
Qual è lo stato dell’arte?
L’arte è un’ameba in continuo mutamento, anche quando abbiamo la percezione di un’involuzione.
Oggi pare che qualunque cosa possa essere tradotta in arte (anche una provocazione, vedi Cattelan).
Si sperimenta utilizzando tecniche nuove e nuovi materiali e concetti.
La sensazione però è che la creatività sia soggiogata dagli interessi finanziari e dunque la domanda legittima da porsi è se sia l’opera d’arte a creare il mercato oppure sia il mercato a definirla.
Mi piace pensare che oltre alle opere battute all’asta per milioni di dollari, vi sia un luogo più sobrio fatto di artigianato, di cura del dettaglio, di ricerca e innovazione a cui andrebbe dato più spazio e nel quale forse si conserva intatta la vocazione degli artisti.
La poesia ha ancora qualcosa da dire? È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada? La poesia, l’arte, la letteratura possono risvegliare la speranza in un presente migliore?
La poesia ha avuto sempre qualcosa da dire (anche nel silenzio sospeso tra due parole) e lo farà se ci sarà anche una sola voce con l’urgenza di mettersi in connessione con la parte più profonda e fragile dell’umano, avendo però cura della parola e cercando un senso estetico nel verso.
Per quanto lo scenario a volte appaia apocalittico, ho fiducia nella vocazione spirituale dell’uomo che da sempre cerca di elevarsi attraverso l’arte. Certo che diventa sempre più difficile saper gestire la parola e la ricchezza del linguaggio in un’epoca in cui a scuola si somministrano prove a quiz a risposte multiple e non si dà più spazio alla creatività del bambino, costretto a colorare disegni o collegare concetti già costruiti sui libri scolastici. La creatività sta nell’elaborare pensieri e tradurli in un testo, dopo essersi documentati e aver maturato un’idea propria. Idea che in nessun modo possa confondersi con quella altrui, in quanto scaturita dall’esperienza personale che si vuole esprimere. Quanto più ampio sarà il bagaglio linguistico, tanto più potranno essere espressi con accuratezza pensieri ed emozioni.
La creatività sta nel colorare un albero di rosso e immaginare che sia un enorme corallo di mare o nel leggere una poesia e trovare una verità (e non rileva che collimi con la verità dell’autore). Sarebbero auspicabili percorsi scolastici che aiutino i ragazzi a gestire la parte emozionale e genitori più attenti a condividere il tempo coi figli.
La poesia può rappresentare una strada per acquisire consapevolezza, ma se chiedessi a mio padre della poesia, lui mi direbbe della sua inutilità. In un’epoca in cui tutto sembra avere una funzione utilitaristica, coltivare un’arte (che sia poesia, musica, teatro, giardinaggio, restauro, …) consente di nutrire la parte creativa, quella più sensibile alle emozioni e ai sentimenti. Il risultato di una maggiore empatia e solidarietà non potrebbe che rendere le relazioni umane più sane. Ma sia chiaro che praticare un’arte non ci rende automaticamente persone migliori. Si può strumentalizzare l’arte per diventare qualcuno o, invece, come è auspicabile, lasciare che sia l’arte a definire e contaminare l’uomo.
