La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Marta López Vilar


di Annelisa Addolorato

Questo intenso agosto mi porta a parlarvi della figura della poetessa, filologa e docente universitaria – prima presso la Università di Alcalá di Henares e ora presso la Complutense di Madrid – Marta López Vilar. Nata a Madrid negli anni Settanta, è da sempre interessata alla letteratura ed alla poesia contemporanea in primis: soprattutto quella spagnola, catalana, portoghese, greca.

Ecco alcuni versi, che ho tradotto, dedicati dalla autrice a quelli del poeta spagnolo F. Brines, uno dei componenti della Generazione poetica spagnola degli anni ’50. Per approfondimenti riguardanti la Generazione spagnola poetica degli anni ’50, consiglio il libro curato da me e da Gabriele Morelli Poesia spagnola del Novecento: la Generazione del ’50 (Firenze, Le Lettere): 

“Ci sono circostanze in cui l’anima
si frantuma come un bicchiere
e prima di rompersi e
morire (perché anche le cose
muoiono), riempilo d’acqua
e bevi
voglio dire fai in modo
da lasciare che le parole usurate
siano ben lavate
nel fondo
della tua anima distrutta
e, che cantino, se possono.”

2004 il premio Blas de Otero, pubblicato dalla Università Complutense di Madrid. Proprio qui ci siamo conosciute, durante la frequenza dei corsi di Dottorato, essendo entrambe allieve, tra l’altro, di Alicia Redondo e Fanny Rubio, ed entrambe facenti parte, noi come poetesse, del programma culturale della Comunidad de Madrid ‘Red de Arte Joven’: la rete dei giovani artisti.

Vado a tradurre alcuni versi di questo libro: 

da
“Variazione su una poesia di Carles Riba

(‘Che io non sia più’… Carles Riba)

(…) il volto giovane, il lungo viaggio sotto il sole d’agosto
Che cade dentro a un’auto vuota,
la parola inondata dai boschi
che butta la sua rete negli occhi del ghiaccio.
(…)”

(p. 33)

Questa poesia, tra l’altro, è dedicata proprio al poeta catalano su cui la autrice ha scritto la propria tesi di dottorato. Di nuovo con gioia ricordo la consonanza presente tra alcuni degli interessi sia poetici sia di ricerca esistenti tra il lavoro di questa autrice e il mio: cioè la mistica (tema presente sia nei suoi studi su Carles Riba, sia sui miei riguardanti Clara Janés: si veda il mio libro Viaje entre palabras, Madrid, Amargord).

Sono tra l’altro lieta di far parte insieme a di questa studiosa brillante, persona sorridente e poetessa dedita alla ricerca, del comitato redazionale della collana di poesia ‘De Luz, piedra y espejo – Poesía en la UAH’ (‘Di luce, pietra e specchio – Poesia nella UAH’) della prestigiosa Università spagnola di Alcalá de Henares.

Essendo anche traduttrice, i versi di Marta López Vilar sono presenti in varie antologie: condivido con gioia con lei la nostra compresenza, tra l’altro in queste: La voz y la escritura 2006 (Madrid, Sial, 2006) e Los jueves poéticos (Madrid, Hiperión, 2007). La troviamo anche in Hilanderas (Madrid, Amargord, 2006) e En legítima defensa – Poetas en tiempos de crisis (Bartleby Editores, 2014), per citarne alcune celebri. Un’altra sua silloge che menziono con piacere è La palabra esperada. López Vilar ha collaborato con varie riviste, tra cui Clarín, Ojos de papel, o Cuadernos Cervantes. Colgo l’occasione, dopo molto tempo, di ringraziarla nuovamente per aver scritto la prefazione del mio secondo libro di poesie, un libro peculiare uscito in edizione bilingue con la casa editrice Amargord – che ringrazio! -, dal momento che l’ho scritto personalmente in spagnolo, mentre vivevo, studiavo e lavoravo a Madrid, e poi l’ho io stessa tradotto: si tratta del libro La reconstrucción de Pompeya, o la palabra ‘lasca’ – La ricostruzione di Pompei o la parola ‘favilla’ (Amargord, Madrid). Grazie.

 

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