“Meditazioni al femmile”, di Michela Zanarella

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

La poesia di Michela Zanarella sa di canto, nel senso classico del termine e in quello più letterale. Ce lo dimostra la raccolta Meditazioni al femminile (Sangel Edizioni).
Partiamo dal primo aspetto: il tema di fondo è l’amore, universale fonte d’ispirazione per tutti i poeti e, in fondo, essenza stessa dell’anelito artistico, inteso come tendere a asintoticamente, cioè avvicinandosi – senza (forse) mai raggiungerlo – a quel punto intimo in cui l’anima individuale e quella cosmica s’incontrano. È un eros in senso platonico, ma non solo.
I suoi versi, sull’onda di grandi voci classiche della poesia femminile – da Saffo a Vittoria Colonna – vanno a cogliere punti vivi e vibranti, carnosi e carnali, della relazione d’amore, in cui l’afflato umano e fisico si espande dalla coppia alla natura intera.

Da Lapilli di vita:

In queste ossa
viaggio
e insieme mi porto
lapilli di vita.
Scavo calore
consumo il fiato,
amo.

(…)

Da Aria d’ottobre:

Mi specchio in pupille di quercia
e sento l’autunno impazzire di rossore
tra tende di linfe adolescenti.
La mia pelle si aggrappa
a cascate di rugiada,
scopre fiumi di giallo alle origini.

(…)

Nell’elemento paesaggistico-naturale (ma forse direi meglio: “panico”) risuonano echi di Alceo e Alcmane. Si pensi a questi versi di Calde piume:

Sintesi di luci imprigionate
nel lento tintinnio d’ormeggi.
Manovre costanti di vento
spingono le vele verso un podio
azzurro
in fusione perfetta col mare.
Gruppi di gabbiani
giocano tra cerchi di sabbia,
sfidando le mutevoli forme
capricciose del sole.

(…)

Le note di armonia (non ingenuamente “pacificata”, ma ardente, dinamica) e la connessione con l’anima mundi fanno tutt’uno con la sintesi di corpo e spirito dei versi più schiettamente sentimentali. Vi è, in questo, un afflato mistico, un senso di Oltre che è intrinsecamente “romantico”.

Infine, c’è il secondo significato del “cantare”: gli scenari di queste poesie, infatti, hanno una musicalità che richiama alla mente tante canzoni degli anni Sessanta e Settanta. Pensiamo a Uno spazio nell’alba:

(…)

Nel curvare liscio di schiene e profumo,
il destino è già pioggia,
memoria d’azzurro maturo.
E il nostro volto
uno spazio nell’alba.

Questi versi hanno una misura malinconica, che mi rimanda a sensazioni simili a quelle di Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi.
Ma tutto questo non è per dire che Michela Zanarella “copi”, sia ben chiaro. I più grandi si sono ispirati a qualcuno. Anzi, non si tratta nemmeno di ispirarsi, ma più precisamente di attingere a un bacino archetipico di percezioni, a un incoscio collettivo artistico che gli spiriti più sensibili hanno saputo e sanno condividere e nutrire. Non ci sarebbero stati i Beatles, se non ci fossero stati il blues, il rock dei primordi, lo skiffle, la musica nera, non dimentichiamolo mai; e neanche se non ci fosse stato Mozart. A un certo punto, però, tutto questo resta sullo sfondo, ed emerge la vibrazione unica e irripetibile dell’artista che crea.

Michela Zanarella ci dimostra la sua profonda originalità nella compenetrazione di incanto paesaggistico e sofferta mistica delle emozioni di Dei tuoi Navigli, dedicata ad Alda Merini.

Era bacio maledetto
quell’arteria di luce
chiusa nelle ultime saggezze
di novembre

(…)

Qui trova la sua voce più autentica: una nota dolce e straziante, un groppo in gola rappreso, gustato e poi sciolto in un istante di contemplazione.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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