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Frontiera e viaggi verso l’altrove nel Libro dell’ansia

di Rosanna Frattaruolo

Frontiera e viaggi verso l’altrove nel Libro dell’ansia

Nel Libro dell’ansia (Book Editore, 2024) Alberto Bertoni coniuga la sua scrittura poetica – Ricordi di Alzheimer (quarta e ultima edizione) – a un’opera di traduzione del poema di Auden – L’epoca dell’ansia in una Libera versione e adattamento dell’«ecloga barocca» The Age of Anxiety. A Baroque Eclogue di Wystan H. Auden.
Nel volume, l’ansia è la forza propulsiva e impulsiva che spinge l’uomo a sperimentare il viaggio verso l’altrove. In Ricordi di Alzheimer, l’autore attua tale transizione attraverso la poesia, recuperando una dimensione spirituale, metafisica e di contatto col padre deceduto: «La poesia ha per me una funzione di percezione molto alta e molto altra […] mi porta nella dimensione metafisica. Io credo che ogni vera poesia sia anche un piccolo trasferimento, una piccola trasformazione da ciò che è molto fisico, concreto, quasi cronistico, ad una dimensione metafisica che sta al di là di ciò che si vede, come diceva Montale». (1) Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Rosanna Frattaruolo

Qual è lo stato dell’arte?
L’arte è un’ameba in continuo mutamento, anche quando abbiamo la percezione di un’involuzione.
Oggi pare che qualunque cosa possa essere tradotta in arte (anche una provocazione, vedi Cattelan).
Si sperimenta utilizzando tecniche nuove e nuovi materiali e concetti.
La sensazione però è che la creatività sia soggiogata dagli interessi finanziari e dunque la domanda legittima da porsi è se sia l’opera d’arte a creare il mercato oppure sia il mercato a definirla.
Mi piace pensare che oltre alle opere battute all’asta per milioni di dollari, vi sia un luogo più sobrio fatto di artigianato, di cura del dettaglio, di ricerca e innovazione a cui andrebbe dato più spazio e nel quale forse si conserva intatta la vocazione degli artisti. Continua a leggere

La parola ai poeti. Rosanna Frattaruolo

Avevo lasciato la poesia sui banchi di scuola alle superiori; laureata in Economia, mi sono  trasferita in Romagna nel 2002. Sul treno da Conselice a Lugo di Romagna, che toccava tante  piccole stazioni, ho scritto la mia prima poesia. Quel giorno, come ogni giorno, le immagini  al finestrino si rincorrevano annientandosi una per una davanti ai miei occhi: addosso una  fragilità, un senso di precarietà della vita che non poteva perdersi come quelle immagini che svanivano alle mie spalle. Rendere indelebile il disagio provato, dopo aver maturato una  sorta di consapevolezza del presente che passa e non torna, è stata un’urgenza. E nella mia  testa, prima che sul foglio, ho cominciato a comporre una poesia. Ancora oggi mi chiedo  come la poesia sia accaduta, non avendo in quel periodo alcuna frequentazione poetica o  suggestioni poetiche a cui attingere. 

Avrei potuto adottare come modalità espressiva il racconto, la prosa, il diario; invece ho  sentito l’urgenza di scrivere in versi quel senso di precarietà della vita, quella fragilità che  sentivo entrarmi dentro. Ed ecco, la poesia accade e interviene a farmi dire quel che in altro  modo non potrei dire. O in poesia, dunque, o niente

La stessa urgenza che, credo, abbia sentito Peter Handke nell’utilizzare un codice poetico  per esprimere un concetto di durata che in altro modo non poteva essere espresso. Il suo  “Canto alla durata” nella traduzione di Hans Kitzmüller così comincia: “È da tanto che voglio  scrivere qualcosa sulla durata / non un saggio, non un testo teatrale, non una storia – la durata  induce alla poesia […]”.  Continua a leggere