Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?
La raccolta è nata come processo di ascolto interiore, un percorso di riflessione sulle cose che accadono nella quotidianità. Inutile negare che siamo protagonisti di un tempo complesso, attraversato da guerre e instabilità economiche e sociali. La poesia si muove in un contesto di attraversamento della realtà, è vita che scorre e attraversa le stagioni, le sensazioni e le emozioni, cerca riparo nella parola, ma a volte anche la parola fatica a dare risposte. Ma è pur sempre respiro.
2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?
La poesia in questo tempo odierno non ha un ruolo, lo ha perso. I valori e i punti fermi sono dissolti nell’attuale follia. La parola resta comunque la risorsa per non smarrire le proprie certezze, quelle poche che conducono alla ricerca della bellezza anche dove non c’è. Le strade da percorrere sono tortuose, bisogna affidarsi al proprio sentire.
3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?
Vorrei che lo studio, la lettura e la scrittura occupassero più tempo nella mia vita. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata, ritaglio quel poco che posso la sera per studiare, leggere e scrivere, anche a notte fonda. E forse è proprio la notte che mi ispira maggiormente.
4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.
Sicuramente citerei Emily Dickinson con Tutte le poesie che ho amato da subito, poi Antonia Pozzi con Tu sei l’erba e la terra. Le più belle poesie d’amore e Pier Paolo Pasolini con Poesia in forma di rosa. Sono loro gli autori che amo, ma ne sceglierei anche altri, sforando i tre, come Alejandra Pizarnik con La figlia dell’insonnia e Adrienne Rich con Cartografie del silenzio.








