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“Josh in fuga” di Olivia Crosio

Recensione di Giovanni Agnoloni

Olivia Crosio, Josh in fuga, Arkadia Editore, 2024

A volte ti capita tra le mani (e non per caso) un’autentica sorpresa letteraria, che inizi a leggere alle dieci di sera e ti tiene incollato fino all’ultima pagina, alle tre del mattino. Josh in fuga di Olivia Crosio è un romanzo non solo scritto bene, anzi benissimo da un punto di vista linguistico – cosa che non mi ha minimamente stupito, dopo aver letto e recensito l’altra uscita per Arkadia Editore dell’autrice, La mentalità della sardina – e conoscendola come un’eccellente collega traduttrice. È soprattutto una bellissima storia, che contiene un segreto circonfuso d’ironia e sapiente critica sociale, ma anche di affetti e intensa umanità, capaci di immergerci nell’abisso luminoso di una personalità affascinante: quella di un misterioso visitatore di Milano, che una sera invernale piomba nella metropoli con fare naif e movenze “imbranate”, ma anche con grande simpatia e fascino mediorientale, e inizia a combinare guai a cui trova sempre, rocambolescamente, una soluzione. Soprattutto da quando incontra e fa amicizia con una polemica ma adorabile barista, Miranda, che diventa la sua accompagnatrice in un “pellegrinaggio” notturno per il capoluogo lombardo, durante il quale incroceranno strambi ma credibilissimi personaggi come la fashion influencer Susi Fashion – che inevitabilmente evoca un noto personaggio del mondo internettiano e televisivo – il suo compagno (uno strampalato parrucchiere VIP), e un avventuroso tassista e la sua petulante compagna. Continua a leggere

Ripensare l’Islam attraverso l’umanesimo

di Guido Caldiron
«Come intellettuale musulmano i miei sforzi, la mia attitudine e i miei obiettivi non sono tanto il risultato della mia formazione accademica, quanto piuttosto della mia esperienza esistenziale. Ho fatto il liceo a Orano, poi l’università a Algeri. In Algeria si era in piena epoca coloniale e come il resto dei miei concittadini ero quotidianamente scosso dal confronto aspro e duro tra la cultura e la lingua francese, conquistatrici, e la mia cultura d’origine algerina (io parlo il berbero e l’arabo). All’inizio degli anni Cinquanta, frequentando i corsi sull’Islam all’Università di Algeri ero profondamente deluso dalla povertà intellettuale con cui venivano presentate la storia e la cultura musulmane. Il movimento di liberazione nazionale si opponeva alla pretesa dei colonizzatori francesi di incarnare la civiltà moderna, e insisteva all’opposto sull’identità arabo-musulmana dell’Algeria. In conseguenza di questo confronto brutale io feci allora una scelta che ha poi accompagnato il mio lavoro successivo: da un lato capire quali erano le caratteristiche di quell’identità arabo-musulmana che veniva proclamata dal movimento nazionalista, dall’altro indagare in quale misura la civiltà moderna, incarnata da chi aveva colonizzato l’Algeria, doveva essere considerata come una civiltà universale». Continua a leggere