parlavamo poco fa. Ogni poeta ha la sua storia, un contesto ambientale e storico in cui vive, da questo secondo me bisogna partire quando si entra tra le pagine di un libro di poesia. E’ anche vero che la poesia non ammette troppe certezze e quindi direi che l’unica cosa giusta da fare sia leggere, prestarsi all’ascolto, farsi coinvolgere dalle immagini poetiche che quello scritto trasmette.
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“LE PAROLE ACCANTO”: INTERVISTA A MICHELA ZANARELLA

Intervista di Giovanni Agnoloni

intervista-a-michela-zanarella-3Sono lieto di intervistare la poetessa Michela Zanarella, per parlare del suo percorso artistico e, in particolare, del suo nuovo libro, Le parole accanto, oggetto di una campagna di crowdfunding e in prossima uscita per la casa editrice Interno Poesia.

1) Le parole accanto è un titolo “provocatorio”. Siamo abituati a pensare alla poesia come a una dimensione viscerale, radicalmente dentro. Qui, invece sembri optare per un understatement, preferendo una presa di distanze, un distacco che forse è la cifra del tuo lirismo, sospeso tra paesaggio e memoria, dove il dolore è trasfigurato in sottili epifanie. Sei d’accordo?

“Diciamo che il titolo della raccolta è volutamente provocatorio. Per me la poesia ha una dimensione interiore ed esteriore, fatta di continui contrasti, così come lo è la mia stessa personalità. E’ vero tutto ciò che dici, perché il distacco è una costante della mia scrittura, che vive di sospensioni tra ricordi, partenze e ritorni, assenze e presenze. In ogni verso, in ogni immagine c’è un’oscillazione di pensiero, le emozioni si proiettano come schegge di luci ed ombre. La poesia in questo caso è accanto a me, alle persone che amo, ai luoghi che mi hanno visto bambina, vicina e allo stesso tempo lontana, si trova nei poeti che in qualche modo sono stati un riferimento nel mio percorso di crescita. Il dolore mi è servito per comprendere meglio me stessa, ogni singola precipitazione mi ha reso consapevole di ciò che è comunque parte della vita. Il dolore quindi si trasforma in rivelazione di qualcosa che va affrontato”. Continua a leggere

“Meditazioni al femmile”, di Michela Zanarella

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

La poesia di Michela Zanarella sa di canto, nel senso classico del termine e in quello più letterale. Ce lo dimostra la raccolta Meditazioni al femminile (Sangel Edizioni).
Partiamo dal primo aspetto: il tema di fondo è l’amore, universale fonte d’ispirazione per tutti i poeti e, in fondo, essenza stessa dell’anelito artistico, inteso come tendere a asintoticamente, cioè avvicinandosi – senza (forse) mai raggiungerlo – a quel punto intimo in cui l’anima individuale e quella cosmica s’incontrano. È un eros in senso platonico, ma non solo.
I suoi versi, sull’onda di grandi voci classiche della poesia femminile – da Saffo a Vittoria Colonna – vanno a cogliere punti vivi e vibranti, carnosi e carnali, della relazione d’amore, in cui l’afflato umano e fisico si espande dalla coppia alla natura intera. Continua a leggere