La parola ai poeti. Michela Zanarella

Parlare di poesia oggi rischia di diventare motivo di discussione, può innescare una miccia esplosiva. Anche se chiunque, poeta onon poeta, dovrebbe essere libero di esprimersi a riguardo, c’è chi si sente autorizzato a saperne di più, ad assegnare sentenze e giudizi, ma onde evitare il tono polemico del momento, partirei da un articolo datato 2015 di Franco Loi uscito su “Il Sole 24 ore” dal titolo “La poesia secondo me” che sottolinea proprio come anche tra i letterati l’andare a capo, fare una riga corta, o utilizzare una rima e contare le sillabe secondo alcuni aspetti tecnici, significhi fare una poesia. Sono sempre stata dell’idea che la poesia non si insegna, ma si può apprendere nel tempo, avendo quel ‘fuoco sacro dentro che smuove l’anima e le stelle. Loi scrive: La poesia è qualcos’altro. E’ un movimento che attraversa l’uomo e sono pienamente d’accordo, perché se non ci fosse moto della parola, delle emozioni, non ci sarebbe cambiamento, trasformazione, evoluzione. Ma aggiungerei che prima di scrivere in versi il poeta dovrebbe avere alle spalle una buona quantità di letture, o almeno la curiosità di conoscere la poesia di chi lo ha preceduto. Perché se è vero che non si diventa poeti a comando, la poesia merita rispetto e non è qualcosa che si fa tanto per fare, richiede pazienza, ascolto, costanza. Sempre nello stesso articolo Loi scrive: “fondamentale è lo stupore che il poeta prova di fronte alla propria espressione. Il poeta non sa quello che scrive ed è proprio nello stupore che si muove l’intuizione creativa, l’ispirazione. Molti poeti del passato hanno confermato quanto sia importante questo aspetto, ci si esprime secondo il proprio essere, ed è lì la vera autenticità. In tutte o quasi le interviste ai poeti viene chiesto cosa sia la poesia. Difficile definirla, ma al di là delle personali visioni o convinzioni, ciò che conta credo sia che siamo qui a parlarne a distanza di secoli, e nonostante tutto, cerchiamo di capire cosa renda questa arte in versi così magica. Parlando della mia esperienza personale, posso dire che negli anni mi sono trovata di fronte a molteplici visioni, le più diverse, sull’argomento, posso condividere alcuni aspetti e altri meno, ho sempre cercato di ascoltare e trarre le mie conclusioni senza ostacolare il pensiero degli altri. Penso che oggi manchi un confronto costruttivo sulla poesia, ma a me piace pensare che tutto questo ‘fermento’ faccia parte di quel movimento di cui parlavamo poco fa. Ogni poeta ha la sua storia, un contesto ambientale e storico in cui vive, da questo secondo me bisogna partire quando si entra tra le pagine di un libro di poesia. E’ anche vero che la poesia non ammette troppe certezze e quindi direi che l’unica cosa giusta da fare sia leggere, prestarsi all’ascolto, farsi coinvolgere dalle immagini poetiche che quello scritto trasmette.

Il mio incontro con la poesia è avvenuto in modo insolito. Ho iniziato a scrivere dopo essere sopravvissuta ad un incidente stradale. Ancora oggi non so spiegare per quale motivo la poesia sia entrata a far parte della mia vita. Molto probabilmente è accaduto qualcosa interiormente, mi sono lasciata attraversare e quel moto mi accompagna tuttora. Ho sentito la necessità di scrivere per imparare a conoscermi e quell’urgenza nel tempo si è fatta sempre più intesa. Se all’inizio ho vissuto questa scoperta con inesperienza, negli anni ho compreso l’importanza e il valore di ogni singola parola, del ritmo, delle pause, del silenzio. Sono elementi fondamentali da non trascurare, come l’essenzialità. Chiudo questo mio breve intervento con una poesia tratta dalla mia ultima raccolta “L’eredità del bosco” pubblicata da MacaborEditore e vincitrice ex aequo del premio nazionale di poesia “Vincenzo Pistocchi”.

Schiene di roccia rivolte al sole
ormai lontane
come il volo di poiane
il vento è rimasto tra i ciliegi
ad allungare nostalgie.
Ho portato con me l’odore di terra rinata
nella pioggia
il respiro pieno del bosco
tra le labbra nascondo il silenzio
incrociato al ciglio della strada
tra me e la montagna
esiste una discreta somiglianza
entrambe sappiamo che amare il cielo
è l’unica quiete possibile.

*

Michela Zanarella è nata il 1° luglio 1980 a Cittadella (PD). Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato diciotto libri. Negli Stati Uniti è uscita in edizione inglese la raccolta tradotta da Leanne HoppeMeditations in the Feminine”, edita da Bordighera Press (2018). Giornalista, autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di Periodico italiano Magazine e Laici.it. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi, cinese e giapponese. E’tra gli otto co-autori del romanzo di Federico Moccia “La ragazza di Roma Nord” edito da SEM. Nel 2023 ha vinto ex aequo il premio nazionale di poesia “Vincenzo Pistocchi” aggiudicandosi la pubblicazione della raccolta “L’eredità del bosco” con MacaborEditore.

Un pensiero su “La parola ai poeti. Michela Zanarella

  1. Rosaria Di Donato

    Sono d’accordo con Michela Zanarella quando dice che la poesia non si può insegnare e ancor più quando sostiene che il dettato poetico non è solo questione di tecnica e che il testo richiede cura e tempo, dedizione. La lettura è il presupposto fondamentale della scrittura…Bello “… amare il cielo/ è l’unica quiete possibile”! Auguri per “L’eredità del bosco”!
    Rosaria Di Donato

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