Soren Ulrik Thomsen, Vivo (Donzelli 2004)
Esiste una nave con le luci spente,
un libro aperto
sul silenzio.
Non c’è scorciatoia per il mondo
nel primo mattino
mentre la pioggia cade
c’è un uomo,
che sono io,
nella cucina gelida.
Ma nemmeno una strada
per uscire dal mondo.
*
Quando i lampioni si spengono a Hvidovrevej,
quando le oche migrano e il crepuscolo respira
allora non devi raccontarmi altro
di cosa è la vita e di cosa non è
di chi è morto e di cosa dobbiamo fare
allora deve piovere
allo devo starmene
seduto tutto solo
immerso nelle lettere scomparse nella posta stanotte,
nella sveglia che suona in un momento che ha scelto da sola,
nel buio che esplode nei giardini delle ville
quando la rosa, il giglio, il garofano
si chiudono: ciascuno intorno al suo segreto.
*
Sono diventato semplice e solitario
come il quartiere Nordovest nel nevischio.
Anche dopo tutti quegli anni sono felice
pensando alla sconosciuta che mi salutò con la mano
quando il mio treno causale si staccò.
Senza sosta cuce la sua bianca mano i secondi fra loro.
È tempo di chiudere i conti con se stessi,
e io non ho bisogno di sognare.
*
Una volta al giorno la solitudine è così grande
che uno non può farci proprio niente.
E una volta lo è la felicità.
Così ogni tanto bisogna mettere a posto le proprie cose.
Soren Ulrik Thomsen, nato a Kalundborg nel 1956, vive a Copenaghen dal 1972. È membro dell’Accademia Danese dal 1995. Tra le sue raccolte di poesie ricordiamo: City Slang (1981), Nuove poesie (1987), L’esitazione del creato (1996), Il peggio e il meglio (2002).
