Intervista a Laura Corraducci

 

  •   di Luca Pizzolitto
  • Ciao Laura, in questa intervista che ha per oggetto principale il tuo nuovo libro (Tableaux, PeQuod 2026), partirei, con le domande, proprio dal principio, dalla copertina: che significato ha, per te, la scelta di un titolo in lingua straniera? E quale immagine racchiude, per te, la parola Tableaux?

Ciao Luca, intanto grazie di questa intervista e grazie anche a chi ci ospita “La poesia e lo spirito”.

Allora, scegliere i titoli è stato spesso un grosso problema, la maggioranza delle mie poesie non ne ha nessuno e anche in questo mio ultimo libro è piuttosto così, fatico a chiudere in una parola (o in più parole) quello che magari il testo poetico o, in questo caso, un’intera raccolta può racchiudere, anche se comprendo bene che un titolo che abbia un certo impatto di immagini e suoni sia molto importante, in particolare modo per un libro. E’ il suo biglietto da visita. Per tutti i libri che ho scritto fino ad ora, Tableaux incluso, il titolo è arrivato da sé, per Il passo dell’obbedienza (Moretti e Vitali, 2020)  il libro precedente, fu verso la fine, questa volta, invece, è stato molto prima, stavo lavorando alla sezione dedicata ai dipinti (in francese la parola “tableaux” significa quadri) e avevo pensato di intitolarla così, poi, andando avanti con il libro ho sentito che doveva essere di tutta la raccolta. 

Volevo un titolo che fosse di una sola parola, una parola che provasse ad abbracciare i vari “quadri” , “mondi” che ci sono nel libro e alla fine, per quanto cercassi alternative diverse, Tableaux tornava sempre ad avere la meglio. Mi piace anche il suono, veloce, breve.

 

  • “Lui passò davanti alla tua tenda e sostò / e le ginocchia crollarono davanti alla sua ombra / la promessa delle stelle chiusa nel suo halak / e fu su quella che piantasti le ossa stanche / cone le tende alte sulla terra di Canaan (…)”. Questi sono alcuni versi di “Abraham”, la poesia che apre la tua nuova raccolta. Da sempre il tuo fare poetico si intreccia, in maniera più o meno esplicita, con le Sacre Scritture: in questo libro, in tutta la prima sezione – “la promessa” – canti eventi o personaggi dell’Antico Testamento. Che importanza ha la Parola nel tuo percorso umano e poetico?

Direi che questo libro, più di quelli precedenti, si confronta con la Parola, tutta la prima sezione – come hai sottolineato tu- è ispirata all’Antico Testamento, c’è la storia di Abramo, appunto, che forse è conosciuta anche da chi non è particolarmente avvezzo alla Bibbia, ma ho scelto anche storie meno celebri come quella della prostituta Raab, raccontata nel Libro di Giosuè, protagonista della presa di Gerico, che sceglie di tradire il suo re per aiutare gli Israeliti e che si innesterà nella genealogia del Cristo, lei, una prostituta cananea. E, ancora, la storia di Tobia raccontata nel Libro di Tobia, una storia d’ amore che nasce, però, dalla disperazione del padre di lui, Tobi, che, prigioniero e stanco di soffrire, una notte, si riscopre ad invocare la morte, e Sara, la giovane ferita nella sua vita affettiva e sessuale, strangolata dalla vergogna e dalla solitudine, una sera cerca un corda per impiccarsi.  E  Dio intreccerà il loro dolore, mescolerà il grido di morte per trasformarlo in un canto di vita. E’ una storia dura e bellissima al tempo stesso, che racconta la guarigione di cuori strappati, ignorati ma accolti e guardati da  un Dio, mai davvero sordo alla loro angoscia.

La Bibbia è la storia dei grandi abissi dell’animo degli uomini e delle donne, di cui Dio non si spaventa ma nei quali spesso, molto spesso, si immerge e resta ad abitarli insieme a loro.

Nell’ultima sezione, quella che chiude il libro, ho provato a tratteggiare alcune delle donne che Gesù ha incontrato e con le quali ha scambiato parole, ascolto, amore, in un tempo, in un mondo, dove questo non era nemmeno lontanamente immaginabile. E in ognuna di loro si è compiuta una rivoluzione. Penso sia tutto fortemente attuale.

 

  • Alessandro Rivali, nella prefazione, scrive: “Laura guarda la Scrittura a viso aperto. Si fa attraversare dalla Parola. La “rumina”, come i mistici medievali, e la restituisce in una via personalissima per tentare qualche risposta all’uomo di oggi, il cui cuore triturato dall’ansia, non è forse diverso da quello di Giobbe o di Abramo”. Trovo che in questo passaggio emerga uno degli elementi caratterizzanti la tua poetica: non solo, come accennavo nella domanda precendente, una forte influenza delle Scritture, ma una loro attualità, un parlarci oggi da una narrazione antica, quasi senza tempo. Cosa pensi circa questo breve commento sulla tua scrittura?

 

E’ un commento bello e quindi mi fa piacere, in realtà, affrontare il tema spirituale e, per spirituale intendo soprattutto cristiano, non è facile, anzi, in diversi mi avevano sconsigliato di aprire con la sezione ispirata alla Bibbia perché spesso il mondo letterario e non solo, ruota da un’altra parte, di questo non ti nascondo che sono consapevole e, forse, per Tableaux non sarà facilissimo, sebbene, in realtà, io non mi senta legata ad un discorso confessionale.

Scrivo perché è l’atto spontaneo che segue il mio osservare ciò che è fuori e dentro di me e che sento impossibile non attraversare con la poesia. Il libro contiene tante sezioni che non partono da una rilettura della Scrittura, ci sono molte storie, i luoghi che ho attraversato, figure di donne che mi hanno donato qualcosa con la loro vita (penso a Mairead Farrell, ex attivista dell’IRA uccisa a Gibilterra dalle Teste di Cuoio britanniche) e a tutta la sezione centrale dedicata ai quadri, spesso ho infatti cercato un connubio tra arte visiva e poesia, attraverso collaborazioni con artisti, pittori, incisori. 

Credo che se c’è  un filo conduttore in Tableaux in grado di unire  tutte le sezioni, sia un filo intessuto nell’umano e dall’umano, vedi Luca, io penso che, in realtà, non cì sia alcuna distanza tra lo scrivere un testo sulla bellezza della Scozia e uno sull’amore fra Tobia e Sara, o sulla lacerazione di Abramo di fronte alla mancanza di un erede, o sui drammi e i sogni degli adolescenti (penso alla sezione dedicata agli studenti), tutto in fondo parla di cielo e di terra, non esiste una dimensione senza l’altra dentro e fuori la Bibbia, sarebbe sciocco e miope creare steccati o etichette e, soprattutto, sarebbe fondamentalmente lontano dalla mia intenzione di scrittura.

 

  • Alla prima sezione ne seguono poi tre dedicate a singole persone: tua madre (e le tue due nonne), Marco Poma (e le sue sculture) e Mairead Farrell (attivista di Belfast assassinata nel 1988). Sono queste tre sezioni in cui dalla dimensione collettiva della prima parte, si passa ad una dimensione maggiormente intima, privata. C’è qualcosa che lega tra di loro i personaggi che hai scelto come protagonisti in queste tre sezioni?

 

 E’ la prima volta che dedico un’intera sezione alla mia sfera familiare (a parte una poesia a mio nonno paterno nel libro precedente), ho sempre cercato di far sì che la mia scrittura avesse uno sguardo rivolto verso l’esterno o non fosse troppo biografica e ombelicale. E questo lo penso ancora, scrivo testi anche per letture e spettacoli teatrali e mi piace molto provare a raccontare la vita, i dolori, i sogni di altri.  Sono inoltre fonte di ispirazione e di sfida nella difficoltosa attività che è quella di de-centrarsi. In questo libro, però, ho voluto parlare delle donne che mi hanno preceduta e verso le quali ho inevitabilmente e meravigliosamente maturato un debito d’amore molto importante, le mie nonne (quella materna nemmeno mai incontrata poiché morta prima della mia nascita), mia madre, è un modo per ringraziarle, della forza, della vita che mi hanno lasciato da custodire. Scrivere- per me- è anche sottrarre l’amore all’oblio, al vuoto della memoria, è una responsabilità che avverto in tutta la sua urgenza.

La storia di Mairead Farrell è piena di contraddizioni ma anche di coraggio, di passione e di libertà. Mi sono imbattuta per caso nella sua vita e ho sentito che a “quel caso” dovevo rispondere con i versi. Ed è stato così. In queste sezioni volevo mettere a fuoco soprattutto la resistenza della natura femminile, che rimane, non arretra e non smette di essere feconda nonostante gli strappi e la morte.

 

5) Dopo “Tableaux” e “Caledonia”, l’intensa parte centrale del libro, si arriva alle quattro sezioni finali, in cui la tua voce ritorna ad una dimensione collettiva. Penso siano queste le parti cui pensa Rivali quando, nella prefazione, scrive: “(…) la voce della poetessa s’infiamma e s’indegna quando l’esistenza viene calpestata dalla violenza o sbiadita dai luoghi comuni. Per questo la sua poesia è anche poesia civile (ammesso che esista una poesia non civile)…”.

Il mio pensiero è in accordo con quello di Alessandro: la poesia è, per sua stessa, intrinesca natura, poesia civile. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

 

Forse ho un po’ risposto a questa tua domanda, condivido il pensiero di Alessandro e quindi anche il tuo, io sono una persona che per natura si infiamma e si accende di fronte a situazioni che considera sbagliate, ingiuste, lo faccio nella vita, nel lavoro, e anche in poesia.  

E la poesia non può non dare voce a tutto ciò che attraversiamo e che al contenpo ci attraversa, nasce per questo e nasce da questo.  

In fondo tutte le categorizzazioni sono sbagliate o sono mancanti, sono sempre più convinta che non esista una gerachia di importanza, ma l’allenamento di uno sguardo che sappia cogliere la polvere che cade e, di cui nessuno si accorge, così come la storia di violenza o di sopraffazione su cui si sono depositati ruggine e indifferenza, per poi provarlo a consegnare affinché non vada perduto e, soprattutto, perché non ci allontani dalla nostra umanità più profonda, più autentica ma anzi ci (ri)metta in relazione con essa. 

 

  • Quali poeti hanno caratterizzato il tuo innamorarti della poesia? Quali voci, contemporanee e non, consideri imprescindibili all’interno del tuo percorso di studio e di scrittura?

 

Emily Dickinson è la poetessa che mi innamora ogni volta, poi Mary Oliver che ho scoperto molti anni fa in Inghilterra, Anna Achmatova a cui ho dedicato uno spettacolo, e in Italia Framcesco Scarabicchi che considero uno fra i più grandi della nostra poesia, ci sono una leggerezza, una profondità, una malinconia dolce e dolororosa in tutta la sua poesia che mi cattura così come l’intera l’opera  Pierluigi Cappello che amo moltissimo. E tanti altri fra cui anche amici poeti che stanno facendo un ottimo lavoro e un ottimo servizio alla Poesia.

 

Ti direi, a conclusione dell’intervista, di scegliere quattro poesie tratte da “Tableaux” e condividerle con chi ci sta leggendo.

 

Prima di farlo, voglio ancora ringraziarti di questa tua intervista e di avermi dato la possibiltà di parlare di Tableuax

dalla sezione la promessa

Abraham

l’ora calda fu quella dell’incontro
quando il sudore scendeva sugli occhi
Lui passò davanti alla tua tenda e sostò
e le ginocchia crollarono alla sua ombra
la promessa delle stelle chiusa nel suo halak*
e fu su quella che piantasti le ossa stanche
come le tende alte sulla terra di Canaan
ma nelle notti uguali del deserto
stretto al cuore tenevi il desiderio
e stretto al suo Lui teneva te

* halak in ebraico“vattene” è contenuto in Genesi al capitolo 12 e segna l’inizio della promessa e della lunga storia di Abramo con Dio che irrompe nella vita del patriarca trasformandolo da nomade mesopotamico a padre della fede.

dalla sezione incidere il vento (dall’osservazione delle opere di Marco Poma)

Accordo

non ho compreso cosa danzasse nel buio
se una cometa o l’acqua delle tue lacrime
quelle che trattenevi in gola per respirare
per poi berti in un solo fiato tutta la sete
e adesso che cammini sopra una linea
che taglia il cielo in strisce di pioggia
dove i fili d’erba si intrecciano alla luce
mi chiedo se al mio respiro pensi ancora
tu che dall’aria hai imparato a farti vento

dalla sezione Tableaux

ramo di mandorlo in fiore (Vincent Van Gogh)

scegliesti di fiorire a metà febbraio
nell’ostinazione piena del distacco
con i rami che rigavano di bianco
tutto l’azzurro bagnato della tela
profumasti i pennelli nella stanza
e i colori addormentati sulle mani
tu ricordalo adesso e poi per sempre
il mandorlo sente il rumore della neve
e sa sbocciare nel freddo dell’inverno

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